Corpo cammina con me – Incontro alla Libreria “Il Covo della ladra” per #tempodidonne

[A cura di Giulia Abbate]

Questa mattina sono stata a una presentazione interessante: “Corpo cammina con me – Manipolazioni, trasmutazioni e fantascienze”, con Nicoletta Vallorani, Caterina Mortillaro e Alberto Grandi, condotto da Mariana Marenghi, presso la libreria di quest’ultima: il “Covo della Ladra di libri”, un luogo relativamente nuovo, ma già conosciuto e direi ormai imprescindibile per chi ami leggere e conversare di letture qui a Milano.

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La fantascienza delle donne a Stranimondi2017 – Donne al (tele)comando & more

Il 14 e 15 ottobre 2017 a Milano si è tenuta Stranimondi – convention del libro fantastico, che ha visto la sua terza edizione e che in soli tre anni di vita si è imposta come un appuntamento importante per il fantastico e soprattutto per la fantascienza italiana.

In una cornice abbastanza raccolta, si trova un’offerta culturale ampia e profonda per lettori e appassionati. E gli adetti ai lavori (editori e autori in primis) possono ritrovarsi e rendersi conto dello stato di salute della fantascienza italiana: delle urgenze, dei temi “caldi”, dei problemi che ci sono e che vanno sollevati, delle novità assolute, degli anche no da riconsiderare, e così via.

Uno dei temi presidiati quasi da subito a Stranimondi è stato quello della fantascienza delle donne. Nel settore storicamente maschilista della letteratura fantascientifca, Stranimondi ha affrontato in vari modi la questione relativa a questa etichetta, varia e forse anche sommaria.

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Festival “Oltre lo specchio” a Milano – “Worlds of Ursula K. Le Guin”, panel con Giulia Abbate

Abbiamo già segnalato la prossima partenza di “Oltre lo specchio – Festival dell’immaginario fantastico e di fantascienza”, dal 5 al 12 giugno 2019 a Milano.In quei giorni ci saranno una serie di proiezioni, incontri ed eventi in diversi cinema milanesi, tutti dedicati al fantastico, alla fantascienza e a quel che ci passa nel mezzo. [Leggi anche: Oltre lo specchio, un festival di cinema e fantascienza a Milano]

Ci sarà anche una metà del dodo: Giulia Abbate parteciperà alla proiezione del (meraviglioso!) documentario dedicato a Ursula Le Guin “Worlds of Ursula K. Le Guin”, che sarà presentato in anteprima proprio da Oltre lo Specchio.

Worlds of Ursula K. Le Guin Official Trailer from Arwen Curry on Vimeo.

“Worlds of Ursula K. Le Guin” verrà proiettato presso il MIC – Museo interattivo del cinema il giorno 2 giugno 2019 alle ore 19:00. Il documentario è in versione originale con sottotitoli in italiano e dura 68 minuti.
L’ingresso è libero!
A seguire, ci sarà una discussione sul documentario intitolata “Fantascienza femminile singolare“, nella quale parleremo insieme di Ursula Le Guin e di altre autrici significative, coinvolgendo ovviamente il pubblico in un dibattito.

Il panel sarà coordinato da Mariana Marenghi, libraia del bellissimo “Covo della Ladra” che in pochissimo tempo si è imposto come un punto di riferimento per appassionat* milanesi, grazie ai tanti incontri e iniziative di qualità. Parteciperanno Franci Conforti, scrittrice milanese Premio Odissea e finalista Urania, Elisabetta Di Minico, studiosa e autrice del saggio “Il futuro in bilico” dedicato alla distopia, e Giulia Abbate, scrittrice, editor e dodo che vi scrive.

 

Leggi QUI il calendario e i dettagli degli eventi

@ MIC – Museo Interattivo del Cinema, viale Fulvio Testi 121, Milano
Sabato 8 giugno 2019 dalle ore 19:00
Documentario: “Worlds of Ursula K. Le Guin” di Arwen Curry (68′, sott. ita)
Panel: “Fantascienza, singolare femminile”
Con Mariana Marenghi, Franci Conforti, Elisabetta Di Minico, Giulia Abbate
Ingresso libero

Vi aspettiamo per una serata oltre lo specchio, nei mondi di Ursula!

Festival Oltre lo Specchio: le proiezioni
Festival Oltre lo Specchio: gli eventi collaterali

“Next-Stream. Visioni di realtà contigue”, Kipple – Prefazione di Giulia Abbate

“Next-Stream. Visioni di realtà contigue” è una raccolta di racconti di autori e autrici italian* che si sono misurati con la fantasia per costruire storie avvincenti, che possano arrivare anche a chi normalmente non legge fantastico e fantascienza.

L’antologia è stata curata dall’editore Kipple e plurivincitore di premi letterari vari, Lukha B. Kremo, e da Giulia Abbate, vostra umile mezza dodo.

Contiene racconti di Alessandra Cristallini, Andrea Pomes, Domenico Mastrapasqua, Francesca Fichera, Franci Conforti, Giovanni de Matteo, Irene Drago, Laura Silvestri, Linda De Santi, Marco Milani, Matt Briar, Sandro Battisti, Stefano Trucco, Valeria Barbera. Con l’introduzione di Kremo e la copertina di Ksenja Laginja, contributi che valgono come due racconti in più.

Ecco qui di seguito la prefazione di Giulia Abbate: riassume un po’ il senso del lavoro fatto insieme, e il bello che c’è dentro questa Next-Stream!

A volte capita all’improvviso. Altre volte è il risultato di una sequenza di avvenimenti e relazioni, un percorso impercettibile che si rivela solo al compimento, e che dopo assume i crismi della necessità.

Capita di trovarsi all’improvviso in mezzo a una rivelazione. Di risvegliarsi in territori sconosciuti e chiedersi che tipo di bussola usare, e dove trovarla.
Capita a molti personaggi nei racconti di questa raccolta: vivono passaggi, irruzioni, epifanie; oppure arrivano alla realtà contigua passo dopo passo, dopo percorsi oscuri, ma intrinsecamente inevitabili.

È capitato anche a me, quando Kremo mi ha chiesto di curare insieme a lui il progetto connettivista della nuova Next Stream.

– Io non sono connettivista – ho risposto.
– Allora sei perfetta – ha detto lui.  – Ho bisogno di mainstream.
– Giusto cielo. Anche io! Dove lo trovo, dove?
– Ok, senti questa allora. Ho bisogno di autrici fantastiche.
– Quelle le trovo. Andata!

La questione femminile è un’altra delle rivelazioni che ti trovi addosso quando inizi a scrivere e a lavorare nell’editoria. Sembra che le femmine scarseggino, in questo aureo mondo. Basta aprire un indice qualsiasi, di un’antologia qualsiasi, per imbattersi in questa penuria di genere.

Era il 2017 quando Pat Cadigan ha affrontato la questione, durante un suo panel tenutosi alla convention del libro fantastico Stranimondi. Io c’ero e l’ho sentita. Ed ecco: un altro passaggio improvviso, un altro colpo rivelatore.

«Non puoi sempre pretendere e ottenere una esatta parità di genere nelle antologie. Io stessa non sono riuscita a essere sempre in un’antologia, perché avevo… avevo mia madre, da curare!
Sono consapevole del fatto che probabilmente si rivolge la call a più donne di quel che poi risulti, perché loro poi non possono esserci. Perché magari sono madri e devono prendersi cura dei loro figli, o hanno la responsabilità della cura dei loro genitori anziani…
Per questi motivi, da parte mia non sono severa, non voglio esattamente il cinquanta per cento di donne e uomini. A volte è semplicemente chiedere troppo.»

A volte è chiedere troppo.

È chiedere troppo che un’antologia possa appianare una discriminazione presente ben prima della selezione editoriale, che determina vite e mentalità, e di conseguenza appare anche negli indici dei libri.
È chiedere troppo che una donna possa dedicare alla scrittura la stessa cura che può infondervi un uomo, a parità di lavoro e di famiglia ma non sempre di tempo davvero libero.
Inoltre, è chiedere troppo che una donna lavori per un’antologia perché è una donna: perché poi allora non ti lamentare che non ci sono abbastanza donne. Magari il tema della raccolta non le interessa, la consegna non è nelle sue corde autoriali, e così via. Le occasioni sono poche, non per questo sono obbligatorie. È ingiusto che anche in questo campo il semplice no sia una risposta che scatena rappresaglie.
Dovrebbero esserci più occasioni per tutt*, e la libertà di prenderle o meno. Punto e basta.

E dovrebbero esserci tutt* coloro che lo vogliono: perché lo vogliono e perché a parità di qualità non ci siano altre disparità che alla radice impediscano di provarci.
Il mio ideale non è il cinquanta per cento di donne e il cinquanta per cento di uomini, tant’è che in questa antologia non va così.
Qui ci sono più donne che uomini. Mi spiace.
Il mio ideale è che appaiano e si trovino in giro più di due generi, tanti generi, diversi, complessi e assolutamente dichiarati e riconoscibili. C’è un concetto che viene spesso ripreso, quando si parla “solo” di uomini e donne e di cosiddette quote rosa: «In un mondo ideale e libero da pregiudizi il genere non si dovrebbe nemmeno notare!» Non è vero, è un sillogismo da tastiera che nega la complessità del mondo: il genere sarà sempre importante, sarà sempre tematizzato e problematizzato, perché saremo sempre noi e ciò che riteniamo davvero importante di noi, per noi. Solo, non dovrà essere giudicato nel suo valore, non dovrà essere soppresso, negato, insultato, ignorato o negletto.
Ci dovranno essere sempre più racconti e libri di persone di tutti i generi possibili. In modo che, da qualche parte, altre persone notino la loro esistenza e si dicano: «allora esisto anche io. Allora posso anche io.» E in modo che altre persone non li notino: magari lo facciano dopo essersi gustati la bellezza di una prosa… lo vedo capitare spesso, alcuni lettori ammettono la loro sorpresa nello scoprire che una certa cosa che hanno letto e gradito è stata scritta da una donna. Un’altra rivelazione, una destabilizzazione, un mondo contiguo nel quale muoversi a piccoli passi cercando nuove bussole.
E torniamo qui: a ciò che mettono in scena tanti racconti di questa raccolta.

Il bello è che noi non avevamo dato indicazioni di merito, tuttavia ci sono arrivate storie incredibilmente affini, adiacenti e correlate, richiamantesi con sincronicità affascinanti.
La realtà contigua è un altrove che è già qui: e l’irruzione del non familiare in un contesto già spiazzante, nel quale i personaggi si muovono attingendo a competenze misteriose, istintive, seguendo pulsioni di vita, confidando nella possibilità di cogliere qualcosa di vero ovunque si trovino a vagare.
Alcuni racconti mettono in scena da subito dei mondi iperreali, fantasmagorici e spalancati nei quali cadiamo senza appigli: Conforti e Fichera usano leggi del reale, la matematica, la musica, per darci delle esplosioni cenestetiche, intense e divertentissime, a loro modo struggenti. I personaggi di De Matteo, Trucco, Battisti, Bryar viaggiano in mondi alterati, forse spostati, nei quali le sensazioni di estraneità e familiarità sono altrettanto forti e le storie sono permeate di significati vicini, troppo vicini, non solo contigui: a vista. Barbera crea rivoli di possibilità, accende e spegne, entra ed esce da scenari paralleli che si autoescludono eppure esistono insieme. Drago dà una precisa collocazione alla sua ambientazione contigua, ma poi ne cambia la cornice, ed ecco che cambia anche il senso.

Un’altra linea narrativa comune è proprio il cambiamento: la mutazione non indolore dei personaggi. De Santi e Silvestri configurano modifiche fisiche strumentali, che poi diventano strutturali: incidono sulle biografie, alterano le sostanze. Mastrapasqua confonde e replica il suo stesso protagonista che non vuole, non può mutare, per non dissolversi. Cristallini e Pomes, con le loro flash novel sparpagliate nell’antologia a separare e riunire gli altri racconti, inseguono pezzo dopo pezzo un cambiamento che forse sarebbe stato meglio evitare.

L’ultimo racconto, quello di Laginja, è in copertina. Anche una sola frase di commento è superflua da parte mia, pensala tu, trova quel che ti serve. Io ci intravedo una luna, è impossibile, eppure eccola lì. Mi fa davvero felice.
E così il lavoro fatto per Next Stream. Non me lo aspettavo, non lo credevo possibile, e invece. A volte un invece capita all’improvviso, altre volte lo si costruisce… altre volte ancora, qualcosa da fuori chiede di agire per farti cambiare, e tu scopri che, giusto cielo, è giusto assecondare quel qualcosa.

Qui dentro ci sono un po’ tutte queste modalità, e anche di più, in storie avvincenti ed emozionanti. Spero che piacciano anche a te che leggi, spero che ti facciano felice, spero che ti accompagnino nelle loro realtà contigue e che ti diano lo slancio per vedere, creare, aprire le tue.

Buone visioni!

Mary Shelley – Un amore immortale – Recensione

Lo scorso marzo, “Frankenstein, o il moderno Prometeo” ha compiuto duecento anni. Ne abbiamo parlato anche noi, più o meno in ogni dove, scegliendolo come classico del mese sul blog di Studio83 e ripercorrendo su Andromeda – Rivista di Fantascienza la storia dell’autrice Mary Shelley.

Adesso la regista saudita Haifaa al-Mansour, già premiata per “La bicicletta verde”, porta la storia della scrittrice sul grande schermo, firmandone la sceneggiatura insieme a Emma Jensen. E di materiale da portare ce n’era tanto, considerando che Mary Shelley diede vita a un intero genere letterario, che fu una donna di ideali e vedute avanzatissime per l’epoca, contraria all’istituzione del matrimonio, sostenitrice del libero amore e fortemente femminista (figlia, non a caso, della madre del femminismo liberale Mary Wollstonecraft).
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