Marion Zimmer Bradley: basta con questa cattiva maestra

A volte mi sento fortunata, come una che sia scampata a un abuso per puro caso: una che ha perso quell’autobus, o ha declinato distrattamente un certo passaggio in macchina, ma la sua amica no e le è andata peggio e poi si può solo raccontare e raccogliere i pezzi, tanto della sopravvissuta che della scampata.

Mi sento fortunata perché sono scampata ai romanzi di Marion Zimmer Bradley.

Saranno state forse le copertine per me poco accattivanti, o banalmente un mero caso della vita. Fatto sta che ho potuto evitare una brutta esperienza comune a molte donne e a molte femministe: essere incantate dalla potenza affabulatoria delle opere e poi scoprire successivamente che la donna fu una feroce abusatrice di infanti.

Never a mark did she leave on me
No concrete proof of cruelty
But a cross-shaped scar I can barely see
The knife in Mother’s hands.

(Nemmeno un segno mi ha lasciato
Nè concrete prove di crudeltà
A parte una cicatrice a croce che vedo appena
Il coltello nella mano della Madre.)

Questa è una strofa di Mother’s Hands, una poesia di Moira Greyland, figlia di Marion Zimmer Bradley.
La poesia è stata pubblicata dalla scrittrice Deirdre Saoirse Moen, ancora sotto shock per le rivelazioni che Moira le scrisse, riguardanti i feroci abusi subiti da sua madre. (Qui: Marion Zimmer Braldey: it’s worse than I knew).
Le altre strofe della poesia sono anche peggio, e descrivono tra le altre cose un affogamento simulato al quale Marion Zimmer Bradley l’ha sottoposta quando Moira aveva pochi anni di vita.

Qui non parliamo di ambigui toccamenti (gravissimi, comunque). Parliamo di una crudeltà deliberata e brutale, che la donna ha esteso ai piccoli figli adottivi che si è procurata negli anni e che ha poi lasciato (questo per sua stessa ammissione, è tutto nei verbali giudiziari) agli abusi sessuali del marito Walter Breen.

None of this should be news. Walter was a serial rapist with many, many, many victims (I named 22 to the cops) but Marion was far, far worse. She was cruel and violent, as well as completely out of her mind sexually. I am not her only victim, nor were her only victims girls.
I wish I had better news.

[Niente di tutto questo dovrebbe suonare nuovo. Walter è stato uno stupratore seriale, con tante, tante, tante vittime (alla polizia ne ho riferite ventidue). Ma Marion era molto, molto peggio. Era crudele e violenta, e sessualmente del tutto fuori di testa. Non sono la sua unica vittima, e le sue vittime non erano solo bambine.
Vorrei poter avere notizie migliori]

(Moira Greyland a Deirdre Saoirse Moen)

Non ho mai letto nulla di MZB, prima per caso e poi, dopo la lettura delle agghiaccianti rivelazioni di sua figlia risalenti a pochi anni fa, per assoluta scelta.
Non voglio nella mia testa la voce di una persona del genere, non mi importa quanto incantatrice sia – a dirla, tutta, la capacità di affabulazione è la tipica arma dei predatori sessuali e degli abusanti.

Questo mi facilita: mi solleva dal lacerante travaglio di dover mettere all’indice una che è stata un mito della mia formazione.

“Le nebbie di Avalon” è considerato un capolavoro, ha portato al femminismo molte lettrici, è stata per molte altre una pietra miliare della formazione fantasy e letteraria. Alcune letture sottolineano come in effetti “Le nebbie di Avalon” non sia così radicale, è una variazione interessante che poggia su un ordine non messo in discussione. Non posso giudicare, dato che non leggerò mai quel romanzo, ma cito anche questa lettura per amore di compleezza.

Comunque il romanzo ha avuto un effetto vero e profondo su chi l’ha letto. Se penso a quanto deve essere brutto svegliarsi da questo sogno alla lettura dei verbali giudiziari, quasi sento di capire i tromboni wasp e pazzi di paura che in questi giorni stanno levando fanfare in difesa di quel vecchio phascio razzista e stupratore di Indro Montanelli.

(Mutatis mutandis. Il femminismo ha cambiato il mondo in meglio e non smette di farlo, per questo va difeso e portato avanti con metodi diversi da quelli dei fregnoni abbarbicati al loro triste privilegio.
…Oppure vogliamo aspettare che di tutto questo si accorga qualche Alt+Right inferocito e che usi l’affaire Bradley per un attacco strumentale?)

Il primo intervento migliorativo sulla statua celebrativa di Montanelli ai Giardini pubblici di Milano, fu nel 2019, a opera delle attiviste di Non Una Di meno: sono loro che hanno “riaperto il caso”

Mi rendo conto comunque di parlare da una posizione più comoda, ma capire come ci si può sentire male quando un idolo cade non ci esime dal valutare cosa quell’idolo è stato davvero, né dal parlare di come integrare da ora in avanti i crimini della persona con la fruizione delle opere.

Il tema è caldo e la domanda potrebbe essere quella classica in questi casi: “Cosa farne?”

La statua riabbelita ai primi di giugno 2020 dal collettivo studentesco LUME – Laboratorio Universitario Metropolitano.  Purtoppo i revisionisti storici, incuranti della memoria e dei gesti storici, poi la ripuliscono 😦

Eppure “cosa farne?” mi sembra in un certo modo una domanda mal posta, perché si concentra sempre e comunque sulla cattiva maestra o maestro in questione.

Che ne dite invece di: “Vogliamo darle in pasto altre ragazzine?”

Vogliamo che altre giovani lettrici e lettori (le vittime non erano solo bambine, remember?) arrivino ai libri di Marion Zimmer Bradley senza sapere nulla, e che si lascino incantare e ispirare, e vogliano bene alla cara zia Marion?
Vogliamo che entrino in casa sua, che restino una volta a dormire da lei, massì, sarà divertente!, e che poi siano completamente sole al momento di capire con chi hanno davvero a che fare?
Vogliamo lasciarlo succedere solo perché non abbiamo il coraggio di recidere noi per prime questo legame doloroso? Come fossimo una beppesevergnina qualunque, come se non riuscissimo a esimerci dall’essere ancora vittime della sua affabulazione, nonostante tutto?

Mi spaventa trovare in giro menzioni alle opere, ai meriti letterari e alle fortune critiche di Marion Zimmer Bradley senza almeno il corredo di una di nota a piè di pagina: “ah, comunque ha abusato delle sue figlie & figli da infanti, #sapevatelo”.
Secondo voi non è omissivo? Non è sleale? Non significa fare idealmente ad altr* ciò che lei faceva nella pratica: procurare vittime fresche a un predatore seriale?

Manca qualcosa. (Spoiler: gli abusi.)

Detto questo, vuotato il mio sacco nel modo più leale possibile, e pronta a confrontarmi con ogni tipo di critica che prego di mantere sul civile (e che ospiteremo volentieri qui sul blog. Non risponderemo invece via social, è una cosa troppo importante per buttarla in pasto a una piattaforma che davvero livella ogni storia e cronistoria) vi propongo alcuni tasselli di un dibattito ad personam ma anche ad rem, sulla questione da molti definita “la vita dei geni”, che io preferisco chiamare  “i cattivi maestri dei quali liberarci più presto possibile e sticazzi di Caravaggio”.

MOZART
Genio e delitto non vanno mai d’accordo… È giusto?
SALIERI
Tu credi? (Versa il veleno nel bicchiere di Mozart)

[Mozart e Salieri, A. Puskin]

I primi due contributi li ho tradotti entrambi e postati qui sul blog.

The Guardian affrontò la questione Marion Zimmer Bradley in un pezzo che riferiva anche delle reazioni a caldo della comunità di autori e autrici alle rivelazioni di Monia Greyland.
La comunità SFF vacilla di fronte alle accuse contro Marion Zimmer Bradley.

Autori come John Scalzi, G. Willow Wilson e Jim Hines hanno reagito con orrore alle accuse contro una donna che era considerata un pilastro della comunità SFF. La scrittrice Janni Lee Simner ha annunciato che donerà i suoi guadagni di una storia ambientata in un mondo immaginario creato da Bradley a un’organizzazione benefica anti-abuso.

Più recente è un intervento di Roxane Gay che ho apprezzato molto e sul quale concordo praticamente in toto. : Posso godermi l’arte e denunciare l’artista? – Roxane Gay

Quando sono cresciuta e ho iniziato a sentire storie sull’abitudine di Cosby alle aggressioni sessuali, ho avuto il desiderio di distogliere lo sguardo. Non poteva essere possibile che l’uomo che ci ha dato il personaggio di Cliff Huxtable potesse anche essere un predatore sessuale. Ma io cerco sempre di credere alle persone quando raccontano quanto hanno sofferto.

Ci sono altri contenuti decisamente interessanti, che non riesco a tradurre ora, dato che ho molto lavoro. Se qualcuno volesse tradurli al posto mio sarò lieta di postare anche quelli.

Un’esperienza personale: Il libro che fece di me una femminista è stato scritto da un’abusatrice (di Jessica Jernigan, 2014)

Scoprire che gli uomini potenti sono predatori è inquietante, ma non sorprendente. Apprendere che l’autrice che mi ha fatto conoscere la spiritualità femminile e il lato nascosto della storia ha abusato di bambini – maschi, femmine, della sua stessa figlia – è stato orribile, in senso esistenziale.
Sono una scrittrice e un’editor e so che i personaggi possono andare oltre chi li ha creati. Oserei dire che è proprio questo l’obiettivo. Così posso tenere Morgana – quello che ha significato per me, quello che è diventata nella mia mitologia personale – e rifiutare Bradley.

Non consiglio più “Le nebbie di Avalon” a nessuno e non posso pensare di dare un tale peso a un* bambin*. Ci sono altre storie.

Jessica Jernigan

Una brutta storia nella brutta storia: i fetentoni del “cartello” razzista e maschilista Rabid Puppies hanno cercato di sfruttare lo scandalo di MZB per attaccare i fan e le stesse vittime, con un gioco sporco di hashtag e campagne mistificatorie: Gli abusi sui bambini di Marion Zimmer Bradley: insabbiamento o sfruttamento mediatico? ( di Doris V. Sutherland, 2 marzo 2017)

Concluderei questa carrellata di dilemmi (come ho detto per me il dilemma non si pone, ma comprendo le resistenze e “l’orrore in senso esistenziale” di chi ha Zimmer Bradley come pietra di formazione femminista) con il post citato in apertura: Marion Zimmer Bradley: it’s worse than I knew (Marion Zimmer Bradley, è peggio di quanto sapessi) di Deirdre Saoirse Moen, che ricevette le confidenze di Moira Greyland e le pubblicò, con il suo permesso.

Prima di allora, a quanto ne so e a quanto sono riuscita a ricostruire, la comunità SF aveva già una certa contezza della cosa, attraverso voci e dicerie. (In un commento a un post del 2014 che parla della cosa, Leslie Fish scrive: “Ero uno del Berkey fandom negli anni ’80, e sì, sapevano tutti chi fosse Walter, ma non dissero nulla alla Polizia per riguardo alla sua famiglia … Cercavano di controllare Walter e tenerlo lontano dai bambini, ma lui era un pervertito furbo e riusciva sempre a sgattaiolarci vicino”).
Inoltre, Zimmer Bradley dovette deporre nella questione che riguardava Walter Breen, che fu incarcerato proprio per abusi nel 1989 e morì in carcere. L’affare è stato soprannominato “Brendoggle” e cercando questa parola in rete potrete imbattervi in diversi documenti, interventi e citazioni (oltre a siti di cristiani fondamentalisti che usano tutto questo per affermare che essere gay è brutto. WTF???)
In occasione dell’incriminazione, la scrittrice fu chiamata a deporre e dichiarò che sapeva degli abusi del marito, e di non aver fatto nulla perché le vittime a suo avviso erano abbastanza grandi e consenzienti, o semplicemente perché boh, era tutto ok, è passato del tempo, chevvedevodi’.

Qui alcuni stralci della deposizione, nel post in cui Deirdre Saoirse Moen aprì la questione che andò poi ad aggravarsi con le rivelazioni di Moira Greyland: MZB gave us new perspective, al right

Qui una testimonianza diretta di Marion Zimmer Bradley, pubblicata sul sito di Saoirse Moen e trascritta da Stephen Goldin.

Zimmer Bradley è vaga, elusiva, le sue risposte comunicano una grande freddezza. E quando l’inquirente le domanda perché non ha avvisato l’ente di tutela infantile che affidò loro un bambino (con tanto di colloqui) degli abusi che Breen gli infliggeva, ha un sussulto di insofferenza: si vede, gli risponde, che non sei mai stato innamorato!

Q. So at the time that David was 15, David informed you that he believed that your then husband was not propositioning him because at that point David was too old for Walter’s tastes?
A. I think that’s what he said. To the best of my memory, that’s what he said.
Q. So you were curious enough to ask your own son whether your husband had made a sexual proposition to him?
A. I wouldn’t say I was concerned enough. I would simply say the matter came up in conversation.

([Domanda]: Allora, quando David aveva 15 anni, ti informò che credeva che tuo marito [Walter, N.d.R.] non gli stesse facendo avances, perché a quel punto David era troppo vecchio per i gusti di Walter?
[Risposta]. Penso che sia quello che ha detto. Per quanto mi ricordo, è quello che ha detto.
[Domanda]: Così, fosti abbastanza incuriosita da domandare a tuo figlio se tuo marito gli aveva fatto un’avance sessuale?
[Risposta]. Non direi di essere stata preoccupata a tal punto. Direi semplicemente che la questione emerse durante una conversazione.)

 

Q. Were you ever interviewed by the people at CPS regarding the adoption?
A. Yes, I was. We went and attended a couple of classes on adoption.
[…]
Q.Did you ever inform them that Walter had had a sexual relationship with [Victim X]?
A. No, I did not.
Q. Did you ever tell them that you were concerned about Walter perhaps having a sexual relationship with [Johnny Doe 1]?
A. No, I did not.
Q. Why didn’t you?
A. I think the only answer I can make to that is that it’s quite obvious that you have never been in love.
Q. But you didn’t raise it with the child protective authorities?
A. No.
Q. And you’re saying that’s because of your love for Walter?
A. I don’t know if by then it was love or just a general sense of protectiveness.

(D. Sei mai stata intervistata dalle persone del CPS in merito all’adozione?
R. Sì. Abbiamo partecipato a un paio di lezioni sull’adozione.
[…]
D. Li hai mai informati che Walter aveva avuto una relazione sessuale con [Victim X]?
R. No, non l’ho fatto.
D. Hai mai detto loro che eri preoccupato che Walter avesse forse una relazione sessuale con [Johnny Doe 1]?
R. No, non l’ho fatto.
Q. Perché non l’hai fatto?
R. Penso che l’unica risposta che ti posso dare è che è abbastanza ovvio che non sei mai stato innamorato.
D. Ma non hai sollevato la questione con le autorità di protezione dei minori?
A. No.
D. E stai dicendo che è stato a causa del tuo amore per Walter?
R. Non so se fosse amore, o solo un generale senso di protezione.)
 

Q. What about the subject matter between the sex of your husband and her son did you discuss that led you to believe that she had no complaint about this sexual relationship?
A. I think what she said almost exactly was “I find nothing to complain about,” but I can’t remember exactly. That was, I think, about 25 or 30 years ago.

([D]: Cosa in particolare, della questione sulla relazione sessuale intercorsa tra suo marito e il di lei figlio [il figlio minore di una donna di cui si parla, N.d.R.] della quale avete discusso [con la donna, N.d.R.] ti ha portata a pensare che ella non avesse lamentele in merito a tale relazione?
[R]: Penso che lei disse quasi esattamente: “Non ci trovo nulla di cui lamentarmi”, ma non ricordo bene, è stato, penso, 25 o 30 anni fa.)

Marion Zimmer Bradley è morta di arresto cardiaco nel suo letto nel 1999, è stato, penso, ventun anni fa. Riposi in pace, la sua sorte non mi interessa, la nostra invece sì.

A che punto siamo?

(Per favore, non commentate su Facebook, dove tutto sparisce, ma qui nei commenti del blog. La discussione anche accesa non è sgradita. C’è la moderazione per esigenze di websicurezza ma mi impegno a far passare tutto tranne SPAM e insulti troppo pesanti.)

 

 

6 pensieri su “Marion Zimmer Bradley: basta con questa cattiva maestra

  1. Articolo che trovo assolutamente NON condivisibile, pur non avendo mai letto quest’autrice. Non entro nel merito di chi fa “rivelazioni postume” ossia uccide di nuovo persone morte che non possono parlare (grande coraggio). La difesa del vandalismo alla statua di Montanelli è il culmine. Perlomeno sono state risparmiate le tele di Caravaggio… A quando il ritorno dei roghi di libri e un nuovo “sinodo del cadavere” tipo papa Formoso?

    Spero che questo commento non venga cancellato anche se probabile.

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    1. Buondì, Tiberio, e grazie per il commento.
      Spiacente deluderti: non cancelliamo i commenti! Da persone appartenenti a una categoria violentemente silenziata da secoli ci andiamo molto piano e anzi siamo abituate al confronto.
      Precisazione: le responsabilità di Marion Zimmer Bradley non riguardano solo “accuse postume” ma sono nero su bianco su verbali giudiziari in cui lei stessa fa delle ammissioni raccapriccianti. Magari se rileggi con attenzione trovi tutto citato.
      Detto questo: non sei d’accordo? Ok, grazie per averlo condiviso. Da parte mia sono ancora convinta di quanto ho scritto e andrò avanti a meno di trovare argomentazioni convincenti. Caravaggio, il sinodo del cadavere e i-roghi-di-libri-aiuto! non le considero nemmeno sullo stesso pianeta di un’argomentazone, sorry.
      Care cose!

      Giulia

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  2. Ciao Giulia, ho letto le tue riflessioni con attenzione e sinceramente non penso di essere d’accordo in toto. Penso che la questione sia molto più complessa di “Abusatrice e madre terribile” e “Begnamina dello sci – fi femminista”, di bianco e nero. Come al solito la realtà è sempre più complessa di quanto le nostre capacità cognitive possano discernere, essendo solo poveri esseri umani limitati nella propria località.
    Inizierei con il situare storicamente l’autrice, come si dovrebbe fare con ogni altro autore della storia. Basti ricordare che Socrate venne condannato a morte per “corrompere i giovani”, Kant era un rinomato misogeno, Hume e Rimbaud degli schiavisti, Wittgenstein picchiava i propri studenti, Jung i propri pazienti, Asimov temuto dalle donne per le sue “mani lunghe”, e potremmo continuare con tanti altri nomi. Quello che vorrei dire è semplicemente che ogni essere umano è, appunto, un essere umano, ovvero un individuo frutto del proprio contesto familiare e culturale, sia da un punto di vista geografico, quindi spaziale, che da un punto di vista temporale. MZB viene da un contesto controculturale potremmo dire (Berkeley, California, anni 60, LSD), di rottura delle regole socialmente accettate e condivise, di ripensamento dell’essere umano, della sua sessualità etc etc. Personalmente, prendendo ciò in considerazione, le affermazioni che possiamo trovare nell’inchiesta fatta nei confronti del marito non mi sembrano così aberranti, quanto invece ingenue. Banalmente, pensare che un adolescente debba esplorare la propria sessualità non lo trovo così orribile, idee del genere le puoi trovare teorizzate in Freud come nei romanzi di Huxley, per citare vecchie fonti, ma basti pensare alla sperimentazione adolescenziale che vi è oggi. Trovo invece ingenuo, da parte della MZB, pensare che a quell’età si possa essere abbastanza maturi e consapevoli da riuscire a non farsi influenzare e trasportare da un uomo maturo, il marito appunto. Fra l’altro vorrei ricordare, rispetto questo discorso della volontarietà di un adolescente, che lei stessa afferma, nell’inchiesta, “Al tempo pensavo che”, anche se da ciò non è chiaro se effettivamente avesse cambiato idea a riguardo, ma quel passato potrebbe suggerirlo. In ogni caso, tralasciando il discorso “rottura delle regole morali e sociali attualmente vigenti perché sono una fattona”, vorrei anche far notare che, a differenza delle accuse e testimonianze nei confronti del marito, presenti in gran numero ed accertate dagli organi giudiziari, nei confronti di MZB l’unica accusa di abusi viene dalla figlia. Di dichiarazioni da parte di altre vittime, quali quelle chiamate in causa dalla figlia, non ne ho trovate. Inoltre, le accuse della figlia sono rivolte sopratutto al fatto che la Madre la spingesse verso una sperimentazione sessuale omosessuale, cosa che rientra appunto nella rottura di regole sociali sopra citate di cui la MZB è figlia, tanto che Moira più volte ha avuto uscite che oggi potremmo definire omofobe nei confronti della comunità LGTBQ+, facendo affermazioni molto simili ai discorsi di oggi della Lega & Company (Famiglie omosessuali brutte e cattive perché influenzano i figli a sperimentare sessualmente, deviandoli dalle regole fisse e costitute del genere).
    Ora, di certo la figlia ha sofferto per una situazione priva di equilibrio e tutele, ma siamo sicuri che possiamo prendere le sue affermazioni per verità assoluta? Lungi dal voler giustificare i comportamenti della Bradley, e senza prendere in considerazione le scienze cognitive e ciò che ci dicono sulla memoria e la creazione di falsi ricordi traumatici in determinate situazioni, senza prendere in considerazione il fatto che Moira in alcune sue uscite ha difeso il padre, rinomato pedofilo, attaccando ed accusando la Madre, che ripeto, oltre l’ingenuità e conseguente omertà non ha ricevuto accuse di abusi da altri soggetti, penso che appunto la situazione sia di difficile giudizio, e che sia un peccato mettere alla berlina l’opera d’arte di un’autrice per la sua umanità, nel senso di essere umano mosso da ideali e paure, che per forza di cose compie errori. Ovviamente come dici te, effettivamente, questi fatti andrebbero comunque evidenziati nella biografia della persona, come dovrebbe esser fatto per i nomi della cultura occidentale sopra citati all’inizio del mio commento, facendo parte, la biografia dell’autore, della sua stessa opera, perché dubito che certi classici potrebbero esser stati scritti senza i travagli, le incoerenze e contingenze dei loro autori. (Penso all’Erede di Hastur di MZB, dove vi è una parte dedicata proprio ai predatori sessuali ed alle pressioni mentali che esercitano sui più giovani, oppure a tutto l’impianto filosofico di Wittgenstein, che viene fuori da un suo problema di depressione in primis, e di socializzazione in secondo). Certo che se prendiamo ogni nostro mito come un essere umano “puro e duro”, coerente, logico e razionale, rimarremmo sempre delusi dalla realtà, dall’incoerenza umana, facendo fra l’altro un torto proprio a noi in primis, illudendoci di un qualcosa di impossibile ed anti-umano.
    Penso di aver scritto abbastanza, anche se un paio di cose avrei voluto aggiungerle ma poi questo commento rischia di diventare troppo dispersivo. Spero che sia leggibile 😅
    Buon lavoro

    Piace a 1 persona

    1. Grazie, Matia, per il tuo commento. Ti rispondo brevemente per come la vedo io.
      Penso che la situazione di MZB e i crimini di suo marito non possano essere “contestualizzati”, se vai a leggere alcune testimonianze i loro stessi colleghi e amici di Berkeley erano a conoscenza che non tutto andava bene e cercavano di tenere lontani i bambini da loro con vari provvedimenti. Non tutto è contestualizzabile, comunque: citare esempi di centinaia di anni fa non va a discarico, semmai a carico di chi ha commesso crimini poche decine di anni fa.
      Non metterei Socrate e Jung nello stesso calderone dei “cattivi da contestualizzare”, comunque, attenzione. E distinguerei tra un misogino del Settecento e uno stupratore di bambine del 1990, ci passa in mezzo un universo.
      “Allora dovremmo essere tutti puri e duri?” Cazzo, sì! O meglio: dovremmo essere tutti brave persone, ti pare?
      Sul discorso di Moira non mi pronuncio, io tendo a credere alle vittime e a non fare dei “processi” a loro, anche perché il processo c’è stato, il padre è stato meso in galera proprio con queste accuse e MZB dai verbali ne è uscita malissimo, secondo me non per ingenuità ma per collusione e complicità.
      Trovo molto convincente il post che ho tradotto di Roxane Gay, linkato nel mio post: un genio non deve essere per forza un delinquente, io preferisco apprezzare e seguire i geni che sono anche brave persone, ce ne sono tanti, e se vengo a conoscenza di un genio stronzo (non per opinioni diverse dalle mie, ma per crimini e cattiverie pesanti) lo depenno a cuor leggero.
      Capisco che non sia così per tutti, lo rispetto, ma non penso di essere antiumana e illusa nel pretendere comportamenti decenti da parte degli altri, in generale. E di nuovo, non parlo di opinioni ma di violenza.
      Grazie ancora comunque per questo tuo parere, a presto 🙂

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      1. Sinceramente sono dell’avviso che ogni cosa debba essere contestualizzata, sennò si perde il contatto con la realtà. Ovviamente contestualizzare non significa giustificare, ma semplicemente rendersi conto che le azioni e pensieri di ogni persona sono frutto del suo ambiente culturale. Te Giulia pensi e dici cosa stai pensando e dicendo solo perché sei frutto di un certo ambiente, con determinati stimoli, e quello che ti sembra ora normale o aberrante, cresciuta in un altro contesto, non ti potrebbero sembrare tali. Pensare il contrario, ovvero che te possa pensare le stesse cose che stai pensando ora in un contesto diverso, sarebbe una visione essenzialista dell’uomo, che mi sembra (sottolineo che mi sembra, il massimo a cui posso aspirare da una conversazione online ovviamente) te condivida con l’argomento “puri e duri” ma sinceramente, come già detto, è una visione che trovo illusoria ed un pò antica (diciamo che è una posizione che è stata abbandonata nel pensiero filosofico più o meno dall’illuminismo per poi essere definitivamente rifiutata nel ‘900 con le varie rivoluzioni scientifiche). Non divido il mondo in buoni e cattivi (come già detto, la realtà va oltre il bianco e nero che a noi umani piace vedere per ottenere un ordine mentale accettabile con cui orientarci nella vita, ma è fatta di sfumature), né voglio mettere sullo stesso piano un misogeno del 700 con un pedofilo del 900, semplicemente stavo mettendo in risalto che ogni essere umano ha delle proprie visioni, che potrebbero sembrare incoerenti a noi, oggi, figli della cultura occidentale post-industriale, fatta di diritti e libertà, ma che in realtà sono solo frutto di un certo contesto. Siamo e saremo sempre esseri situazionati, con una certa prospettiva del mondo, è la nostra condizione, e non possiamo prescindere da ciò. Prendendo ad esempio MZB ed il marito, sono state due persone che hanno subito abusi sessuali, la prima dal padre, il secondo da un prete, e che in base a ciò hanno poi ordinato la loro vita, in modo disequilibrato, certo, ma senza quegli eventi non sarebbero arrivati a certe azioni per noi perverse. A me sembrano solo delle vittime di un sistema culturale dove certe cose erano condannate da un punto di vista formale, ma poi, nella pratica quotidiana, chiunque riceveva abusi, situazione molto diversa ad oggi, 2021, per fortuna. Se devo biasimarli per qualcosa è solo per non aver avuto la forza ed il coraggio di rompere un ciclo di sofferenza, ma di averlo perpetuato, ma non mi posso, nè voglio, ergere a giudice del modo in cui loro hanno elaborato un loro trauma.
        Detto ciò, seppur mi sembra illusorio l’argomento “puri e duri”, son convinto comunque che, per quanto inattuabile, ci si possa ovviamente avvicinare come modello utopico, seguendo Platone.
        Per quanto non esista un’essenza, esiste però la possibilità di avvicinarsi il più possibile a quell’ideale, sempre in modo fallibile e mai completo ovviamente.
        Essendoci diversi gradi di sfumature nella realtà, di certo è preferibile un genio che sia anche una brava persona che un genio che poi si rivela essere un gran pezzo di merda (perché comunque, sì, contestualizziamo ma non giustifichiamo, la Bradley rimane una persona poco carina di certo), ma qua bisogna fare un distinguo, secondo me.
        Il modello di vita a cui ti rifai, è l’arte o l’artista? Stai cercando un modello incarnato, un dio-essere umano, o un modello astratto?
        Io personalmente, quando apprezzo un’opera d’arte, apprezzo l’opera d’arte e basta, non chi l’ha prodotta. Se trovo affascinante il mondo della Bradley come quello di Asimov, come il sistema di Jung o quello di Wittgenstein, non consegue necessariamente che con ciò io apprezzi anche questi autori in forma di persone, perché persone sono, con i loro pregi e difetti. Eppure dalle loro mani possono uscire delle idee stupende, che mettere da parte solo perché i loro autori sono esseri umani fallibili, penso porti ad un gran limite, ad una gran perdita culturale e di conoscenza, con conseguente arretramento culturale.

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      2. Ciao Matia, grazie per questa esposizione che trovo interessante, non vorrei minimizzare dicendo che la questione per me è molto più semplice: non voglio nella mia testa la voce di uno stronzo o una stronza, tutto qui.
        L’opera d’arte di per sé non esiste, potrei applicarvi lo stesso discorso che tu fai per la persona. E non farei discorsi massimalisti, come già detto non cerco “dio in terra” ma gente perbene, decente, che non abbia stuprato né abusato né menato né rovinato la vita alle sue vittime. Non pensi all’arretramento culturale e in generale umano legato alla rovina di queste persone? Per me conta, conta più di una statua eccelsa, di un romanzo meraviglioso o di una bellissima idea.
        Non mi rifaccio a nessun modello, che invece è quello che cerchi di fare tu applicando principi generali a quelli che possono essere casi particolari: cerco semplicemente voci e opere di persone perbene. Con questo non dico che faccio la ricerca poliziesca delle biografie prima di godermi qualcosa. Ma se mi capita di sapere che quel certo genio era anche un bastardone, passo ad altro, e a cuore davvero leggerissimo, proprio perché io il feticismo dell’opera non ce l’ho: secondo me la cultura è una conversazione, e non mi va di conversare con certa gente. Non pretendo che sia un punto di vista universale, non cerco l’avere ragione a forza di sillogismi, è semplicemente una mia regola spontanea di fruizione.
        Ciao e grazie per il confronto!

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