Antologie al femminile: è discriminazione?

Ogni tanto esce qualche nuova antologia. Ogni tanto (più raramente) esce qualche nuova antologia dedicata alla fantascienza delle donne, quindi con racconti scritti esclusivamente da donne.

E ogni tanto (puntualmente) parte la critica: sole donne? Ma questa è discriminazione!

Di solito, a rivolgere questa critica sono per lo più uomini. Ma (più raramente) l’argomentazione è sollevata anche dalle donne e dagli altri cinque sessi tralfamadoriani (sono in incognito qui sulla Terra, quindi questa si tratta di una dodosupposizione per la parità di percentuale).

Dragon Pride by Kaenith – SERIE

Ecco quindi un dodovademecum, ovvero una serie di considerazioni utili a mettere la questione in una prospettiva più ampia. Per aiutare la discussione e facilitare chi non ha ben chiaro cosa sia una discriminazione: il che non è una colpa, ma una ignoranza anche provvidenziale (non sei mai stat* discriminat* e non hai mai assistito a una discriminazione di genere? Evviva, beat* te!) che può essere colmata grazie a una riflessione aperta e onesta.

La discriminazione (che c’è nella fantascienza come c’è in tutti gli altri ambiti) nella maggior parte dei casi è subdola, sottile, accettata come normalità. Ed è difficile da percepire per chi non la vive sulla propria pelle.

Transfeminine Pride Dragon – by Kaenith

Per esempio: ci sono le infinite discussioni sulle donne che scrivono o non scrivono fantascienza; ci sono le curatrici che, se salgono sul palco a presentare quello che curano, devono prima rispondere a cinque domande d’ufficio su come mai una donna abbia scelto la fantascienza; c’è il panelist che ha parlato prima di te che prima di passarti il microfono fa una battuta sul fatto che: “ora che tocca alle femmine sicuramente arriverà più gente ad ascoltare”, battuta che non avrebbe fatto a un uomo, anche se più giovane e più carino di te.

C’è la conta delle donne nelle prefazioni delle antologie e la discussione sulla legittimità stessa delle antologie di sole donne.

Come se aver preso la parola ed esserci incluse escludesse qualcun altro.

PAN Pride Dragon – by Kaenith

Che considerarci tutti uguali a prescindere dall’essere uomo, donna, trangender, etero, cisgender, ecc. sia l’obiettivo, è assolutamente vero: ma dobbiamo prima arrivarci, e per farlo bisogna almeno riconoscere l’esistenza del problema.

Questo non è così facile. Perché appunto, il mondo è difficile per tutti ed è facile lasciarsi sfuggire qualcosa se non riguarda noi direttamente, o se abbiamo l’impressione che non riguardi noi direttamente. (Le discriminazioni di genere infatti pesano sulle donne, ma sono un problema di tutti, tutti ci perdono!)

In linea generale quando c’è qualcuno che si sente discriminato, in qualunque misura, riesce difficile che chi fa parte del gruppo non discriminato possa negare l’esistenza della discriminazione.

Diciamo che se uno dice di essere discriminato e quello che non è discriminato dice che non è vero, di solito è molto più probabile che quello che non è discriminato non si renda conto del problema, piuttosto che il problema non esista.

Silvio Sosio

Quindi una persona può essere seria e corretta e – senza neanche accorgersene – mettere in atto comportamenti discriminatori: che spesso non dipendono da una volontà specifica, ma dalla cultura patriarcale e maschilista in cui siamo cresciut* tutt*. Non a caso, il sessismo si annida anche tra le donne.

Asexual Pride Dragonn – by Kaenith

Ora: le donne della fantascienza italiana hanno sentito l’esigenza di manifestarsi.
Non significa dire: “gli uomini non contano niente”.
Vuole dire: “Eccoci, ci siamo anche noi, siamo tante e questa è la nostra voce”.
Voce che in altri contesti sarebbe stata in qualche modo soffocata o avrebbe faticato di più a emergere. Lo scopo è l’inclusione, non il contrario.

In una recente polemica online, alcuni lettori e utenti (maschi) polemizzavano con la definizione di “donne pilastri della fantascienza”, qui riportata:

Le donne sono sempre state i pilastri della fantascienza, è ora di riconoscere il loro grande contributo nel definire quella che è oggi la letteratura del fantastico. Lo dice Pat Cadigan.

Da: Fantascienza.com

Gay Pride Dragon – by Kaenith

Certo, se per “pilastri” si intendesse “più importanti / le sole rilevanti”, la cosa non sarebbe condivisibile: le donne non sono “pilastri” in questo senso.

Anche perché, storicamente, la SF moderna è nata in un contesto prettamente WASP: quindi ci sono assai più uomini bianchi anglosassoni che “reggono” le basi del genere, sia perché oggettivamente bravi, per carità, sia perché in un certo periodo storico hanno iniziato loro molte se non tutte le pubblicazioni più rilevanti. E altra parentesi dentro la parentesi: questo non per demeriti delle donne, ma perché semplicemente il gruppo era quello, ed era anche un po’ chiuso a tutti gli altri, a tutte le minoranze.

Bigender Pride Dragon – By Kaenith

L’attuale supposta “rimonta” delle donne avviene dunque dopo molti anni di fatica. E capita, come in questo caso, che il solo fatto di essere donna fa avere meno chances, meno riconoscimento, meno successo e attenzione nella fantascienza. Non è una supposizione, ci sono precise testimonianze in questo senso di chi ci è passata: io ho ascoltato direttamente Tracy Sullivan e Pat Cadigan.

Sullivan commenta che trova molto triste il fatto che le donne siano messe in condizione di dover parlare solo del proprio genere e dei problemi a esso connessi, per poter scrivere SF. I fatti ci dicono che le donne fanno tutto come gli uomini, possono eccellere negli stessi ambiti, in modi differenti/simili/identici/X. Ma la gente vuole che la donna scriva di donne, allo stesso modo in cui ad esempio un nero debba scrivere solo di razzismo o di altri neri.

«È davvero stancante… perché vorresti essere semplicemente una persona, non un genere!»

Da La fantascienza è delle donne – Panel Stranimondi 2016

Polisexual Pride Dragon – by Kaenith

Inoltre, secondo molti una donna che scrive fantascienza è automaticamente femminista, o dovrebbe esserlo.

Da un certo punto di vista, afferma Vallorani, basta essere donna e sollevare nei propri testi questioni di genere per essere definita “femminista”.

Da Margaret Atwood allo IULM di Milano – ecco com’è andata!

Ecco quindi che all’uscita di un’antologia di racconti scritti da donne, le partecipanti e le curatrici/i curatori iniziano il percorso già con il doversi difendere. A prescindere da ciò che l’antologia contiene e dalla tanto sbandierata qualità o meno dei racconti. Questo comporta un peggioramento del clima generale, e a volte chi si difende sente la necessità di alzare la voce per farsi sentire. A volte in modo davvero scomposto e con parole che non vorremmo mai leggere né sentire: ma la qualità della reazione non toglie l’importanza del problema iniziale.

Agender Pride Dragon – by Kaenith

Se l’antologia è di soli uomini viene considerata la normalità, se è di sole donne viene percepita come una forzatura. I cataloghi e gli scaffali sono pieni di antologie scritte solo da uomini. Perché?

Perchè le donne non leggono e non scrivono fantascienza.
Perché le donne sono più tagliate per il fantasy, il romance, il romanzo, la calzetta.
Perché boh, io la call l’ho fatta e ho ricevuto solo racconti di uomini, il resto non è un mio problema.

Questi sono classici esempi della messa in atto inconscia di un atteggiamento che discrimina. Alla radice di questa specifica mancanza, può esserci lo stereotipo che “la scienza non è per donne” o che “la fantascienza è un genere da maschi”, quindi le donne sono allontanate persino dal leggerla.
E ancora più alla base, c’è l’ingiustizia sociale del fatto che il “tempo libero” non è uguale per uomini e donne, un uomo si siede allo scrittoio dopo il lavoro, una donna dopo il lavoro E i lavori di casa E i compiti dei figli E i lavori di accudimento.

Non puoi sempre pretendere e ottenere una esatta parità di genere nelle antologie. Io stessa non sono riuscita a essere sempre in un’antologia, perché avevo… avevo mia madre, da curare!

Sono consapevole del fatto che probabilmente si rivolge la call a più donne di quel che poi risulti, perché loro poi non possono esserci. Perché magari sono madri e devono prendersi cura dei loro figli, o hanno la responsabilità della cura dei loro genitori anziani…

Per questi motivi, da parte mia non sono severa, non voglio esattamente il cinquanta per cento di donne e uomini. A volte è semplicemente chiedere troppo.

Ma penso anche che si debba essere molto più attenti di così, non puoi semplicemente dirti ok, prendo i migliori! Perché in questo modo ti trovi a scegliere i migliori tra quelli uguali a te.

Devi cercare. Devi aprire la mente.”

Pat Cadigan nel corso del panel I mille volti del fantastico, Stranimondi 2017, mia registrazione

Trans Pride Dragon – by Kaenith

Nessuno definisce un’antologia di soli uomini un ghetto, e nessuno avrebbe da ridire, se non dopo averla letta.

Il fatto che nelle antologie di donne i nomi siano tutti femminili porta a un rifiuto preventivo. Verificato! Abbiamo visto casi in cui vengono date recensioni negative senza neanche leggere  i libri in questione, solo per criticare il fatto che l’antologia sia di sole donne e quindi “discriminatoria”. Se non è un pregiudizio questo.

Tutti auspicano (giustamente) antologie in cui conti la qualità dei testi e non il sesso di chi scrive: peccato che ora come ora in quelle antologie “miste” ci siano sempre quindici uomini e due donne.

Questioning Pride Dragon – by Kaenith

Eppure fantascientiste italiane ce ne sono tante!
Le donne della sf sentono la legittima esigenza di manifestarsi con progetti che non tolgono niente a nessuno, semmai aggiungono qualcosa al discorso.

Anche nella fantascienza, anche tra gli stessi lettori e autori di fantascienza, c’è gente convinta che gli uomini scrivono “storie d’azione” e le donne storie di dolci unicorni rosa. Non è vero, la fantascienza maschile, femminile o LGBTQIA* può essere assolutamente indistinguibile.

O forse no. Forse le minoranze, proprio perché vivono sulla loro pelle le discriminazioni e il dolore a esse connesso, sono più sensibili a certi temi? Forse valorizzare la loro voce, anziché limitarsi a un vago discorso “sulla qualità”, “basta che il racconto è bello”, è un tassello in più che arricchisce tutti, che rende tutti noi più umani, più connessi, più attenti agli altri, più sensibili, migliori?
Da questo punto di vista, la mancanza della voce degli uomini si sente e pesa come un macigno.

Già nel 2016 we, the dodo scrivevamo questo:

E i temi di genere, tra parentesi, non sono temi di genere femminile. Oltre alle uccise, vittime del femminicidio e del genocidio di genere lo siamo tutti, maschi, femmine, dodo e tutto quello che ci passa nel mezzo.

Ho sempre trovato frustrante che le autrici donne siano quasi le uniche che si fanno carico di parlare di temi di genere e (da buona fantascientista) sogno la nascita di un NeoMaschilismo: un nuovo movimento tutto in azzurro, capace di un cammino di autocoscienza e ridefinizione del maschile che si faccia carico delle disuguaglianze e della violenza e che lavori per combatterla.

Leggerò con partecipazione i racconti delle antologie in rosa. E aspetterò con fiducia l’uscita della prima antologia di fantascienza al maschile, tutta riservata ai colleghi uomini, che parli di uguaglianza di genere, di violenza contro le donne, di oppressione, di parità e di tutto quello che ci passa nel mezzo.

Stiamo ancora aspettando. A braccia aperte!

Nel frattempo, certe cose qualcun* deve pur dirle. Quindi un appello finale, a tutt*: sciogliete le riserve e leggete la fantascienza delle donne.
Scoprirete di che pasta sono fatte le fantascientiste!

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La “nostra” idea di fantascienza. Aperta a maschi, femmine, persone LGBTQI, tralfamadoriani, dodos & so on. [Logo di Giulia Abbate, realizzato da Martina Campoli]
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4 risposte a "Antologie al femminile: è discriminazione?"

  1. Ciao, Serena, grazie per il commento e la condivisione! 🙂 Hai ragione, per “Oltre Venere” il discorso era molto simile, anche se ho notato una differenza nell’accoglienza dell’antologia: la volta scorsa non si è formato un muro così ostile. Credo sia successo perché in quel caso a farsi promotore del progetto era un uomo (il sempre sul pezzo Gian Filippo Pizzo), mentre stavolta è un’antologia non solo di donne, ma anche nata tra le donne, curata da una donna. Secondo me questo dettaglio destabilizza ulteriormente alcune persone 😦
    A presto!

    Elena

    (Scusate, il mio blog mi ha “sfrattata” per problemi tecnici e devo usare questo account per commentare…)

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