Star Wars – Gli ultimi Jedi – Recensione

Spoiler: questa recensione è piena di metafore alimentari, non leggetela se avete la gastrite.

Mai come in passato recensire un nuovo capitolo di Star Wars è stato così complicato: perché al commento sull’opera in sé si aggiunge tutto il dibattito di contorno, lo scisma interno al fandom che vede gli appassionati della saga di Lucas spaccati in due tra chi acclama il film e chi firma petizioni per toglierlo dal canone ufficiale. (Poi ci sono tutti quelli che hanno un’opinione a metà tra i due estremi, ma è una maggioranza silenziosa rimasta fuori dall’arena.)

Una caratteristica che ho notato in questo dibattito è che, mentre i detrattori commentano il film nel merito, i difensori commentano i detrattori, accusandoli di ogni possibile nefandezza: vecchi, rompicazzo, poco obiettivi, incontentabili, alla ricerca di qualcosa di inesistente (talmente inesistente che dal ’77 al 2005 ci hanno fatto sopra sei film).

Mi incuriosiscono molto queste definizioni, visto che (spoiler!) mi posiziono fra i detrattori. Sarei “vecchia”, ma non ero neppure nata quando è uscita la prima trilogia. Se fossi “poco obiettiva”, amerei incondizionatamente qualunque cacata esca sotto il marchio “Star Wars”, a prescindere dalla sua qualità. Se fossi incontentabile avrei smesso di guardare SW dopo “La minaccia fantasma”.

Parliamo però del film in sé, seguito del capitolo VII “Il risveglio della Forza”, che riprende la storia esattamente dove la roba di J.J. Abrams l’aveva interrotta. Rey porge a Luke Skywalker la sua lightsaber, Finn si è salvato per miracolo dalla battaglia contro Kylo Ren e Poe Dameron – che la volta scorsa abbiamo visto praticamente di sfuggita – combatte spavaldo sotto il comando della Generale Organa. Nelle poche ore intercorse, il leader supremo Snoke e il Primo Ordine hanno avuto il tempo di instaurare un nuovo Impero e fiaccare la Resistenza nello spirito e nel corpo.

Il leader supremo Snoke

Ma l’interrogativo più grande in sospeso era proprio quello relativo a Luke Skywalker, ritiratosi su un’isola in mezzo al nulla dopo il fallimento come maestro di Ben Solo.

Stavolta la regia e parte della scrittura del film sono state affidate a Rian Johnson, già noto per “Looper” (storia un po’ pasticciata di viaggi nel tempo) e alcuni episodi di “Breaking Bad”. Johnson ha collaborato anche alla sceneggiatura di episodio IX e pare sarà lui a dirigere la trilogia che verrà dopo di questa.

L’assenza di J.J. Abrams e il cambio di timone non passano inosservati, anzi, possiamo dire che rispetto a “Il risveglio della Forza” è stato fatto un enorme passo avanti da ogni punto di vista. Invece di essere la copia carbone sciatta di un film già visto quarant’anni fa, “Gli ultimi Jedi” ha il pregio di mettere in tavola qualcosa un po’ più originale, un tentativo, almeno, di raccontarci una storia nuova. Purtroppo il film ha una lunga serie di limiti che lo rendono un altro capitolo fallimentare del Disney’s Star Wars, che andremo ad analizzare nel dettaglio.

(Spoiler: Oscar Isaac lo mettiamo tra i pregi)

Le cose carine

Prima però voglio iniziare con i pregi. Li elenco di seguito:

  1. l’estetica generale, con ambientazioni interessanti e anche qualche apprezzabile sequenza visionaria;
  2. Oscar Isaac: gran tocco di fregno;
  3. un certo coraggio nel prendere personaggi e situazioni storiche per plasmarli alla propria volontà: ma resta un pregio solo finché non sconfina nella hybris;
  4. un lontano e lievissimo sottotesto antimperialista e animalista.

I difetti

È tuttavia evidente il cinema di riferimento verso cui la Disney sta cercando di portare Star Wars: il Marvel Cinematic Universe, con la sua assoluta leggerezza di forma e contenuti, e personaggi graziosi, non troppo complessi, caratterizzati da traumi e conflitti interiori take-away e facilmente digeribili anche dal pubblico giovanissimo. Star Wars è diventato, in sostanza, un franchise per famiglie, privo di drammi troppo difficili da capire, dotato di un ritmo narrativo pop, rapido, immediato. Basta riguardare il pur malriuscito “La minaccia fantasma” per notare l’abissale differenza: non ci sono più quei tempi narrativi calmi, eleganti e riflessivi, magari spezzati da sequenze più dinamiche; tutto deve essere rapido, colorato, una baraonda di suoni e luci divertenti.

Ai personaggi si può applicare la stessa identica parabola semplificatrice. È tutto frullato e omogeneizzato per stare in due ore e mezza di film: prese di coscienza, conflitti, tentazioni, Lato Chiaro/Lato Oscuro, alleanze e tradimenti; elementi presi di peso dalla saga di Lucas e sminuzzati, pressati, trasformati in comode monoporzioni hamburger+patatine+bibita a scelta. In questo processo sono andate perse caratteristiche fondamentali come il carisma, assente in praticamente tutti i protagonisti (perfino quelli storici!), e più in generale l’epica e la mistica della saga, passata da epopea science-fantasy a filmetto d’azione con le astronavi e le battutine sceme. Si sente anche la mancanza di veri antagonisti, visto che questi qui sembrano usciti da un episodio di Scooby Doo.

L’intreccio poi è molto confuso, non si capisce bene come abbia fatto a crollare la Repubblica in poche ore e a essere soppiantata al volo dal nuovo Impero, o a cosa servisse una Resistenza tanto capillare trent’anni dopo la Battaglia di Endor. Qui la colpa non è tutta di Johnson, che ha ereditato i buchi logici e le forzature dal predecessore e ci ha dovuto costruire sopra la sua trama.

L’intero film ricorda, più che un sequel, una fanfiction: pedissequa, semplificata, prevedibile, magari anche simpatica e divertente, ma priva di un’identità vera e propria, costruita sulle briciole di Lucas, “ci voglio mettere anch’io il Jedi tormentatoH, mo’ me ne invento uno!”.

Sul set: Oscar Isaac e Carrie Fisher ❤

Da un grande marchio derivano grandi responsabilità

Ogni volta che esce il sequel di un’opera storica, e quel sequel ha dei difetti oggettivamente riscontrabili, chi li fa notare viene subito accusato di essere un ultranerd nostalgico, un fedayyin incontentabile infarcito di pregiudizi. L’argomentazione più battuta dai difensori a spada tratta è sempre: “Eh, ma non devi confrontarlo con l’originale”. Sono curiosa, quindi: con cosa dovrei confrontare un film che si intitola “Star Wars”? Col film delle Winx? Se si toglie il “vestito Star Wars” a “Gli ultimi Jedi”, resta un filmetto per bambini con le battutine. Magari anche divertente e bello esteticamente, anche ben diretto, per carità, ma poco più di un Happy Meal col giochino dentro. Quanti sarebbero andati a vederlo se non ci avessero appiccicato sopra il marchio Star Wars? Gli è piaciuto usare quel marchio quando era il momento di prendersi i soldi? E allora si assumano anche la responsabilità del suo uso.

Per tutti i motivi sopra elencati, il mio voto su “Gli ultimi Jedi” è insufficiente e continuo a non considerare il Disney’s Star Wars parte del canone ufficiale. Sicuramente è migliore de “Il risveglio della Forza” (non che ci volesse molto, eh), ma ancora lontano parsec dalla saga leggendaria di cui ambisce a fare parte.

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Margaret Atwood allo IULM di Milano – Ecco com’è andata!

Mercoledì 6 dicembre Milano ha accolto Margaret Atwood, autrice di fama internazionale, per conferirle il prestigioso premio Raymond Chandler alla carriera e accoglierla nella convention Noir in Festival.

La scrittrice ha ricevuto il premio alle 18:00 presso la Fondazione Feltrinelli dove è stata introdotta dalla scrittrice e intellettuale Chiara Valerio.

Ma… poche ore prima, alle 12:00, Atwood è stata ospite all’Università delle Lingue e Scienze della Comunicazione, ovvero lo IULM, per un incontro con il pubblico presentato da Antonio Scurati, tradotto da Giovanna Sommerman e nel quale è intervenuta Nicoletta Vallorani.

Il dodo era lì!

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Evitandomi la ressa feltrinelliana, sono andata ad ascoltare la lectio nella “Sala dei 146”, dove il tutto esaurito tra le poltroncine non mi ha impedito di trovare un ottimo punto di osservazione su un confortevole scalino a pochi metri dal consesso dei relatori (provocandomi anche una piccola fitta di nostalgia verso la mia vita universitaria, ormai persa nelle nebbie del tempo.)

Parto con il report!

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