Starcon 2017, seconda parte: Dodo’s Death Note

Ieri abbiamo pubblicato la prima parte del nostro reportage dalla Starcon 2017, che si è tenuta a Chianciano lo scorso weekend. Abbiamo parlato dei panel, della giornata di sabato, della premiazione serale e di tutti i contenuti interessanti e le persone che abbiamo incontrato. [Leggi: “Il Dodo all’Italcon: the day after”]

Oggi passiamo alla seconda parte, che abbiamo deciso di scorporare per due motivi: uno, ci sembrava corretto parlare delle cose belle dell’Italcon al netto dei disagi; due, l’articolo era già piuttosto lungo e non volevamo pregiudicarne la leggibilità.

Annoyed Dodo

Ci limiamo quindi gli artigli delle zampe pennute e procediamo a esaminare una serie di questioni piuttosto fastidiose, con una riflessione finale che non vuole essere una critica fine a se stessa, piuttosto un modo per analizzare il presente in vista del futuro. Tra l’altro, è stato comunicato che la prossima Italcon (2018) si terrà all’interno della convention Stranimondi: notizia che non può che farci piacere.

Partiamo con la black list…

Primo problema: logistica e accoglienza.

Chianciano Terme è una località turistica, tra l’altro frequentata da persone suppongo in media over 70.  Ha una sola stazione ferroviaria che è quella di Chiusi e che si trova a 15 chilometri dalla città. Alla stazione di Chiusi, scendi e non c’è uno straccio di sportello informazioni. O meglio c’è, ma di venerdì è chiuso e alla biglietteria di Trenitalia la gentile addetta si è rifiutata di darci qualsivoglia aiuto, non ha voluto nemmeno indicarci la direzione di una fermata qualsiasi e ha ignorato la nostra evidente difficoltà con modi bruschi e scocciati.
In stazione non c’è una bacheca con le linee degli autobus e i loro orari, non c’è manco un foglio di carta A4 scritto a pennarello e appiccicato col chewing-gum che spieghi ai poveri stronzi in arrivo come raggiungere Chianciano senza possedere un aliante.
Poi per fortuna c’è il bar, l’unico posto dove qualcuno ha saputo dirci che un autobus esiste e che si prende davanti alla stazione.

Peccato che di autobus ce ne siano diversi e che non sia affatto semplice identificare quello giusto: non c’è un numero, un codice, un riferimento. Inoltre i pullman partono ogni due ore, quindi possono capitarti cose tipo impiegare un’ora e mezza per arrivare da Firenze a Chiusi e DUE ORE E TRE QUARTI per arrivare da Chiusi a Chianciano. Grande grazie va al conducente del bus, che per fortuna si è impietosito e ci ha spiegato almeno dove scendere.

Angry Dodo

Questa critica è rivolta direttamente al comune di Chianciano e a quello di Chiusi: lamentate crisi, avete una convention in città con centinaia di persone in arrivo e le biglietterie e gli info point sono CHIUSI?
Ci è stato riferito che il Comune aveva promesso navette ogni ora, invece alla fine ne ha concesse tre al giorno. Di cui non abbiamo trovato alcuna traccia. Non dico potenziare le corse (sia mai, eh), ma un ca**o di foglio informativo per sapere dove sbattere la testa una volta scesi dal treno mi sembra il minimo. Tanto più che Chianciano Terme è appunto una località turistica nota e frequentata e una sciatteria del genere non l’ho vista manco tra le montagne del Guatemala.

Meno male che il sindaco, sul palco della sfilata dei costumi, ha affermato enfaticamente che la Convention per lui e Chianciano è un sogno che si avvera.
Per noi e per chiunque ci abbia raccontato di essere venuto con i mezzi pubblici, il tutto è stato più che altro un incubo.

Passiamo poi al nucleo caldo del capitolo.
(Aspe’, prima mi prendo due globulini di Gelsemium. Ok, fatto.)

Furious Dodo

Sabato mattina, abbiamo regolarmente pagato l’ingresso per la giornata. L’ingresso includeva l’accesso all’Italcon, alla zona fumetti e ad alcuni eventi della Sticcon, tranne gli incontri con gli ospiti e altre cose che erano comunque fuori dalla nostra scaletta; e includeva anche, come confermato dagli organizzatori Sticcon su Facebook, l’accesso alla cerimonia del Premio Italia e alla sfilata dei costumi che si teneva nella stessa sala subito prima.

A seguito del pagamento non ci è stato dato nulla: un badge, un biglietto, una ricevuta, uno scontrino, un timbro sulla mano. Abbiamo chiesto come mai, dato che la sera saremmo dovute entrare alla premiazione, e ci è stato risposto che non c’era problema, che alla cerimonia avremmo potuto accedere liberamente.

Alle 23.00 ci siamo presentate puntuali all’Excelsior per la cerimonia. Peccato solo che l’accesso alla sala fosse presidiato da buttafuori della Sticcon che ci hanno sbarrato l’accesso chiedendoci un badge.

Abbiamo spiegato la situazione. E siamo state trattate malissimo: ingresso sbarrato da un cordone di TRE buttafuori a braccia spalancate e l’accusa di voler entrare a scrocco a vedere la sfilata dei costumi… che tra l’altro doveva essere già finita e di cui francamente ci fregava meno di un piffero.

Con infinita pazienza abbiamo spiegato di nuovo la situazione e sono anche intervenuti nostri amici, primo tra tutti il grande Marco Scarabelli di Zona42, che ha confermato il fatto che eravamo relatrici sul programma e che la mattina, come tutti, ci eravamo regolarmente registrate all’Italcon. Abbiamo anche fatto il nome di Armando Corridore, che la mattina ci aveva tranquillizzate personalmente. La risposta del buttafuori è stata letteralmente: “Io non rispondo a Corridore, rispondo a Romani”, responsabile della Sticcon.

Ricapitoliamo: fai un lungo viaggio a ostacoli per arrivare a Chianciano, paghi l’ingresso, partecipi alla convention, tutto questo per essere trattato da pezzente da un buttafuori che ti accusa in malo modo di voler vedere a scrocco gente travestita da mattoncini Lego.

A quel punto siamo riuscite a intercettare Armando Corridore, che organizza l’Italcon. Armando, insieme a un’altra ragazza di cui non conosco il nome e che ringrazio, ha spiegato ai buttafuori che avevamo pagato l’ingresso ma che non c’era stata la possibilità di stampare badge o ricevute. In tutta risposta, ed è qui la cosa veramente grave e il succo del discorso, ha ricevuto lo stesso manico dell’ombrello, la stessa risposta che loro rispondevano ai capoccia della Sticcon e che noialtri, fondamentalmente, non contavamo un cazzo.

Finalmente la socia di Armando ha fatto il nome di una Sticcon, che i buttafuori hanno chiamato. E solo dopo il suo arrivo e il suo squallido terzo grado a Corridore la donna ha dato l’ok e ci ha “concesso” l’entrata.

Ecco, questo fatto ci ha fondamentalmente aperto gli occhi.

Da molte parti abbiamo ascoltato il messaggio edificante che non bisogna dividersi, che bisogna stare uniti.

Ma stare uniti a chi e perché?

Si sta insieme per condividere scopi, momenti, spazi. Ha senso stare insieme a gruppi che non dimostrano il minimo interesse per noi? Che non partecipano e non danno segno di curarsi dell’esistenza di eventi libreschi slegati dal proprio interesse primario? Che monopolizzano gli spazi e i momenti migliori per i propri eventi, chiusi e autoreferenziali, per lasciare agli altri gli scampoli di tempo e i sotterranei?  Che anche quando stiamo fisicamente insieme, come a Bellaria, non si fanno vedere? Che, e questo incidente lo dimostra, trattano in modo villano e noncurante non tanto noi, Carneade senza badge, ma gli stessi organizzatori Italcon, costringendoli a questuare un responsabile trekker?

E parliamo anche dei modi: i disguidi capitano, e si potevano affrontare con lo stesso sorriso e la stessa cortesia che noi abbiamo usato chiedendo gentilmente una soluzione al problema. Non mi sembra esigere troppo, se chiediamo di essere trattate con RISPETTO anche se non giriamo con la divisa della Flotta o la tunica Jedi. Perché nella fantascienza ci lavoriamo, alziamo le chiappe per fare la nostra parte alle convention e non meritiamo, né tolleriamo, certi atteggiamenti. Questo non è un gemellaggio, è essere trattati come i cugini sfigati.

Siamo stati lì tutto il giorno a parlare di libri, di collane, di temi sociali, di critica letteraria e generi della narrativa: cose che vorremmo fossero trattate almeno con lo stesso rispetto dovuto ai cosplayer con le corna e le spade laser.

E invece no. Anzi, persino la mia visita piena di curiosità e interesse a un bancarello di merchandising è stata surreale. Mi ci ero recata per chiedere se avessero alcune cose di cui mi era stato commissionato l’acquisto. Mi hanno risposto a brutto muso che non potevo avvicinarmi alla loro mercanzia perché avevo una bibita in mano. Anche qui, più che il fatto in sé mi sconvolgono l’atteggiamento, l’aggressività, la maleducazione di chi dovrebbe stare a contatto col pubblico e non sembra in grado di stare in mezzo neanche ai macachi di montagna.

Perché stare attaccati come cozze a gruppi che ci trattano appunto come cozze, e che per di più monopolizzano un riconoscimento letterario rendendolo meno letterario (e permettendone graziosamente lo svolgimento dopo le loro sfilate, e chiacchierando e rumoreggiando tra loro mentre si svolge, e ignorando qualsiasi evento non abbia a che fare con la loro passione principale)?

Cui prodest?

Sia io che Giulia siamo perfettamente consapevoli che dopo questa tirata non ci avvicineremo mai più a un Premio Italia, almeno finché resta in balìa dei voti Sticcon.

Ma, detto francamente: chi se ne frega.

Sappiamo bene che non siamo le sole a pensarla così, e che i malumori ci sono da tanto, per le stesse ragioni qui elencate. E le scriviamo qui nero su bianco, prendendocene la responsabilità e facendoci portavoce di questi sentimenti presenti e condivisi, sperando di innescare un dibattito, se non un miglioramento della triste situazione della letteratura fantascientifica italiana. Che passa anche attraverso il Premio Italia e la potenzialmente splendida ed ecumenica Italcon. Ma forse un po’ più lontano dalle sfilate in costume.

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2 thoughts on “Starcon 2017, seconda parte: Dodo’s Death Note

  1. Avevo sentito vagamente di questa vicenda, ora che ne apprendo i dettagli la trovo sconcertante.
    Io spesso prendo le difese della Starcon, ma su queste cose sono costretto a darti ragione, essendomi scontrato anch’io diverse volte in passato con problemi analoghi. Ricordo ad esempio un anno che stavo cercando di entrare con in braccio due o tre scatoloni di libri, e i tizi all’entrata invece di aiutarmi mi hanno costretto a posare tutto per passare il badge (che avevo già passato in entrate precedenti).
    Credo che questo sia uno dei problemi della Starcon e che l’organizzazione dovrebbe prenderne coscienza, anche se è comprensibile che se devi gestire un evento grande, con grandi afflussi di persone e costi elevati, i controlli ci debbano essere.
    Detto questo, non vedo però nemmeno perché si debba estendere la colpa a tutti i fan di Star Trek, né comprendo tutta la seguente sfilza di critiche, anche se posso capirla per l’emotività suscitata dalla situazione.

    Infine, visto che critichi il Premio Italia, di cui come ben sai sono da parecchi anni il gestore, vorrei mettere bene in chiaro che il Premio Italia non è manco per niente “in balia dei voti Sticcon”.
    Per esempio, quest’anno i votanti iscritti alla Sticcon sono stati meno dei votanti iscritti a Stranimondi.
    Perché, allora, lo Stic ha vinto un buon numero di premi?
    Premettendo che lo Stic ha diritto di vincere premi quanto gli altri, che Gabriella Cordone ha tutti i titoli per vincere il premio come miglior curatore dirigendo da anni una rivista seguita e distribuita anche in edicola, il meccanismo che si è innestato qui è dovuto al fatto che in varie categorie c’era un candidato Stic e diversi candidati, diciamo così, di origine tradizionale. Mentre i voti Stic si sono concentrati, gli altri si sono divisi e distribuiti. Nelle collane, per esempio, dove partecipavate anche voi con Futuro Presente, c’erano quattro collane Delos e una Stic: era evidente che avrebbe vinto quella Stic. È l’effetto del voto secco che è stato istituito al posto dell’Australian ballot, un effetto che secondo me non permette ai votanti di vedere un riconoscimento adeguato del loro voto. Vedremo magari in futuro di trovare soluzioni che riequilibrino in qualche misura il problema.

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