La fantascienza delle donne a Stranimondi2017 – Donne al (tele)comando & more

Il 14 e 15 ottobre 2017 a Milano si è tenuta Stranimondi – convention del libro fantastico, che ha visto la sua terza edizione e che in soli tre anni di vita si è imposta come un appuntamento importante per il fantastico e soprattutto per la fantascienza italiana.

In una cornice abbastanza raccolta, si trova un’offerta culturale ampia e profonda per lettori e appassionati. E gli adetti ai lavori (editori e autori in primis) possono ritrovarsi e rendersi conto dello stato di salute della fantascienza italiana: delle urgenze, dei temi “caldi”, dei problemi che ci sono e che vanno sollevati, delle novità assolute, degli anche no da riconsiderare, e così via.

Uno dei temi presidiati quasi da subito a Stranimondi è stato quello della fantascienza delle donne. Nel settore storicamente maschilista della letteratura fantascientifca, Stranimondi ha affrontato in vari modi la questione relativa a questa etichetta, varia e forse anche sommaria.

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Antologie al femminile: è discriminazione?

Ogni tanto esce qualche nuova antologia. Ogni tanto (più raramente) esce qualche nuova antologia dedicata alla fantascienza delle donne, quindi con racconti scritti esclusivamente da donne.

E ogni tanto (puntualmente) parte la critica: sole donne? Ma questa è discriminazione!

Di solito, a rivolgere questa critica sono per lo più uomini. Ma (più raramente) l’argomentazione è sollevata anche dalle donne e dagli altri cinque sessi tralfamadoriani (sono in incognito qui sulla Terra, quindi questa si tratta di una dodosupposizione per la parità di percentuale).

Dragon Pride by Kaenith – SERIE

Ecco quindi un dodovademecum, ovvero una serie di considerazioni utili a mettere la questione in una prospettiva più ampia. Per aiutare la discussione e facilitare chi non ha ben chiaro cosa sia una discriminazione: il che non è una colpa, ma una ignoranza anche provvidenziale (non sei mai stat* discriminat* e non hai mai assistito a una discriminazione di genere? Evviva, beat* te!) che può essere colmata grazie a una riflessione aperta e onesta.

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