“Donne e fantastico” di Giuliana Misserville / Recensione

Repostiamo da La Bottega del Barbieri questa recensione che è valsa il PREMIO ITALIA 2021 per miglior articolo su rivista amatoriale. Grazie a Daniele Barbieri per averlo incoraggiato e ospitato, grazie a chi lo ha votato e grazie a chi leggerà il saggio stesso, un testo interessante e importante per capire meglio la letteratura fantastica di questo paese.

«Donne e fantastico» è un saggio dall’alto peso specifico e dalla lettura leggera: accoppiata molto rara, che dà il vantaggio di un apprendimento semplice e piacevole, o, rovesciando i termini senza che il risultato cambi, di una bella esperienza di lettura che dona insieme molti e importanti contenuti.

Potrei fare un riassunto dei temi del saggio semplicemente accostando varie citazioni dal testo: Misserville scrive in modo chiaro ed efficace, e dichiara con semplicità gli scopi della sua ricerca.

La tesi di questo libro è che il fantastico in Italia stia emergendo dai confini della narrativa di genere e che questa rinnovata vitalità e forza sia dovuta soprattutto a un gruppo di scrittrici che, sul passaggio del millennio, ha ritenuto più efficace adottare modalità di racconto che prescindessero dai dettami del realismo.

Le autrici esaminate sotto questa lente sono Chiara Palazzolo, Nicoletta Vallorani, Nadia Tarantini, Viola di Grado, Laura Pugno e Loredana Lipperini/Lara Manni.

Ognuna di loro ha “scelto un genere” o, sempre invertendo i termini, ha ibridato la sua narrativa a vocazione mainstream con stilemi, strutture e figure appartenenti alla letteratura di genere.

Così Chiara Palazzolo ha inserito streghe e vampiri in un discorso che attacca frontalmente il conformismo; Nicoletta Vallorani usa la distopia per storie femministe dall’anima noir; Nadia Tarantini usa la magia per un discorso connesso al potere, al materno e alla comunità, in romanzi dalla grande fascinazione; il materno è anche tema delle storie weird di Viola Di Grado, difficili da classificare e tutte molto diverse fra loro; Laura Pugno getta nuova luce su immagini pop mettendole in relazione con il mostruoso, il mito, la morte; Loredana Lipperini – prima come Lara Manni e poi con il suo nome – parte da una saga YA per poi distillare il fantastico nel quotidiano e l’immaginazione nella ricostruzione, come unica via per sfiorare, almeno per un attimo, la natura sfuggente e inconoscibile delle cose.

Naturalmente l’ho fatta molto breve: mi sono permessa di descrivere ogni autrice in una frase che sia non riassuntiva ma introduttiva al percorso affascinante che Misserville svolge sulla bibliografia di ognuna di loro. Lo fa con il rigore di un saggio accademico, e con uno stile anch’esso a vocazione mainstream: quindi fatto per essere capito da tutt* e per portarci, un passo alla volta, nell’intrico di boschi bui, decisamente incantati, e con un potenziale trasformativo altissimo.

All’analisi delle bibliografie delle varie autrici, Misserville unisce citazioni, interviste, riferimenti ad altre grandi autrici: molto chiamata in causa è Ursula K. Le Guin (e non potrebbe essere altrimenti, dato il valore dei suoi romanzi, e dato anche il corposo impianto di scritti teorici che ci ha lasciato) ma ci sono anche Angela Carter, Donna Haraway, Octavia Butler e altre, insieme a riferimenti più “canonici” di chi ha scritto sul fantastico.

La questione del “canone” è a mio parere centrale in questo saggio, che prima delle analisi delle autrici ci dà un capitolo introduttivo interessante «Le di lei terre di mezzo», anch’esso chiaro nei suoi scopi:

Del resto il fantastico e le scrittrici hanno condiviso a diverso titolo la loro “dimenticanza” nel canone letterario, un’esclusione che pesava in forma raddoppiata nel caso delle autrici che si dedicavano alla narrativa gotica e fantascientifica, dal momento che la formazione e manutenzione del canone era nelle mani di un gruppo elitario formato da maschi, bianchi e inseriti nel mondo accademico.

Questo non è un giudizio, è un fatto: la teoria della letteratura è ancora carente di una storia completa perché esclude le scritture delle donne e ne ha per secoli cancellato la genealogia. È importante quindi ricostruirla: non solo a posteriori, cercando nel passato i fili rossi che legano le invenzioni e gli stili, ma anche a priori, proiettando nel futuro l’idea di cosa questi fili possono generare.

La necessità di sviluppare una propria tradizione critica (…) è stata una esigenza che la critica letteraria italiana di segno femminista ha interpretato e perseguito con pazienza ritenendo che “sarà la nostra capacità di creare una memoria letteraria a garantirci un vero diritto di cittadinanza” (Chemello 2015, p. 36).

La consegna è quella appunto di “lavorare per costruire una tradizione di studi della letteratura delle donne e parallelamente trovare i canali e le modalità perché questa tradizione si affermi e si diffonda” (Chemello 2015, p. 41). Il che vale anche per la letteratura fantastica.

«Donne e fantastico» si pone dunque anche in questa scia, con il suo lavoro di ricostruzione e di analisi, per rendere l’idea dell’importanza e della presenza di alcuni dispositivi narrativi ideati e impiegati per lo più dalle donne.

(Ho avuto una piccola prova dell’esclusione sopra citata, nel corso di una mia ricerca bibliografica relativa alle utopie dei secoli passati: all’etichetta «utopia» corrispondevano solo testi di uomini, ma andando poi a cercare «utopia femminile / delle donne / femminista» tiravo su molti altri titoli, alcuni dei quali con contenuti uguali ma precedenti a quelli degli uomini! E mai citati nei “percorsi canonici”, appunto: il canone è uno schema-catalogo che esclude mentre include, ha bisogno di una legenda e non dovrebbe essere unico.)

Altro concetto molto importante al quale Misserville si riferisce, e che spiega a chiare lettere nel capitolo «Le di lei terre di mezzo», è quello di fabulazione femminista: ovvero, la decostruzione della narrazione canonica (nel senso di “letteratura inclusa nel canone imposto come unico”) per inserirvi elementi perturbanti, destabilizzanti, demistificanti. Tutto questo sempre attraverso la narrativa: si tratta quindi di smontare il racconto dominante della realtà usando le sue stesse “armi”, infilandoci lo spazio e la vita di sguardi e soggettività diverse.

Giuliana Misserville

Nelle conclusioni del saggio, Misserville torna sulla questione del genere letterario, per un auspicio che nasce dall’analisi svolta (dunque muove dal passato, appunto, verso il futuro): l’auspicio è che la ricerca letteraria delle autrici e le nuove fabulazioni che esse esplorano portino a una compenetrazione fra letteratura mainstream e di genere, a una integrazione tra la ricerca stilistica e la componente narrativa pop.

Dissoluzione del genere e valore letterario come due piatti di una bilancia in precario equilibrio.

Un tempo si sarebbe detto “mescolanza di stile alto e componenti paraletterarie”, ma è un linguaggio ormai passé (spero).

In ogni caso, la produzione letteraria rinnovata e ibridata è rivolta a tutt*. Dunque non deve “buttare fuori” chi non conosce un certo genere, e quindi non riesce a capire tutti gli aspetti di una storia perché non sa che fanno parte di un codice. (Ne abbiamo parlato nel «Manuale di scrittura di fantascienza», usando il termine esoterismo.)

Allo stesso tempo, essendo universalmente accessibile, comprende elementi tipici della “letteratura di genere” come la fantascienza, i vampiri, le sirene, le quest, le mutazioni, e così via.

È visibile un nuovo percorso, insomma, all’insegna del fantastico: quel macro genere che in realtà è uno sguardo; che, per prendere a prestito le parole di Le Guin, è vero anche se non è reale; e che fa capire chiaramente le proprie allegorie: portando chi legge a un nuovo livello di consapevolezza, dando un nuovo sguardo, instillando le proprie metafore direttamente nella percezione della quotidianità da lì in avanti.

La letteratura delle donne può farlo, lo fa e lo ha fatto, assumendosene la responsabilità per prima, e proprio in quanto “delle donne”: cercando le parole per esprimere vissuti “non canonizzati” e per dare voce a realtà “aliene” ma assolutamente reali.

Per questa ragione, penso che «Donne e fantastico» sia un saggio che debbano leggere anche gli uomini: abbiamo bisogno di uno sguardo maschile, che non si dia come “unico umano standard” ma che del maschio recuperi l’alienità, la particolarità, il vissuto incarnato, la specificità interiore del virile.

Le scrittrici analizzate da Misserville, insieme a molte altre nel tempo, hanno già segnato una strada di metodo: chi vuole segua le briciole, e, vivaddio, accetti consapevolmente di perdersi nel bosco.

PS

Giuliana Misserville è anche autrice (con Federica Fabbiani) e lettrice di un podcast dal titolo “La mano sinistra”, che tratta di volta in volta autrici significative e loro storie fantastiche. È un po’ più tecnico, ma di ottima divulgazione: vale la pena di perdersi anche qui.

See ya!

Giuliana MisservilleDonne e fantastico. Narrativa oltre i generiprefazione di Loredana LipperiniMimesis/DeGenereeuro 12, pagg. 126

Sulla pagina dell’articolo originale, dopo la recensione è possibile leggere anche un estratto del saggio, pubblicato da Daniele Barbieri.

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