Intervista a Philip K. Dick

Ogni anno, sono in molti a parlarne: il 2 marzo 1982 moriva Philip K. Dick, oggi mostro sacro della letteratura fantascientifica.

I suoi romanzi hanno mostrato un modo “altro” di intendere e vivere la fantascienza, partendo da un’indagine filosofica e non scientifica dei “mondi futuri immaginati”.

Non stiamo qui a ripercorrere vita e opere, di certo lo faranno in tanti e molto più accuratamente.

Noi abbiamo fatto di meglio.

In occasione del trentesimo anniversario dalla sua morte, avvenuta il 2 marzo 1982 a Santa Ana in California, siamo riusciti a incontrare Philip K. Dick e a sottoporgli il nostro format di sei domande, alle quali lo scrittore ha gentilmente risposto.

Studio83: Iniziamo con una domanda scontatissima. Philip, lei è morto da trent’anni: cosa si prova a trovarsi nella sua condizione?

Philip K. Dick: Io sono vivo. Voi siete tutti morti.

S83: Quando era in vita ha faticato molto per farsi conoscere e apprezzare, ma oggi è un autore di culto, amato profondamente da tantissimi lettori e scrittori di fantascienza. Si sente orgoglioso di quello che ha realizzato?

PKD:  Dei sette vizi capitali, l’orgoglio è il peggiore. È la rappresentazione della relazione soggettiva che una persona intrattiene con se stessa. È narcisismo portato all’estremo.

S83: Lo prendiamo per un sì.  Parliamo ora di fantascienza, della sua fantascienza. Ai suoi tempi questo genere letterario non era neppure considerato tale, e anche lei ha ammesso che, almeno all’inizio della carriera, avrebbe voluto sfondare come autore mainstream. Alcuni dei suoi romanzi rispecchiano le richieste del mercato dell’epoca o è sempre riuscito a metterci del proprio? Ci sono opere che rimpiange di aver scritto?

PKD: Dovunque tu vada, ti sarà richiesto di fare cose che ritieni sbagliate. È una condizione costante della vita quella di essere costretti a violare la propria identità. Una volta o l’altra, ogni creatura vivente si trova costretta ad agire così. È l’ultima ombra, la disfatta della creazione. Questa è una maledizione che alimenta tutta la vita. Dappertutto nell’universo.

S83: Un tema che ha affrontato spesso è quello della realtà: cosa è reale, cosa percepiamo come tale, e cosa percepiamo come tale perché così ci viene mostrato. Il mondo e la tecnologia si sono evoluti da allora: pensa che le nuove tecnologie irrotte nella società abbiano modificato il rapporto con la realtà, o abbiano cristallizzato la sua rappresentazione fasulla (per esempio da parte del potere)?

PKD: In questa vita ci mostrano soltanto i trailer. Quando si vive dentro, al sicuro, e si guarda fuori, e il muro è percorso da corrente elettrica e le guardie sono armate, perché mai si dovrebbe pensare alle sofferenze altrui? Quando un certo errore comincia a essere commesso da un bel po’ di persone, allora diviene un errore sociale, uno stile di vita. E in questo particolare stile di vita il motto è: “Sii felice oggi perché domani morirai”; ma s’incomincia a morire ben presto e la felicità è solo un ricordo.

S83: Tiriamo un po’ le somme di tanti anni di carriera e di tanti romanzi scritti. Crede che ci sia un discorso conclusivo, comprensivo di tutte le singole parti, che voleva comunicare al mondo con le sue opere? Cosa si nasconde davvero dietro quello che ha scritto?

PKD: Ognuno ha dei… segreti tecnici. Lei ha i suoi, io ho i miei. Lei deve leggere i miei libri e accettarli per il loro valore nominale, così come io accetto ciò che vedo. Senza chiederle se quello che c’è sotto è autentico, o se è fatto di cavi, stecche e imbottitura di gommapiuma. Non è forse questa la fiducia nella natura delle persone e in ciò che si vede in generale?

S83: Abbiamo iniziato con una domanda scontata, facciamo lo stesso in chiusura. Lei è morto. Cosa può o vuole dirci a proposito dell’esistenza di un qualunque Ubik… a proposito del divino?

PKD: Volevo solo dirti una cosa. Due, al massimo. Primo, che lui, sai di chi parlo, esiste davvero, c’è davvero. Anche se non come l’abbiamo pensato e ne abbiamo fatto esperienza finora… o come riusciremo mai a farlo. E secondo… non può aiutarci più di tanto. Forse un po’. Ma se ne sta a mani vuote; capisce, vuole aiutare. Ci prova, ma… non è così semplice, tutto lì. Non mi chiedere perché. Forse non lo sa nemmeno lui. Forse è perplesso anche lui. Persino dopo tutto il tempo che ha avuto per pensarci su.

 (Philip K. Dick e io a Santa Ana)

Ringraziamo Philip K. Dick per il tempo che ci ha concesso, augurandogli che, al più presto, giunga una Fase Hobart per riportarlo a camminare tra noi.

Un saluto!

cropped-dodocon-banner3.jpgIntervista apparsa originariamete sul blog di Studio83: Intervista a Philip K. Dick

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L’androide Abramo Lincoln

Pubblicato in versione integrale nel 1972, “We can build you” è un romanzo di Dick atipico nella forma (è narrato in prima persona dal protagonista, scelta che l’autore adottò raramente, preferendo la sua nota narrazione corale), che affronta invece uno dei temi più cari allo scrittore: la differenza tra essere umano e artificiale, o meglio la ricerca della discriminante tra le due entità, in questo caso incarnate dall’androide del titolo (Abramo Lincoln) e la donna amata dal protagonista, la diciottenne schizofrenica Pris.

L’androide Philip K. Dick. Non so se avrebbe gradito, onestamente.

A volte sembra difficile parlare di un romanzo di Dick senza fare riferimento alle sue vicende personali, o senza vedere, tra le righe, la rielaborazione del momento che l’autore stava vivendo.

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Crazy Friend – Io e Philip K. Dick

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“Crazy Friend” è un saggio scorrevole e divertente che raccoglie alcune prefazioni e articoli di Lethem dedicati alla figura di Philip K. Dick.
Su Dick si è scritto molto, specialmente negli ultimi anni, quando la riscoperta dei suoi romanzi si è unita a quella del genere sci-fi, con i suoi eterni cicli di gloria e oblio. Ma più che della letteratura di Dick, “Crazy Friend” è una retrospettiva di un rapporto ideale e letterario, del dialogo silenzioso dello scrittore Jonathan con il maestro Philip, e di una formazione alla fantascienza (e perché no, alla vita) attraverso la lettura di classici dickiani.

Lethem racconta della sua scoperta di Dick, della lettura vorace, del sogno post adolescenziale di conoscerlo, rotto bruscamente  dalla morte dello scrittore californiano. Abbiamo davanti, quindi, degli scritti autobiografici e di formazione, dove la letteratura si mischia alla realtà, la memoria ai progetti futuri, la critica letteraria (ottima e onesta) agli aneddoti (anche quelli gustosi, non dimentichiamo che Dick è amato da un sacco di gente strana).

Quale scrittore non porta nel cuore un maestro ideale? Chi di noi non ha un libro, una frase, più spesso un autore, dal quale è stato ossessionato? Chi non ha mai scritto un racconto al solo scopo di imitare un grande, per copiarne il tema, lo stile, per sognare nell’arco di una riga di essere come lui?
In “Crazy Friend” Lethem ci racconta la sua ossessione, e rilegge Dick come critico ma anche come fan, ammettendo candidamente di volersi sentire un suo figlio letterario, il suo ideale prosecutore.

Se il testo ha un punto debole, sono forse i racconti finali di Lethem ispirati ai temi dickiani, che a mio avviso sono piuttosto scarsi, specie se paragonati alla splendida prosa della prima parte. Tuttavia, sono tentativi coerenti con quanto Lethem ci racconta, ed esprimono a modo loro la tensione ideale dell’allievo verso il maestro.

“Crazy Friend” è quindi un saggio che può interessare ai lettori di Dick, ma anche agli scrittori in generale, perché racconta di una formazione letteraria, di un autore scopertosi tale grazie a un altro autore. È un paradigma, ed è anche un racconto simpatico e avvincente.

Un’ultima nota: “Crazy Friend” è edito da Minimum Fax, editore che è una garanzia. Ed è uscito in cartaceo dopo la versione in ebook, resa acquistabile sul sito dell’editore un giorno prima l’uscita del volume.  E tanto per confermare l’ottimo lavoro di Minimum Fax, ecco qui lo speciale su Lethem con interventi  inediti molto interessanti (tra cui una conversazione con Dave Eggers). Buona lettura!

 

[In origine sul sito di Studio 83:  Crazy Friend – Io e Philip K. Dick]