Italcon 2019 – Qualche riflessione / DODO’S DEATH NOTES

Ed eccoci al momento annunciato: più o meno due mesi dopo la Italcon, più o meno un mese dopo la pubblicazione del nostro report a tema…  aggiungiamo ora qualche considerazione “scomoda” sull’assemblea fantascientista più criticata nei peggiori bar di Facebook. Ovvero, le nostre Dodo’s Death Notes, opinioni fuori dai denti su quello che funziona e su quello che funziona meno.

Fantascienza
artwork by Giovanna Gorla

Il tutto, però, sempre in un’ottica costruttiva.

Eh, sì, perché sono buoni tutti a scrivere il commentino mellifluo al caldo della propria bacheca, per poi cancellare tutto alla prima figuremmerd: noi invece ci mettiamo il tempo, la faccia e i post argomentati.
Crediamo nella fantascienza italiana e nelle potenzialità di una comunità tormentata, ma anche piena di vita e che ha dalla sua un grande spessore culturale, da cui deriva anche qualche responsabilità.
Noi ce la prendiamo anche così: lavorando lealmente e alla bisogna rompendo le balle, con post come questo.

Artwork by Dmitry Kalinichenko

Negli anni passati, le nostre Death Notes sono state rivolte all’evento in sé, per segnalare problemi di logistica, organizzazione e, ahimé, convivenza.

Questa volta, per questa Italcon 2019, non abbiamo nulla da eccepire all’organizzazione, che ha sofferto di problemi legati al trasferimento, ma che proprio con questo trasferimento ha fatto una scelta giusta per la Italcon.

I problemi di convivenza invece restano, e si sentono anche quando la convivenza non c’è.

Ma lasciateci fare un piccolo preambolo, per permettere a tutti coloro che leggono di capire cosa succede nel nostro mondo, piccolo ma molto vivo, che è quello della fantascienza italiana.

Il Premio Italia: la storia recente, in presa diretta

La storia della Italcon è lunga e gloriosa, e, come capita spesso alle assemblee di associazioni varie e composite, non le manca qualche accidente e fatto avventuroso.

Negli scorsi anni l’Italcon si è spostata tra:

La collaborazione è sempre stata auspicata dalle varie organizzazioni, perché l’idea sarebbe quella di unire le forze e di far incontrare fan di diversi mondi, all’insegna del comune amore per la fantascienza e il fantastico nelle loro varie forme.

 

Aliens by Michael Whelan

Italcon e Sticcon: una convivenza difficile

Allo stesso tempo, la convivenza nella pratica è stata a volte fonte di problemi, disparità di trattamento e conseguenti malumori, anche nostri.
Ne parlammo in seguito alla con di Chianciano: in quell’occasione la relazione con il “mondo” Star Trek fu contrassegnata da episodi sgradevoli e da un generale clima non di collaborazione, quanto di sgarbata sopportazione da parte del fandom della serie, i trekkers.
[Lo raccontiamo qui: Starcon 2017, seconda parte: Dodo’s Death Note.]

La domanda che facemmo allora era questa: che senso ha unirsi, in mancanza di una reale volontà di cooperazione alla base?

I fan di Star Trek stanno benissimo come stanno: sono tanti, uniti e pieni di entusiasmo per l’oggetto della loro passione.
Quest’anno sono tornati a riunirsi a Bellaria con loro grandissima soddisfazione. La Sticcon ha scritto lunghi e trionfali post su Facebook, sottolineando il senso di “ritorno a casa” a Bellaria, dopo la parentesi di Chianciano che evidentemente non è piaciuta; e da nessuna parte ho letto (ma magari mi è sfuggito, nel qual caso sarò lieta di rettificare) un qualche accenno alla mancanza della “compagnia letteraria” della Italcon.
Anzi, l’impressione è che il trionfo per alcuni stia anche in questo: nell’essere finalmente tra simili e nel poter stare in famiglia senza intrusi.
Se così fosse, sarebbe un sentire legittimo e comprensibile, ma alla luce di esso, che senso avrebbe una convivenza?

Dalla cronaca della Italcon 2019:

Alla fine della consegna ufficiale dei Premi Italia, sono poi stati dati altri premi ufficiosi, tra il serio e (soprattutto) il faceto.

Quello che mi ha fatta più ridere, in senso assolutamente positivo, è stato il Premio Bella(ria) Ciao assegnato ad Armando Corridore:

Per il coraggio dimostrato nella lotta di liberazione dell’Italcon dall’”oppressore alieno”

In sostanza, un riconoscimento scherzoso per aver avuto il coraggio di lasciare Bellaria (e quindi la “parte” trekker, la Sticcon) seppure all’ultimo, evitando condizioni quest’anno troppo pesanti per la Italcon.

Questo premio ironico, che lì per lì ci ha fatt* ridere, ha però fatto incazzare di brutto  altre persone, qualche giorno dopo.

Il Premio “Bella(ria) ciao” ha suscitato reazioni forti da parte di esponenti Sticcon, che hanno reagito con indignati attacchi ad personam contro Silvio Sosio, organizzatore Italcon ad anni alterni e realizzatore dei premi scherzosi di quest’anno.
Non ho intenzione di dare spazio a parole che ho trovato indegne, dico solo che per dar contro a uno scherzo si è andata a scomodare la memoria di un estinto, in modo grossolano e strumentale.
Ce n’era davvero bisogno?

Sosio ha reagito in modo misurato e attento, persino scusandosi per le precedenti ironie, e riaffermando la sua disponibilità a riunire prossimamente i due fandom.

Alla luce dei fatti di questi ultimi anni, che abbiamo raccontato nei post linkati e che abbiamo vissuto direttamente, noi pensiamo invece che in questo momento non ci siano i presupposti per condividere le strade e le convention, e speriamo che la Italcon proceda da sola per un po’.

Questo non solo e non tanto per antipatia, men che mai per ripicca, ma per saggiare davvero il percorso e il futuro della Italcon e del Premio Italia.

Artwork by Legacybros

Il Premio Italia: stato e prospettive

Come forse non tutt* sanno, il Premio Italia, che è un riconoscimento per lo più letterario, dedicato all’editoria e alla narrativa fantastica italiana, è stato qualche anno fa  aperto a tutt* i/le partecipanti alle varie convention: quindi a trekkers, fan di Star Wars ecc.

Da un certo punto di vista, il fatto che il diritto di voto al Premio Italia sia stato esteso è stato importante e positivo, perché ha fatto fare al premio stesso un salto di categoria numerico. I trekkers hanno inoltre portato passione, attenzione, approfondimento, militanza, e la competenza su una serie che ha indubbiamente fatto la fortuna della fantascienza (e non solo).

Anche vero è che, a fronte di un gruppo di fan felicemente e convintamente chiuso, che non ha bisogno dell’approvazione di nessuno e ha già tutti i numeri che gli servono per vivere e prosperare, il gruppo “letterario” della fantascienza è meno numeroso, meno unito, meno coeso. Qualcuno lo ha ultimamente paragonato alla sinistra italiana (LOL): ma può trasformare i suoi attuali “problemi” (la discussione è un problema? Sicuri?) in dei punti sui quali lavorare e dai quali intraprendere un percorso più efficace.

La discussione. Parliamone. La discussione è impegnativa, ma può essere anche un valore… si può litigare ad rem senza sfracellarsi automaticamente nell’ad personam. Possiamo confrontarci sul merito senza derogare ai nostri scopi comuni: perché noi fantascientist* abbiamo scopi comuni, grande Fritz, o no?

La sindrome del fantascientista: GHETTO SUPESTAR

Uno scopo che potrebbe dirsi comune è il fatidico “uscire dal ghetto”. Ovvero arrivare con le nostre pubblicazioni al grande pubblico, vincendo in qualche modo lo stigma dannosissimo che è stato attaccato addosso alla fantascienza, spesso dai fantascientisti stessi.
Perché tra curatori esterofili e scelte quanto meno fuori tempo, la fantascienza contemporanea italiana era e resta in difficoltà e ha numeri molto minori di quelli che potrebbe avere con temi e storie come le nostre.
I numeri bassi però non vengono dal nulla né dal mondo brutto e cattivo, ma da nostri comportamenti e da comunicazioni che per lo più scoraggiano chi non conosce la fantascienza a saperne di più.

Artwork by Bassman5911

Da questo punto di vista, dunque, lo sguardo di chi non è come noi (dunque anche dei trekkers) è prezioso e ci serve per crescere. Perché dobbiamo crescere e dobbiamo arrivare a un pubblico più ampio.
Per fare questo, dobbiamo abituarci a (e servirci di!) considerazioni e critiche di chi arriva “da fuori” e ci dice la sua.
Considerazioni come queste:

[…] Nel complesso posso dire di essere contento di aver visto tanti nuovi volti interessati alla letteratura di genere e volenterosi di partecipare alla manifestazione anche se, purtroppo, parliamo ancora di piccoli numeri.
La letteratura fantascientifica sembra infatti ancora appannaggio di una piccola elite che, strenuamente, continua a lottare per ciò in cui crede in un’isola circondata da un mare di libri.
Questa lotta spesso prende la forma di un vero e proprio Jihad, termine che rappresenta una doppia lotta per la propria “fede”: una esterna, come tristemente è noto e, soprattutto, una interna, ben più importante.
Lo so, sembrerò polemico e, giustamente, è ridicolo che l’ultimo arrivato si permetta di esporsi così e di fare certi commenti ma, in fondo, a volte può servire una voce fuori dal coro che si prenda certe beghe.
Finchè non si supererà questo scoglio, spesso fatto da personalismi sterili e da fraintendimenti, sarà difficile creare un “movimento” (passatemi il termine) che possa diffondere il piacere di esplorare nuovi mondi tra le pagine dei classici e dei nuovi autori.
[…]

Queste non sono parole del primo che passa, ma dell’organizzatore di Vaporosamente: uno che ha accolto l’Italcon, che le ha dato una fiera e un locale dove riunirsi, che ha presentato e partecipato praticamente a tutte le presentazioni e incontri. Persino a lui, osservatore bendisposto e anche “dell’ambiente”, i fantascientisti hanno restituito una sensazione di chiusura e si sono rivelati respingenti.

Questo impone una riflessione, non vi pare? E mi ci metto io per prima, che ero lì. Dove ho sbagliato? Dove sbaglio, quando parlo di fantascienza, quando comunico quello che faccio e che facciamo?

“This Was a Triumph” by Jesse Rubenfeld

La questione “MOVIMENTO”

Passiamo a un altro concetto chiave sul quale si è soffermato il patron di Vaporosamente:  sul concetto di “movimento” ci sarebbe da scrivere un trattato….

Intanto scendiamo dalle utopie che ci bloccano: in qualsiasi movimento ci sono particolarismi, personalismi, invidie e gente che non esiterebbe a piantarti un coltello in fronte per un boccone in più.
Allo stesso tempo, la collettività ha una forza diversa e può raggiungere un’energia virtuosa: il movimento può essere e fare tante cose, diventa più della somma delle sue parti.

Ovviamente, la cosa non si identifica con il darsi pacche sulle spalle (servono anche quelle, comunque, eh, la critica letteraria non c’entra nulla e non è certo compito di chi scrive o di chi vende) né con l’inondare i social di autocelebrazioni millenaristiche ogni volta che esce una roba nuova.

Quello che posso dire di utile, basandomi anche sulla mia esperienza in altri ambienti letterari, è che quello della fantascienza è un gruppo che può diventare un movimento, perché ha una spiccata consapevolezza di sé e una buona conoscenza delle basi e delle istanze della propria scrittura.

Un poster di Kick-Ass

Questo cosa c’entra con il Premio Italia e con i trekkers?
C’entra perché, come già detto, i trekkers hanno portato un contributo vero al premio: questo però non ci esime dal cercarne altri.

Premio Italia: per chi? #opentheborders

C’è nell’aria una riflessione, aperta già nell’assemblea Italcon del 2018, sull’ampliamento della base votanti del Premio Italia, o meglio, di quella che dovrebbe essere la vera base votanti: quella dei lettori e delle lettrici.

Loro, per il momento, sono tenuti fuori proprio da molti “Amici del Premio Italia” con motivazioni a nostro avviso un po’ autolesioniste, quando non meschine.

Nel gruppo Facebook con questo stesso nome, c’è stato di recente un appello alla riflessione fatto da Silvio Sosio, legato a una volontà di aumentare i votanti.

(La nostra dodoproposta è radicale e ne approfitto per rimetterla nero su bianco: un disclaimer in coda a qualsiasi libro SF pubblicato, credenziali personali e voto a chiunque compri un libro SF e voglia loggarsi.)

Cosmic Vudu by Dan Bastet

Devo dire con dispiacere che la prospettiva di aprire davvero il Premio Italia ha suscitato nella maggioranza degli intervenuti alla discussione delle reazioni di paura e diffidenza.

Si sente la necessità di un “controllo” della reale passione e competenza di chi dovrebbe votare, una specie di “bollino qualità” che lascerebbe fuori i lettori e le lettrici occasionali. Tra le tante considerazioni, ecco le preponderanti per sostenere questa visione:

  • il lettore/la lettrice occasionale non può giudicare la qualità vera, non conosce bene la fantascienza, non sa;
  • il lettore/la lettrice qualunque non si leggerebbe mica tutti i concorrenti al Premio (perché i fantascientisti, invece…);
  • poi si rischia che l’autore/autrice più attivo sui social faccia massa con i suoi amici: e quindi, secondo qualcuno, è meglio che siamo noi autori già “dentro” a coinvolgere i “nostri” amici, così di certo non si formeranno conventicole! LOL.

Dopo aver letto diversi pareri in tema, ci siamo chieste che senso ha scrivere e pubblicare, se poi non ci si fida di chi è dall’altra parte.

O forse il discorso è proprio questo, sempre questo, sempre lo stesso: vogliamo davvero aprirci al mondo vero?

 

Artwork by Ismael Inceoglu

Fuori? Ma fa freddo

Forse la nostra zona di confort non ci dispiace…. il nostro caldo ghetto, dove ci perdoniamo a vicenda pubblicazioni arraffazzonate, ci tagghiamo come se non ci fosse un domani e ci scambiamo longform bellissimi per il gusto di lavorare gratis.

Ci chiediamo in megatavolerotonde come mai la gente non legga narrativa fantastica e la conclusione è che la nicchia fatta di “veri appassionati come noi ha un’intelligenza superiore di élite” (è stato detto anche questo, QUI, da un amico come Gian Filippo Pizzo: dato che lui a differenza di molti altri sa bene quanto valga la discussione, ci stiamo confrontando via mail in merito).

Ora. Molte resistenze sono anche comprensibili.

Dopo quasi quindici anni di lavoro da editor, seguendo scrittori e scrittrici di ogni genere ed essendo noi stesse scrittrici, siamo ben consapevoli che essere lett* non è solo una cosa meravigliosa ma anche una sfida che può procurare ansia.
Qualcuno non ci capirà sicuramente. Qualcun altro non si curerà dei nostri sentimenti, nello stroncarci o nello squalificare un’idea che magari noi crediamo ottima.
E poi ci sono altri e altre, autori e autrici più bravi di noi, ai/alle quali ci confronteranno.
Saremo lett* da persone che non sanno nulla di fantascienza e che magari vogliono “semplicemente” una bella storia che avvinca, o una bella scrittura, o delle emozioni. E dovremo fare un buon lavoro, perché la sola bella idea non basterà.

Siamo davvero pront* a questa sfida?

Quando la risposta sarà sì, pensiamo che il Premio Italia (e la fantascienza di questo gruppo) troverà la sua strada per raggiungere il pubblico, e potrà diventare quello che ora è solo in potenza: il riconoscimento più importante della scrittura fantastica e fantascientifica in Italia.

Per allora, magari, non avremo più bisogno dei trekkers solo per fare numero. E proprio allora, proprio per questo, potremo ritrovarci. Sulla base di motivi diversi, ma animati da sentimenti nuovi e uniti da rinnovati obiettivi comuni.

Artwork by John David Reece

Che ve ne pare, come Dodo’s Death Notes 2019? 🙂
Noi siamo come sempre aperte al confronto. Scriveteci nei commenti, via mail, su facebook o via dodo viaggiatore, se volete… per aspera ad astra.

 

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