Scritti dalla città mondo: traiettorie celesti – La fantascienza cinese in Italia – Report

Il 18 novembre 2017 sono stata una bella presentazione nell’ambito della manifestazione Milanese Bookcity: la conferenza dal titolo “Scritti dalla città mondo: traiettorie celesti – La fantascienza cinese in Italia”.

by YUE MINJUN

Conducevano il dibattito Francesco Verso, scrittore ed editore Future Fiction; Alessandra  Lavagnino, docente di Lingua e di Cultura Cinese dell’Università di Milano e Direttora dell’Istituto Confucio; il noto critico e saggista Carlo Pagetti. Era attesa anche la partecipazione di Darko Suvin, critico assurto ormai a guru, ma per problemi di salute non è potuto essere presente.

(Lo so, lo so. Dal 18 novembre sono passati mesi. Troppa poca vita, troppe cose da fare leggere scrivere e così via. Ho deciso di realizzare lo stesso questo report, perché riguardando gli appunti mi sono resa conto della quantità e qualità dei contenuti che sono stati trasmessi durante quel paio d’ore, praticamente un bignami della fantascienza cinese con contributi anche dal pubblico, quindi ritengo che abbia senso pubblicarli anche con questo spaventoso ritardo.)

L’incontro è stato interessante perché ha dato una panoramica della letteratura fantascientifica in Cina: sia dal punto di vista della sua nascita e storia, sia rispetto alla sua situazione contemporanea.

Inoltre Francesco Verso era appena tornato da un viaggio in Cina, precisamente da Chengdu, capitale del Sichuan, dove è stato ospite e relatore in una gigantesca convention dedicata alla scrittura di fantascienza: e ha condiviso con il pubblico qualche impressione e suggestione relativa a questa esperienza.

by ZHOU FAN

Proprio Francesco Verso ha aperto la presentazione con qualche considerazione generale, dopo un ringraziamento a Nicoletta Vallorani, presente in sala, per essere stata anello di congiunzione tra lui e Lavagnino, quindi tra Future Fiction e l’Istituto Confucio.

La letteratura di fantascienza in Cina conta un numero crescente di lettori e appassionati. Addirittura, proprio nel Sichuan esiste il progetto faraonico di  una Città della Fantascienza: un vero e proprio quartiere dedicato ai creativi e alla tecnologia per la scrittura di fantascienza.

Verso ricorda poi che Darko Suvin, ai tempi del suo libro “Le metamorfosi della fantascienza”, era abbastanza critico sulla fantascienza cinese, rimasta secondo lui a Jules Verne.

A quel punto, la prof.ssa Alessandra Lavagnino ha raccontato che in effetti Jules Verne ha ancora un grande seguito e una grande tradizione in Cina, per molti motivi. Uno dei più importanti riguarda la sua traduzione:  nel 1904 fu tradotto, dal giapponese, da Lu Xun, autore riconosciuto come uno dei più importanti intellettuali cinesi.  Quindi Jules Verne è ritenuto importante in Cina anche perché è stato tradotto da proprio da uno specifico importante intellettuale. L’influenza di Verne e di Lu Xun agisce ancora, ma oggi è affiancata  a quella di altri autori e altre correnti, presenti nella fruizione della letteratura fantascientifica.

by CHANG LEI

D’altro canto, il fenomeno del “ritardo” è in parte anche reciproco: in Italia, la fantascienza cinese fino a poco tempo fa era davvero poco conosciuta.

Nel 2010, Urania ha pubblicato la raccolta “China futures”, che oltre ai racconti includeva anche molte spiegazioni didattiche e divulgative sulle caratteristiche della fantascienza cinese.

Negli ultimi tempi c’è una nuova attenzione e anche una nuova conoscenza e sensibilità sul tema, grazie soprattutto a scrittori e intellettuali che fanno da mediatori culturali. Primo tra tutti, Ken Liu, che oltre ad essere un autore pluripremiato ha anche tradotto e fatto tradurre dal cinese all’inglese molti dei suoi colleghi cinofantascientisti.

Qui in Italia, l’opera divulgatrice è svolta principalmente proprio da Francesco Verso e dalla sua collana Future Fiction, che quest’anno oltre a vari racconti singoli in ebook ha dato alle stampe Nebula: antologia di racconti di fantascienza cinese in doppia lingua, pubblicata sia con il testo cinese originale sia con la traduzione italiana.

Ne parla Carlo Pagetti, individuando tratti peculiari e interessanti dei racconti contenuti in Nebula. (…Grazie a Dio senza infilarci spoiler come in alcune sue prefazioni!)

Il critico afferma che il primo elemento degno di nota, sia di questa di fantascienza che dei racconti contenuti in Nebula, è la  dichiarata tipicità cinese: nessuno nega o ignora  l’essere cinese, anzi, lo usa come elemento narrativo.

by ZHONG BIAO

Questa caratteristica si unisce a un forte senso di cambiamento che permea le righe di tutti i racconti. La Cina cambia, il mondo muta, in modo a volte sorprendente, ma non catastrofico. Anzi, Pagetti rileva un forte elemento utopico e se ne esce con una frase da applauso:

La fantascienza occidentale se la cava buon mercato col catastrofismo… troppo facile, oggi, parlare della fine del mondo.

Un altro aspetto da notare secondo Pagetti nei racconti di Nebula è l’importanza della figura femminile. Le donne sono centrali molto più di quanto accade in tanti racconti statunitensi e inglesi del passato.

Pagetti ricorda Ken Liu a proposito di una poetica ben precisa: in un’intervista alla rivista statunitense Science Fiction Studies, parlando di Tolkien, Liu afferma che il mondo del fantastico va costruito con una coerenza interna, e quello della fantascienza deve tener conto anche delle leggi scientifiche. Questa visione pare quella anche di Nebula.

Pagetti cita Liu Cixin, incluso nella raccolta: il suo racconto Le bolle di sapone di Yuanyuan,  viene accostato  alle pagine di Italo Calvino, per componenti di leggerezza e di meraviglia della prosa.

L’ultimo aspetto importante che Pagetti sottolinea, sempre sia dei racconti di Nebula, che in generale della fantascienza cinese di oggi, è l’attenzione ai rapporti familiari.

La parola passa poi ad Alessandra Lavagnino che ci regala un interessante viaggio nelle radici della fantascienza cinese.

by XU DEQI

Lavagnino racconta che la fantascienza cinese di oggi è erede di una lunga tradizione.
L
a fantascienza arriva in Cina dagli stranieri dominatori coloniali, alla fine del Diciannovesimo Secolo.
I letterati cinesi, sopraffatti dalla tecnologia occidentale, ritengono che essa sia necessaria da capire e da accogliere, per modernizzare il paese e per emanciparsi.

Questo racconto mi ha molto colpita. La mia (poca) conoscenza della storia mi ha messa spesso di fronte a storie diverse: popolazioni invase che reagiscono all’oppressione rifiutando in blocco le innovazioni portate dagli oppressori. Un atteggiamento comprensibilissimo, direi. Allo stesso tempo, il diverso comportamento degli intellettuali cinesi in relazione alla fantascienza “invasora” definisce una strada diversa, più controversa e faticosa, forse, ma senza dubbio creativa, proattiva, costruttrice nonostante tutto. Chapeau.

Lavagnino cita “Il sogno della camera rossa”, romanzo di Cao Xueqin pubblicato alla fine del Settecento, una delle opere letterarie capitali della storia cinese: fu uno dei primi testi a essere “ripreso” in chiave fantascientifica, la sua storia “proseguita” in una Shangai del futuro, gigante e ipertecnologica, persino ospite di una esposizione universale!

Fin da subito, quindi, ci sono degli elementi che sono la base del presente: la fantascienza vista come un elemento di cultura scientifica e usata come volano di modernizzazione, quindi pensata fin dalle origini in una chiave utopica.

by ROBBBB

Nel 1949, con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, molto cambia e il governo inizia un’opera massiccia di popolarizzazione anche della scienza. Servono quindi dei testi, testi per far conoscere la scienza e le macchine anche al popolo, in particolare ai bambini. La fantascienza imbocca quindi questa strada.

Ma la Rivoluzione Culturale maoista bloccherà anche questo.

Fino al 1979, quando la “svolta” di Den Xiao Ping in favore dell’apertura cambia di nuovo la storia della Cina.

…e arriviamo al turbolento oggi.

Oggi esiste di fatto un patto tacito tra lo scrittore, l’editore e il potere: la fantascienza deve essere positiva. E a livello formale, deve servire agli stessi scopi della metà del Novecento: la popolarizzazione della scienza, l’alfabetizzazione tecnologica della popolazione.

Prende la parola Francesco Verso, affermando che la fantascienza anche in Cina ha un legame strettissimo con la tecnologia. Citando la Pyramid of Technology, introduce poi un’equazione illuminante.

Man & society + new tech = new drama

Al suo stato iniziale, infatti, la nuova tecnologia produce uno straniamento cognitivo.

Unknown -> Questions -> Doubt

È qui, secondo Verso, che la fantascienza dà il suo meglio: usando il novum.

In Cina ci sono progetti faraonici, e innovazioni immani. Questo la rende un terreno fertile per tutto quanto detto sopra.

by TA MEN

La fantascienza oggi in Cina è un’occasione per diffondere la scienza. Costruendo scenari ipotetici, aiuta a capire a cosa serve una certa tecnologia e la scienza stessa. La fantascienza cinese serve le masse. È uno strumento di divulgazione.

Non a caso, è letta dai giovani. In un contesto dove è radicata la convizione che se i giovani stanno bene, la nazione sta bene.

Verso racconta poi qualche dettaglio folcloristico del suo viaggio, ci dà ritratti faraonici e impressionanti. Alla convention fantascientifica c’erano ogni sera diversi spettacoli di danza, esibizioni di acrobati, concerti di rapper tutti a tema SF. E la platea, parliamo di centinaia di persone, era composta per la maggior parte di persone tra i 20 e i 30 anni.

E i cinesi? Sono interessati alla fantascienza italiana?

Verso riporta che l’interesse c’è, i lettori e anche gli autori cinesi gli hanno manifestato curiosità e la voglia di leggere SF italiana. Il progetto è quindi di tradurre in cinese “Livid”, romanzo SF di Verso, e forse anche una antologia di racconti italiani. Da questo punto di vista, Verso rimarca la sua apertura al mondo, la sua ricerca di un editore che non sia solo quello “classico” statunitense al quale ambisce il fantascientista medio. In ogni caso

dobbiamo impegnarci a fare un lavoro di traduzione diretta, da lingua a lingua.

Interviene Pagetti. Sarebbe utile secondo lui una storia della fantascienza cinese, simile a quella che esiste per la fantascienza araba. Il critico esprime poi una perplessità, riguardo al percorso della SF cinese.

by HUA TUNAN

La fantascienza, ormai possiamo ben dirlo come assodato, fa parte della letteratura. E la letteratura ha al suo interno elementi di critica, connaturati al suo essere. Da questo punto di vista, la “tutela” del Partito Comunista è un elemento inquietante.

Tuttavia, riflette Pagetti, il grande scrittore ha gli strumenti per svincolarsi comunque.

Riprende Verso, aggiungendo un tassello a questa riflessione: oggi chi vuole conoscere il presente della Cina deve leggere la sua fantascienza. Il maistream è in ritardo. E alcuni letterati e autori critici del sistema si avvicinano al genere perché ci vedono anche una modalità di svincolarsi dall’ingombrante controllo del potere.

Alessandra Lavagnino:

c’è un patto riconosciuto: parlate del futuro, non dell’oggi.

by JOY LEUNG KA-YIN

Ci sono poi alcune domande interessanti dal pubblico, un pubblico nel quale ci sono anche molti addetti ai lavori della SF italiana.

Emanuele Manco prende la parola e riferendosi al panorama prospettato dai relatori, di una fantascienza in ascesa come la sua società, domanda:

Ma allora noi stiamo… come dire… decadendo?

Risponde Francesco Verso:

Sì, ovvio!

Nico Gallo afferma poi che l’utopismo tecnologico, questo fattore importante, non è prerogativa solo della Cina. Ad esempio esiste nella SF statunitense degli anni ’30 del Novecento, ma poi decade, e viene quasi spazzato via da una nuova ondata di autori critici e molto combattuti nei confronti della scienza positivista.

Verso coglie il senso della domanda, e afferma che in Cina voci che dissentono ci sono già, non c’è un coro perfettamente unanime. Queste voci critiche riescono a parlare attraverso la metafora.

by LIU XIAODONG

Anche secondo Lavagnino la fantascienza è ora un nuovo spazio di libertà, in un modo letterario non stereotipato come può esserlo il mainstream.

Il Partito dice: “Voi siete gli araldi della nuova popolarizzazione!” Ma gli autori e le autrici, sotto sotto, non la pensano così: aprono invece nuovi spiragli di libertà. E la cosa è quasi manifesta, è risaputa, vive nel patto implicito di lasciare questi spiragli a una rappresentazione che coinvolga il futuro e parli per metafore.

Da questo punto di vista, lo strumento della pubblicazione digitale sta assumento un’importanza sempre più grande;  ma anche in questo caso in modi sorprendenti per noi, non edotti alle complessità del contesto cinese. Ce lo spiega sempre Lavagnino.

by ZHOU CHUNYA

Dati i numeri del mercato, stampare e distribuire libri in cartaceo è onerosissimo. Quindi allo stato attuale delle cose, soltanto il digitale può nutrire culturalmente intere generazioni e interi ceti sociali.

Questo però permette al Governo un maggiore controllo, ma allo stesso tempo la censura non è sempre così forte. Lo dimostra il caso del romanzo “China 2185” di Liu Cixin, romanzo utopico E distopico che ha segnato quasi l’inizio della new wave SF cinese: il romanzo è proibito, ma in digitale si trova tranquillamente, mentre ne è impedita la stampa.

by YUE MINJUN

…e questo è tutto, gente! Grazie ai nominati per aver animato una conferenza ricca di contenuti, che ci avvicina e ci istruisce su una parte di mondo sempre più vicina a noi.

Alla prossima! 再见!

5 risposte a "Scritti dalla città mondo: traiettorie celesti – La fantascienza cinese in Italia – Report"

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