I mondi di Ursula K. Le Guin: cinque parole chiave / (per Andromeda – rivista di Fantascienza)

Questo post a firma Elena Di Fazio è stato pubblicato su Andromeda – Rivista di Fantascienza, per la rubrica mensile “La fantascienza delle donne” curata da noi, il dodo.
Post originale qui: I mondi di Ursula K. Le Guin: cinque parole chiave

La fantascienza delle donneLo scorso 22 gennaio è scomparsa, all’età di ottantotto anni, Ursula K. Le Guin. Un’autrice che ha lasciato, nella storia della letteratura fantascientifica, un’impronta indelebile. Che ha dato lustro e vigore alla cosiddetta “soft sci-fi”, portando l’antropologia, la sociologia, la psicologia nel genere. Che ha abbattuto le barriere letterarie spaziando tra i confini del fantastico in senso più ampio. Che ha parlato di ambientalismo, anarchia, identità di genere, influenzando autori e autrici che sarebbero venuti dopo di lei.

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La sua storia e la sua bibliografia sono ampie per trattarle in un solo articolo: andiamo quindi a ricordare Ursula K. Le Guin attraverso cinque parole chiave che ci schiudono, pur senza pretesa di esaustività, i suoi mondi.

Hopi Corn Dance“Hopi corn dance”, Tonita Peña

  1. LINGUAGGIO

Il linguaggio è una tematica importantissima nella narrativa di Le Guin: l’autrice creò vere utopie linguistiche, attraverso le quali parlò di lingua scritta e orale, percezione del mondo e dell’identità di genere, gerarchie, poesia, musica. Al suo romanzo “Sempre la valle” (Always coming home, 1986) accompagnò non solo un glossario e un dizionario dell’immaginaria lingua Kesh, ma anche un’audiocassetta che conteneva canti e poesie del popolo di cui aveva narrato.

My_World_is_not_Flat,_2011_by_M._Bagshaw“My world is not flat”, Margarete Bagshaw

  1. CALIFORNIA

E, più nello specifico, la California degli anni ’50 e ’60: un luogo di impressionante fermento artistico, culturale, rivoluzionario, che influenzò la formazione di Le Guin e le diede ampie chiavi di lettura del mondo. Frequentò la Berkeley High School insieme a Philip K. Dick (sebbene i due non si conoscessero), trascorse le sue estati in una fattoria chiamata “Kishamish” nella Napa Valley, tra colline e vigneti, ma soprattutto nel mezzo delle stimolanti frequentazioni dei suoi genitori: scrittori, poeti, scienziati, nativi americani… un contesto culturale che avrebbe caratterizzato l’identità della sua narrativa.

Flyingheadacorn“Flying head terrified of woman cooking and eating acorn”, David Cusick

  1. FEMMINISMO

Ruoli di genere, disparità sociali, maternità, patriarcato: sono temi centrali in quello che forse è il romanzo più importante di Le Guin, “La mano sinistra delle tenebre” (The left hand of darkness, 1969). Come sarebbe una società di ermafroditi, in cui i ruoli riproduttivi siano perfettamente interscambiabili? Da questa domanda parte un incredibile lavoro di world-building e una lunga riflessione sulla parità di genere, di cui la fantascienza diventa un campo d’indagine e di sperimentazione.

Blackhawk-spiritbeing“Dream or vision of himself changed to a destroyer and riding a buffalo eagle”, Black Hawk

  1. PACIFISMO

Antimilitarista e antimperialista, Ursula K. Le Guin trattò spesso questi argomenti attraverso i suoi romanzi. La sopraffazione, il valore della non-violenza e soprattutto della comunicazione sono elementi fondamentali nelle sue opere, così come la sperimentazione e l’analisi dell’utopia anarchica di un altro suo masterpiece, “I reietti dell’altro pianeta” (The dispossessed, 1974), storia di due pianeti gemelli e opposti: il feroce e capitalista Urras, l’anarchico Anarres.

At_the_Sand_Creek_Massacre,_1874-1875“The Sand Creek massacre”, Howling Wolf

  1. AMBIENTALISMO

La controcultura anni ‘60 e l’interesse di Le Guin per la storia dei nativi americani influenzarono l’etica ambientalista che emerge dai suoi romanzi, in cui guerra e imperialismo passano anche per le devastazioni ambientali. Le Guin è stata definita “ecofemminista”, laddove rimarca una cultura di prevaricazione storicamente maschile e gerarchica; e racconta di civiltà legate alla terra, in cui la parità sociale tra i generi si accompagna a profondo rispetto e simbiosi verso la natura.

“Credere che la narrativa realistica sia per definizione superiore alla narrativa dell’immaginazione è come pensare che l’imitazione sia superiore all’invenzione.”

Ursula Kroeber Le Guin, 1929-2018

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“Le Visionarie” @ Book Pride – 25 marzo 2018 – Report e commento

Domenica 25 marzo il dodo era a spasso al Book Pride, la fiera milanese dell’editoria indipendente.  Ne ho scritto un resoconto piuttosto sbilanciato sull’entusiastico, qui: Studio83 a Book Pride: ecco com’è andata!

Oggi compilo un altro resoconto, che all’entusiasmo per la validità del libro presentato unisce un po’ di sofferenza, per alcuni modi e definizioni con le quali faccio fatica a integrarmi.

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Intervista a Leggere Distopico – Leggere fantascienza oggi

Venerdì scorso abbiamo pubblicato sul blog della nostra agenzia di servizi letterari Studio83 un’intervista che abbiamo realizzato con lo staff di Leggere distopico: un gruppo di lettori molto attivi e focalizzati sul (sotto?)genere fantascientifico della distopia.

Grazie alle loro risposte molto preparate e assolutamente non banali, abbiamo ricavato praticamente un pezzo sullo stato della distopia oggi: come è letta, come viene percepita e come è interpretata dai lettori e dalle lettrici attuali.

Sulla distopia si può ragionare con diverse chiavi di lettura.

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“Frankenstein” di Mary Shelley: oggi sono 200 anni!

Esattamente l’11 marzo del 1818, uno strano libro appariva nelle vetrine delle librerie londinesi: si trattava di “Frankenstein o il moderno Prometeo”, di autore anonimo, e conquistò presto l’attenzione, i discorsi e le recensioni del tempo. Quando venne alla luce che a scriverlo era stata Mary Wollstonecraft Shelley, ventenne protagonista di scandali e fughe, e moglie del poeta Percy Bysshe Shelley, il libro divenne un vero e proprio caso letterario destinato a far parlare di sé ancora a lungo.

“Frankenstein” è il pilastro di più generi letterari e Mary Shelley una vera e propria eroina romantica. In questi giorni ne abbiamo parlato in diversi post: eccoli!

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Scritti dalla città mondo: traiettorie celesti – La fantascienza cinese in Italia – Report

Il 18 novembre 2017 sono stata una bella presentazione nell’ambito della manifestazione Milanese Bookcity: la conferenza dal titolo “Scritti dalla città mondo: traiettorie celesti – La fantascienza cinese in Italia”.

by YUE MINJUN

Conducevano il dibattito Francesco Verso, scrittore ed editore Future Fiction; Alessandra  Lavagnino, docente di Lingua e di Cultura Cinese dell’Università di Milano e Direttora dell’Istituto Confucio; il noto critico e saggista Carlo Pagetti. Era attesa anche la partecipazione di Darko Suvin, critico assurto ormai a guru, ma per problemi di salute non è potuto essere presente.

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Antologie al femminile: è discriminazione?

Ogni tanto esce qualche nuova antologia. Ogni tanto (più raramente) esce qualche nuova antologia dedicata alla fantascienza delle donne, quindi con racconti scritti esclusivamente da donne.

Negli ultimi anni in Italia iniziano a esserci timidi tentativi, con antologie deliberatamente tutte al femminile: come “Rosa Sangue” (a cura di Donato Altomare, Altrimedia, 2016), che comprendeva anche racconti di fantascienza; nello stesso anno Gian Filippo Pizzo ha presentato “Oltre Venere” (La Ponga). A fine 2017, invece, è stato il momento di Delos Digital, che ha presentato “Materia Oscura”, a cura di Emanuela Valentini.

L’invasione delle fantascientiste – di Mariasilvia Iovine, PULP

E ogni tanto (puntualmente) parte la critica: sole donne? Ma questa è discriminazione!

Di solito, a rivolgere questa critica sono per lo più uomini. Ma (più raramente) l’argomentazione è sollevata anche dalle donne e dagli altri cinque sessi tralfamadoriani (sono in incognito qui sulla Terra, quindi questa si tratta di una dodosupposizione per la parità di percentuale).

Dragon Pride by Kaenith – SERIE

Ecco quindi un dodovademecum, ovvero una serie di considerazioni utili a mettere la questione in una prospettiva più ampia. Per aiutare la discussione e facilitare chi non ha ben chiaro cosa sia una discriminazione: il che non è una colpa, ma una ignoranza anche provvidenziale (non sei mai stat* discriminat* e non hai mai assistito a una discriminazione di genere? Evviva, beat* te!) che può essere colmata grazie a una riflessione aperta e onesta.

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Margaret Atwood allo IULM di Milano – Ecco com’è andata!

Mercoledì 6 dicembre Milano ha accolto Margaret Atwood, autrice di fama internazionale, per conferirle il prestigioso premio Raymond Chandler alla carriera e accoglierla nella convention Noir in Festival.

La scrittrice ha ricevuto il premio alle 18:00 presso la Fondazione Feltrinelli dove è stata introdotta dalla scrittrice e intellettuale Chiara Valerio.

Ma… poche ore prima, alle 12:00, Atwood è stata ospite all’Università delle Lingue e Scienze della Comunicazione, ovvero lo IULM, per un incontro con il pubblico presentato da Antonio Scurati, tradotto da Giovanna Sommerman e nel quale è intervenuta Nicoletta Vallorani.

Il dodo era lì!

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Evitandomi la ressa feltrinelliana, sono andata ad ascoltare la lectio nella “Sala dei 146”, dove il tutto esaurito tra le poltroncine non mi ha impedito di trovare un ottimo punto di osservazione su un confortevole scalino a pochi metri dal consesso dei relatori (provocandomi anche una piccola fitta di nostalgia verso la mia vita universitaria, ormai persa nelle nebbie del tempo.)

Parto con il report!

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