Corpo cammina con me – Incontro alla Libreria “Il Covo della ladra” per #tempodidonne

[A cura di Giulia Abbate]

Questa mattina sono stata a una presentazione interessante: “Corpo cammina con me – Manipolazioni, trasmutazioni e fantascienze”, con Nicoletta Vallorani, Caterina Mortillaro e Alberto Grandi, condotto da Mariana Marenghi, presso la libreria di quest’ultima: il “Covo della Ladra di libri”, un luogo relativamente nuovo, ma già conosciuto e direi ormai imprescindibile per chi ami leggere e conversare di letture qui a Milano.

Il “Covo della Ladra” ha un’offerta incentrata sul giallo, e aperta anche alle altre letterature di genere. Non solo: ospita rassegne e incontri, come questi di oggi, contraddistinti da un ambiente accogliente, simpatico e insieme di grande spessore. E la libraia Mariana è la sua anima forte, vivace, competente, e fa la differenza in un ambiente già bello di per sé.

Corpo cammina con me: manipolazioni, trasmutazioni e fantascienze #tempodelledonne In occasione del Tempo delle Donne in Città un brunch dedicato alla fantascienza. Un viaggio trasversale tra generi, epoche e stili, per indagare le narrazioni di chi il corpo lo usa come oggetto e, insieme, soggetto di esperienza. Con Nicoletta ValloraniCaterina Mortillaro e Alberto Grandi di Wired, partiamo per le narrazioni distopiche e utopiche della fantascienza contemporanea, dove il corpo è soggetto di manipolazioni, pura sensorialità, ma anche oggetto di mutazioni e modificazioni verso una percezione iper-reale.Descrizione dell’evento da Il Covo della Ladra

La presentazione è stata densa di contenuti, di titoli e spunti, di argomenti. Online è disponibile il video integrale degli interventi, compresa la partecipazione da parte del pubblico, lo trovate in fondo al post.

Io qui mi limiterò a raccontare qualche aspetto interessante, questioni su cui c’è stato un confronto, che mi sono rimaste impresse e che qui riporto con un po’ di spazio e tempo in più. Ovviamente, consiglio l’ascolto diretto, perché gli spunti sono stati tanti!

Mariana Marenghi, Caterina Mortillaro, Nicoletta Vallorani, Alberto Grandi

Il fatto è che la fantascienza è un genere (in Italia) marginale, ma tra chi la legge e la scrive è viva, vivissima, e ci sono sempre in ballo idee diverse. Non solo a proposito degli argomenti che si affrontano di volta in volta, ma anche sull’idea stessa di cos’è la fantascienza, di cosa rappresenta, di cosa fa e di cosa dovrebbe fare.

Come spesso succede nelle presentazioni di fantascienza, siamo passati dal tema del giorno, i corpi, a quello del destino, la fantascienza stessa. Ma il confronto generato dagli scambi di opinioni e dalle argomentazioni delle relatrici e del relatore, condotti molto bene da Mariana, è stato sentito e insieme disteso, come dovrebbe essere sempre.

Sì, perché la fantascienza ha tante anime e una delle più forti è sempre stata quella politica, quella che usa l’allegoria del “futuro” per parlare dei contrasti e delle lacerazioni di oggi. (Ne abbiamo diffusamente parlato nel “Manuale di scrittura di fantascienza”, Odoya edizioni).

E il corpo, oggi, è senza dubbio un campo di battaglia che è tornato importantissimo.

La fantascienza se ne è occupata sempre, come hanno giustamente rilevato alcuni lettori dal pubblico, uno dei quali ha affermato che per scelta si occupa e legge solo la fantascienza che non va oltre gli anni Ottanta. Consapevole del fatto che il tema del corpo è molto presente da sempre, il lettore ha fatto notare che oggi il tema assume una valenza diversa, perché è un tema politico molto sentito.

In effetti, è qui e ora che quegli argomenti già affrontati tornano urgenti, perché tornano a essere politici e dibattuti anche nella società, nelle società.

Il corpo della donna, in primis: sul controllo dei corpi delle donne si è basato per secoli un ordine sociale che ora, finalmente, è messo in discussione.

C’è stata una considerazione che ho trovato interessante, anche se non pienamente condivisibile, da parte di Alberto Grandi (autore SF e patron del sito Penne Matte): Grandi ha deplorato la “moda delle protagoniste femminili” che ora vede imperare nella quasi totalità degli Young Adult.

La risposta di Mortillaro (che oltre a essere antropologa in forze alla Bicocca  insegna lettere alla scuola media) è stata emblematica: oggi i ragazzini che leggono sono ragazzine! I maschi non leggono, le femmine sì, e cercano protagoniste come loro, non si capisce perché dovrebbero accettare eroi maschili tradizionali nel momento in cui sostengono tutto il baraccone.

Vallorani ha poi rilevato come i protagonisti maschili sono ormai inflazionati: il punto di vista maschile ci è stato proposto in tutte le narrative in tutte le salse, e cercare di variare i punti di vista è una strada comprensibile e auspicabile. 
Inoltre, Vallorani ha prospettato anche il dietro le quinte: le protagoniste Young Adult saranno pure tante, ma le scrittrici di fantascienza si sono conquistate lo spazio che hanno con le unghie e con i denti.

Da parte mia, sono d’accordo sul fatto che ci sia una certa tendenza al pinkwashing, che sconfina in quella che Emanuele Manco, giornalista e saggista presente, ha giustamente definito ruffianata.
Però mi verrebbe anche da chiedere: se le <protagoniste femminili> sono “una moda”, i <protagonisti maschili> cosa sono? La normalità? O la norma? E chi la detta, questa norma? Non è un po’ escludente, questo paradigma che vede nel femminile una cosa da notare, e dà per scontata l’uguaglianza protagonista = maschio? (Per non dire: umano = maschio)?

In un pezzo su Linus di agosto ho parlato proprio di questo: in una rapida retrospettiva della fantascienza femminista che si è occupata di erotismo, ho evidenziato un attacco all’uomo vitruviano, al maschio come unico modello di umano standard. Le fantascientiste lo fanno dai primi anni ’60, ora ci sta arrivando anche la società.

Poi si è parlato anche del corpo sociale delle minoranze, questi “umani diversi”, e di nuovo: diversi da quale standard? Ovviamente diversi dal paradigma bianco e occidentale.
Tante persone di culture non anglosassoni hanno spesso reclamato spazio, ma ora stanno facendo una cosa più radicale ed efficace: creano i loro paradigmi e seguono quelli, senza più vedersi “differenziati” da chissà cosa, da visioni oppressive che vengono così disinnescate alla radice.

Vallorani ha nominato due “eredi” consapevoli di Octava Butler. Jemisin con la sua saga, un vero momento di rottura. E anche Nnedi Okorafor e il suo “Laguna”, un’ottima operazione commerciale.
Dove “commerciale” non sta per “ovvove, è da ignovanti!” ma per una narrazione che semplifica (volutamente e a volte, magari, un po’ furbamente), ma che ha il merito di aprire un tema molto complesso a persone che non ne sanno nulla, e che possono così fare i loro primi passi in un territorio sconosciuto, che poi se vorranno potranno approfondire.

Un altro tema nominato è stato quello del corpo che porta in sé delle disabilità: argomento questo ancora poco affrontato anche dalla pionieristica fantascienza, come faceva notare Emanuele Manco.
Manco ha rilevato una tendenza un po’ riduzionista che tende a evitare la questione della disabilità: “tanto poi diverremo tutti cyborg!”, che però evita in questo modo un tema davvero importante, che porta molta complessità.

Il fatto è che oggi siamo immersi in cambiamenti tecnologici che mutano i nostri corpi e che non riusciamo ad abbracciare nella loro vastità.
Quindi, se un tempo la fantascienza si metteva alla prova immaginando futuri tecnologici (come raccontato molto bene da Luca Cresta, lettore e recensore), oggi “siamo già nel futuro”, e quindi lo sforzo che si stanno prendendo molti autori e autrici di hard sci-fi non è più quello predittivo, ma quello di esplorare le implicazioni del repentino arrivo di questo futuro, nella vita quotidiana e nelle relazioni del presente.

Certo, chi ama la fantascienza d’antan lamenta un fatto che probabilmente è vero (dico probabilmente perchè non sono in grado di conoscere TUTTA la fantascienza contemporanea, quindi anche io vado a naso e provo a generalizzare): il sense of wonder legato alle meraviglie della scienza si è molto attenuato.
Del resto, mi viene da dire, viviamo ormai in una società dove il sense of wonder è in generale poco presente! Le novità sono tantissime e continue, e le nuove generazioni sono ben consapevoli che la realtà è il mutamento. Non si lasciano impressionare dalle innovazioni, come facevamo noi analogici, molto meno abituati ai cambiamenti e quindi meno flessibili, più “drammatici”, mi si passi il termine 🙂

La fantascienza oggi impiega i suoi sforzi predittivi in un altro senso, mi pare: quello sociale. La cosa può non piacere a chi è affezionato ai grandi romanzi dei decenni passati e alla loro anima tecnomeravigliosa, ma al momento mi pare una tendenza chiara.

Le grandi saghe, i premi assegnati, le storie che in questi anni ci stanno sconvolgendo non sono quelle in cui si narrano scoperte tecnologiche, ma quelle in cui si immaginano società e rapporti di forza diversi (Jemisin ne è un esempio, Leckie un altro): società migliori o peggiori, contrassegnate da guerre, ingiustizie, immani catastrofi, dove al centro di tutto stanno le relazioni  e le storture sociali che autori e soprattutto autrici sfidano e tematizzano in un modo non sempre indolore.
(A soffrire è ovviamente chi fino a ora è stato privilegiato nel mondo e posto sulla cima di un paradigma piramidale: l’essere umano maschio, bianco, occidentale e upper class.
La cosa sta emergendo chiaramente dopo il Campbell Gate, un affare così complesso che non ho modo di riassumerlo se non con un riepilogo ben fatto: Jeannette Ng e la discussione su John W. Cambpell – Fantascienza.com
Insomma, i principini fanno le bizze. Ma passerà).

Nel corso della colazione (come da tradizione del Covo, c’era un bel rifresco mattutino e taaanto caffè) sono stati poi chiamati in causa diversi titoli, passati e presenti, che possono prefigurare percorsi interessanti.

Io ne vorrei citare uno in particolare che dato quanto si è detto trovo significativo, e che ho nominato io stessa alla fine della presentazione, per sopperire alla modestia dell’autrice: “Il catalogo delle vergini” di Nicoletta Vallorani.
La raccolta di tre racconti pubblicata da Future Fiction è senza dubbio un “bignami” delle inquietudini e delle paure che riguardano la mutazione del corpo, ed è soprattutto la narrazione senza sconti dello sfruttamento, della mercificazione improntata alla violenza sessuale e alla sopraffazione, sia dal punto di vista materiale che da quello scaturito dalle possibilità della connessione.
Oltre a essere scritto benissimo è assolutamente consapevole delle brutture dell’oggi, è quindi un esempio significativo di quella politicità della fantascienza, di cui oggi abbiamo davvero bisogno per leggere una realtà tanto stratificata.
Ne abbiamo parlato in una recensione, su questo stesso blog: “Il catalogo delle vergini” di Nicoletta Vallorani, Future Fiction.

Per ultimo, un paio di anticipazioni date nel corso della mattinata:

a Stranimondi verrà presentata l’antologia di fantascienza “Divergender“, curata da Caterina Mortillaro insieme a Silvia Treves, che contiene racconti di autori e autrici italiane ed è incentrato proprio sul gender, il genere sessuale.
Mortillaro è antropologa, e le sue competenze relative al famoso e malcompreso binomio “natura-cultura” avranno sicuramente portato a una curatela ragionata.

un altro romanzo potrebbe vedere presto la luce… ma non dirò quale né di chi. Guardatevi il video per saperlo 🙂

 

 

See ya!

6 pensieri su “Corpo cammina con me – Incontro alla Libreria “Il Covo della ladra” per #tempodidonne

  1. L’antologia Divergender non è curata da Caterina Mortillaro ma da Silvia Treves insieme con la Mortillaro.
    La Mortillaro doveva nominare Silvia Treves nel momento dell’annuncio o segnalarvi la grave mancanza quando ha condiviso l’articolo sui social.
    Bisogna condividere i meriti.

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    1. Ciao Paolo, in effetti penso che l’abbia nominata (ho scritto l’articolo a memoria), quindi la “grave mancanza” è mia e mi scuso con la bravissima Silvia Treves che stimo, ho curato e spero mi perdonerà.
      Comunque c’è disponibile il video integrale dell’incontro: lo hai guardato per verificare, prima di accusare?
      Ciao e grazie comunque per la segnalazione.

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  2. Silvia Treves è stata compagna valentissima e inseparabile di questo progetto. Non ho nessuna intenzione di metterla in ombra. Senza di lei DiverGender non esisterebbe. Se Giulia ha modo di correggere, sono solo felice.

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  3. Conosco personalmente Silvia Treves e Caterina Mortillaro, e ho seguito abbastanza da vicino la nascita e lo sviluppo del progetto DiverGender. La scorrettezza che il misterioso commentatore attribuisce a Caterina è semplicemente impensabile. Inoltre vorrei far notare che il video, a causa di un problema tecnico, è privo di audio per i primi 12 minuti, ed è in quei minuti che si svolge il dialogo fra Mariana e Caterina su DiverGender. Quindi nessuno, al di fuori dei partecipanti e del pubblico presente, può avere ascoltato ciò che è stato detto a proposito delle curatrici dell’opera.

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  4. Ringrazio Giulia Abbate e Caterina Mortillaro per gli attestati di stima nei miei confronti e Paolo per essersi premurato di indicare il mio ruolo di curatrice; sono però certa che Caterina lo abbia fatto, oltre che per tutto il lavoro sempre condiviso in armonia, anche perché, durante l’incontro, Caterina ha mostrato a tutti la copertina dell’antologia dove i nostri due nomi erano affiancati sotto il titolo.

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