Scrivere fantascienza bene oggi: il manuale di scrittura!

Giovedì 28 febbraio 2019 esce in libreria il “Manuale di scrittura di fantascienza” scritto da Franco Ricciardiello e da me, Giulia Abbate, per Odoya editore.

Si tratta di un saggio sia teorico che pratico, per dare ad aspiranti autori e autrici di fantascienza delle coordinate valide e metterli in condizione di capire e scrivere fantascienza con cognizione di causa, magari divertendosi anche.
Ci sono schede su libri importanti, consigli di lettura, c’è un metodo pratico per scrivere e ci sono tanti consigli di scrittura creativa applicati specificatamente al genere.

Abbiamo scritto questo manuale perché ci siamo trovati d’accordo sull’idea di unire la mentalità della scrittura creativa e professionale con il genere della fantascienza, cosa che facciamo da molto con incontri, post e conferenze e che abbiamo sintetizzato in questo manuale.
[Leggi ad esempio: DIDATTICA DELLA FANTASCIENZA]

Inoltre, abbiamo sentito il bisogno di riflettere sulla fantascienza qui e ora: in Italia ci sono tantissimi esperti e studi di alto livello, che riguardano più spesso la fantascienza storica e del passato e considerano poco i contemporanei.
Quindi abbiamo cercato di colmare questa lacuna, inserendo nel manuale tante citazioni da titoli contemporanei e italiani, e soprattutto discorsi attuali e necessari come la diversità, il queer, il femminismo, la commistione dei generi, le nuove correnti SF. Non prima di aver fornito una definizione di fantascienza basata sul canone, ma con una chiave interpretativa originale. 

Ecco a voi una parte dell’introduzione del manuale, e più avanti l’indice, per dare un’idea dei contenuti che troverete. Buona lettura!

cover

 

Introduzione – Scrivere fantascienza

I firmly believe that science fiction, far from being and unimportant minor offshoot, in fact represents the main literary tradition of the 20th century.

Sono fermamente convinto che la fantascienza, lungi dall’essere un trascurabile ramo minore, rappresenti di fatto la principale tradizione letteraria del Ventesimo secolo.

J.G. Ballard, Introduzione all’edizione francese di Crash (1973)

Scrivere fantascienza è un’attività che arricchirà sicuramente il tuo percorso di autore e autrice: una sfida intensa e divertente. Ti impegnerà molto, lasciandoti in cambio una “cassetta degli attrezzi” più ricca, funzionale e soprattutto efficace, che potrai utilizzare per qualsiasi altro genere letterario al quale sceglierai di dedicarti successivamente.

Parliamo per diretta esperienza personale.

Io, Franco Ricciardiello, ho iniziato a scrivere fantascienza da adolescente, quando una ragazza suggerì al mio migliore amico, perdutamente appassionato come me, di provare a scrivere qualcosa da inviare a Urania; io, che già coltivavo il segreto desiderio di imitare gli autori che mi facevano sognare, mi dissi “e perché lui sì e io no”? Da quel giorno cominciai a scrivere raccontini per inviarli non solo alla redazione di Urania, battaglia perduta in partenza, ma anche a Galassia, all’Editrice Nord e alle fanzine che stavano per vivere la loro seconda, grande stagione. Per arrivare davvero a pubblicare su Urania sarebbero poi occorsi venti anni…

Io, Giulia Abbate, ho iniziato a scrivere fantascienza quasi per gioco, in una sfida virtuosa con Elena Di Fazio, la mia socia (tuttora) molto più ferrata di me in questo complesso genere letterario. Man mano che scrivevo e che pubblicavo racconti, mi sono accorta che il metodo di creazione e scrittura dei miei mondi “fantascientifici” mi ha arricchita di elementi preziosi: l’abilità di cogliere le implicazioni di aspetti generali della vita sui quali sceglievo di concentrarmi, ad esempio; la capacità di reggere la difficile domanda “e se?” per la durata di un’intera narrazione; e l’attitudine a farmi domande, tante domande, attitudine che ho portato con me non solo nelle altre scritture, ma nella vita di tutti i giorni, che ne è risultata decisamente più ricca, piena di sfumature che prima ero incapace di cogliere.

Per tutte queste ragioni, abbiamo pensato di aprire l’introduzione di questo manuale con un perché: perché scrivere fantascienza?

La nostra risposta è semplice: la fantascienza è forse il genere più difficile da scrivere. Impara a farlo in modo efficace e ogni altro genere, ogni stile, tutto ciò che vorrai scrivere in seguito ti sembrerà molto più facile e rilassante.

Non spaventarti: la fantascienza è anche molto divertente, e ti permetterà di affrontare questioni capitali dell’esistenza in modo anticonvenzionale, giocoso, rischioso, bizzarro, spensierato, eversivo, assolutamente pazzo, o quello che vorrai. Permette margini di libertà che sta a te ridefinire. La fantascienza è uno sguardo obliquo, un occhio alieno che autori e autrici sviluppano naturalmente dopo una serie di buone letture e un ragionevole periodo di apprendimento e pratica.

Abbiamo scritto questo manuale pensando proprio a questo. Vorremmo metterti in condizione di:

  • capire questo genere letterario;
  • imparare la scrittura di fantascienza nelle sue specificità;
  • invogliarti a leggere i romanzi più belli (in assoluto, non solo “più belli tra quelli di fantascienza”!).

Ti daremo un’infarinatura teorica, ti consiglieremo letture mirate e ti proporremo strategie operative, grazie alle quali potrai intraprendere un percorso autonomo… e non vedrai l’ora di cominciare!

Fantascienza: cos’è?

La fantascienza è un genere letterario nato nella seconda metà del Diciannovesimo secolo e sviluppatosi poi nel Ventesimo. Oggi, già quasi nel terzo decennio del secolo successivo, è molto diversa dagli albori e dai suoi decantati fasti novecenteschi; e ci troviamo da molti anni con un problema di definizione che crea discussioni, e a volte contrasti, nel mondo dei e delle fan.

La storia della fantascienza nel Ventesimo secolo porta una pesante eredità: una serie di definizioni teoriche inesatte che ormai fanno parte del senso comune. Esse contribuiscono a confondere sia i lettori, che gli autori stessi, e fanno spesso litigare i fan.

Eppure, questo destino pare scaturire dalla natura di un genere mutevole che malgrado in apparenza racconti del futuro, si fa interprete di istanze legate al presente, e quindi è intrinsecamente soggetto a una sorta di obsolescenza (solo riguardo certi aspetti, per fortuna).
Inoltre, la fantascienza è versatile: una “coperta larga” che può essere usata in molti modi. È davvero stata intesa in accezioni molto diverse, talvolta perfino opposte, e comprende testi che possono sembrare assolutamente agli antipodi.

Facciamo alcuni esempi.
Il viaggio spaziale non è necessario perché possiamo parlare di fantascienza, né da solo è sufficiente a rendere fantascientifica una narrazione. Stesso discorso per gli alieni: non necessari, né sufficienti. Il viaggio nel tempo è sufficiente perché si possa parlare di fantascienza, se se ne prendono in esame i paradossi; ma non è necessario, si può anche raccontare tutt’altro. La fantascienza non è (più) un genere positivista, e le tanto decantate premesse scientifiche dalle quali dovrebbe prendere le mosse non sono affatto necessarie (lo erano nel Diciannovesimo secolo, forse), né invero sufficienti per costituire da sole fantascienza. La speculazione filosofico-esistenziale, che negli ultimi anni sta vivendo una nuova fortuna critica e di pubblico, è necessaria perché si possa parlare di fantascienza, ma non è sufficiente

Continua…

back

Manuale di scrittura di fantascienza – SOMMARIO

 

Manuale di scrittura di fantascienza – INDICE delle schede di lettura e dei BOX

INDICE-BOX
Indice dei box e delle schede di lettura

“Manuale di scrittura di fantascienza – Passaporto per l’eternità”

Giulia Abbate e Franco Ricciardiello

Odoya Edizioni

Copertina di Mauro Cremonini

282 pagine – € 18,00 – ISBN 9788862885119

In tutte le librerie da giovedì 28 febbraio

Leggi il comunicato stampa: Scrivere fantascienza bene oggi

Annunci

Esecuzioni a distanza – Recensione

Se leggessimo solo libri di fantascienza e di meraviglie del futuro, ci perderemmo le meraviglie del presente. Vale anche per gli orrori. La guerra a distanza dei droni è un po’ di tutto questo: meraviglia, orrore, presente e futuro, talmente contemporanea da sembrare domani.

Il libricino “Esecuzioni a distanza” è un Adelphi che tratta appunto di guerra a distanza, sotto due diverse angolazioni:

  • la guerra dei cecchini o tiratori scelti, nel primo racconto;
  • la guerra dei piloti di droni nel secondo.

Trovo questo libro difficile da definire: mi ha molto colpita, ma forse non per suo merito, e lo valuto comunque in modo negativo.

Cose positive. Copertina, in primo luogo, azzeccata e foriera di riflessioni e sfumature (tragicamente assenti nel testo).
Ho apprezzato il secondo pezzo, “Predatori” (Predator è il nome dell’attuale modello di drone usato dagli USa in guerra e non): una quantità di informazioni sulle guerre dei droni, sulle implicazioni pratiche, etiche e morali vissute dai piloti, sull’organizzazione e le logistiche, che non avevo trovato altrove.

Tanti baci da Barack!
Tanti baci da Barack!

Direi che, proprio e solo grazie alle informazioni presentate, qui un fantascientista ci sguazza come un dodo nello stagno.

Però è tutto qui. Quello che manca, e che “altrove” invece ho più meno sempre trovato meglio di qui, è una qualità minima dello stile e una impostazione critica di base. Anche la traduzione scricchiola vistosamente, come nel caso del terribile “vado nella stanza di conversazione”.
Ecco.

Il difetto principale di EAS è che è scritto male e mal pensato. Lo stile, l’impostazione del discorso, la struttura, il modo in cui organizza i dati delle storie e mette insieme le cose per una resa omogenea… nulla è un gran che.

Sarò abituata forse troppo bene, da lettrice assidua di formidabili reportage di Internazionale e occasionale consultatrice di approfondimenti Limes?
Forse sì.

Non dimentichiamo però che lavoro come editor free lance e mi trovo tra le mani almeno cinque testi al mese, spesso al loro stato iniziale e bisognosi di cure come può esserlo un progetto architettonico disegnato da un dodicenne.

Questi scritti di Langewiesche non mi hanno convinta: ho fatto fatica a seguirli, non ho sempre capito chi fosse a dire cosa, né se stessi leggendo un reportage, o un testo romanzato, o un articolo predizionale, o un pezzo di “new journalism”.

Non sono riuscita a capire l’opinione, la visione di Langewiesche, o se ne ha una. Non si capisce quale sia l’ottica nella quale racconta e cosa vorrebbe suggerirci,. Tutte cose che devono essere chiare e sono indispensabili in un pezzo di attualità che voglia confrontarsi a carte scoperte con il lettore. A volte non capivo proprio dove si andava a parare: un attimo ci troviamo in un bozzetto realistico redneck americano, un attimo dopo in una biopic, poi il dilemma del cecchino, poi il generale che snocciola numeri…  In così poche pagine, è come trovarsi al volante in una zona sconosciuta seguendo il navigatore, e accorgersi poi che sta flippando anche lui.

Insomma, in sostanza consiglio la lettura di “Esecuzioni a distanza” per i dettagli che porta all’attenzione, e per qualche notizia interessante che resta impressa, dato l’argomento e la novità della cosa. Per tutto il resto, è un “anche no”.

droni-guerra
Presa da: http://www.nodalmolin.it