Il DODO all’Italcon: the day after

Il Dodo è rientrato ieri dopo un weekend tra le fresche frasche di Chianciano Terme, dove si è tenuta l’Italcon, convention annuale dedicata alla letteratura fantascientifica e fantastica italiana. L’Italcon fa parte del trio Starcon, che include anche la Sticcon (convention dei fan di Star Trek) e YavinCon (convention di Star Wars).

Quest’anno le manifestazioni sono state slegate fisicamente una dall’altra e si sono tenute in differenti hotel di Chianciano. Noi abbiamo partecipato all’Italcon sia come pubblico che come relatrici.

Eravamo lì, infatti, anche per presentare insieme all’editore Silvio Sosio la collana di fantascienza sociale “Futuro Presente”, che dallo scorso anno curiamo per la casa editrice Delos Digital.

Inoltre, al termine della giornata era prevista la cerimonia di assegnazione del Premio Italia, riconoscimento annuale per romanzi editi, racconti, collane, curatori e altre categorie che operano nel fantastico italiano.

Anche noi eravamo candidate:

Di seguito parleremo dell’Italcon, dei vari panel e della giornata di sabato in generale: abbiamo seguito diverse presentazioni, preso appunti e riporteremo qui quello che ci ha colpite, sipirate, e il succo dei vari incontri ai quali abbiamo assistito.

Ci sono poi altre considerazioni da fare, più generali, e che contengono materiale potenzialmente esplosivo.

Le stiamo ancora elaborando, e ne scriveremo nei prossimi giorni.

Oggi parliamo dei contenuti, delle persone, dei fatti.
Che sono stati la parte bella dell’Italcon!

L’ITALCON, L’UNIVERSO E TUTTO QUANTO

Star Trek

Il ciclo di panel e presentazioni di sabato è stato aperto da Cesare Cioni e Claudio Sonego, che hanno parlato del saggio “Data Astrale 2016.09 – Cinquant’anni di Star Trek”: un dibattito sulla serie di sf televisiva più amata di sempre, sulle sue implicazioni, sulle tematiche affrontate negli anni e sull’evoluzione di queste ultime.

Si è posto anche l’accento sui temi sociali storicamente trattati da Star Trek e su come, di serie in serie, siano stati legati all’epoca di riferimento.

All’incontro c’è stata anche la presenza di diversi fan di Star Trek, i quali, constatiamo con dispiacere, al termine del panel hanno lasciato in blocco l’Italcon e non si sono più visti. Le polemiche poi, abbiamo detto. Qui siamo ancora alle osservazioni. Andiamo avanti.

Futuro Presente

Subito dopo siamo venute noi: abbiamo parlato di Futuro Presente facendo il punto sulla collana, sui racconti pubblicati di recente, sulle finalità e sulle modalità di selezione e editing dei testi.

La pubblicazione di autori noti insieme ad autori esordienti. L’attenzione ai temi sociali più attuali e scottanti. La cura maniacale dei testi che a volte ci ha portato a rifiutare nomi noti, a chedere riscritture, a valutare soggetti. La valutazione di tutti i racconti ricevuti, anche quelli non selelzionati. Queste caratteristiche fanno di Futuro Presente un unicum nel panorama attuale e siamo ben felici di portarlo avanti con passione. E dalla presentazione abbiamo avuto manifestazioni di stima e di interesse, e adesioni di importanti nomi SF italiana che saremo liete di poter valutare insieme al materiale in arrivo. Abbiamo comunque una serie di testi che stiamo già lavorando, e che tratteranno argomenti molto sentiti e attuali: l’immigrazione, il terrorismo, la scuola sono solo i primi che vedrete apparire.

E abbiamo solo UN ANNO…

Abbiamo concluso la presentazione con un quiz a tema che prevedeva come premio per ogni vincitore un racconto a scelta della collana. E abbiamo offerto la colazione a chi la gradiva.

Ne parliamo più approfonditamente in un prossimo post sul blog  di Studio83. ecco com’è andata! Se volete saperne di più, e soprattutto mettervi alla prova con il favoloso quizzone a tema fantasociale, troverete tutto lì: continuate a seguirci e vinca il migliore 🙂

Dies Irae

Dopo di noi è stato il turno di Ezio Amadini, che ha presentato insieme ad Annarita Guarnieri il romanzo “Dies Irae”.

Il libro è la prima uscita della neonata collana Andromeda, pubblicata da Watson Edizioni e curata da Alessandro Iascy, fresco vincitore del Premio Italia proprio con Andromeda come rivista non professionale.

La presentazione è stata coinvolgente, svolta in modo accurato, con slide e un’organizzazione dei contenuti nella quale ha prevalso il pensiero del lettore. Cosa molto positiva e gradevole da vivere.

Amadini ha offerto una panoramica sul romanzo, sulla sua genesi e sulle sue caratteristiche: propone un’avventura complessa, che tocca argomenti diversi e che si prefigura come un romanzo tradizionale nel senso migliore del termine. Niente trucchi, niente sperimentazioni, ma una bella storia, costruita con molta cura e strutturata intorno a una serie di personaggi ragionati, ad ambientazioni curate, a una componente tecnologica seria, e con uno stile semplice, moderno e dunque capace di arrivare e di avvincere. Leggeremo il libro con curiosità.

Charles Stross

È stato poi il turno dell’ospite internazionale: Charles Stross, autore di fantascienza britannico, che ha parlato di nuove tecnologie e dei suoi relativi timori in merito.

Gli scenari e i sentimenti presentati da Stross sono stati foschi, inquietanti e quasi apocalittici.

“Ci troviamo a vivere in un incubo cyberpunk che pare arrivare direttamente dagli anni ’80.”

Dall'”internet delle cose” alle lampadine intelligenti, dai sex toys con webcam ai software di riconoscimento facciale, l’accento è stato posto sui concetti di privacy e sicurezza, e anche sui mestieri che vengono pian piano soppiantati dalla tecnologia.

Qui il dibattito si è fatto interessante e ci sono stati molti interventi del pubblico. Anche il dodo ha parlato: Giulia Abbate ha fatto notare come quello che nella fantascienza “occidentale” genera timore, ha invece implicazioni ed emozioni tutte differenti nella sf di altre zone del mondo, come la Cina o l’Africa.

In Cina, nazione che ha subito e subisce un totalitarismo prima comunista e ora neocapitalista, autori e autrici vedono futuri dove la tecnologia si integri con un complesso sistema di valori familiari e culturali e porti la società a evolvere, in modi magari inquietanti e inaspettati, ma nei quali la collettività e la famiglia avranno ugualmente un ruolo preponderante.
Stross ha citato l’idea di badanti meccanici come una possibilità negativa e foriera di inquietudine: ma proprio questa possibilità dà vita a sviluppi incredibili e anche bellissimi, nel racconto di Xia Jia “L’estate di Tongtontg”, Future Fiction.

E allo stesso tempo, scrittori e scrittrici cosidetti “afrofuturisti” non hanno modo di prefigurarsi scenari decadenti: perché quel benessere che noi abbiamo paura ci si rivolti contro, loro non lo vedono ancora manco da lontano. La libertà dalle ristrettezze della povertà, i diritti civili, il percorso di parità di genere, la libertà politica, la possibilità di muoversi e di autodefinirsi: sono conquiste ancora provvisorie o in divenire, e la distopia afrofuturista non è paura di perdere qualcosa, ma fame di un futuro migliore e lotta politica, civile, umana, di una forza che noi non ricordiamo più cosa sia.

“Stross dentro Stross dentro Stross”… foto (nella foto) e commento (sulla foto) di Dario Tonani!

Questo discorso lo abbiamo proseguito anche finita la presentazione, con chi ci ha voluto fermare dicendoci la sua. Ad esempio Alessandra Cristallini che conosce bene il racconto di Xia Jia, essendo traduttrice di per Future Fiction.

È stato molto bello confrontarsi insieme e mettere in comune conoscenze, letture, visioni del futuro… della fantascienza!

DODO PAUSA

Tra le 12.00 e le 13.00 hanno parlato:
Franco Zangrilli con “Il neofantastico italiano e le accademie americane”
Paolo Bertetti con Silvia Casolari: “I mostri negli angoli del Museo: le nuove installazioni del Mufant e la realtà aumentata di Mariano Equizzi”

A quel punto c’è stata la pausa pranzo, che per noi si è protratta un pelo più a lungo del previsto causa stanchezza 🙂
I panel del primo pomeriggio sono stati, nell’ordine:
Max Gobbo con “L’Occhio di Krishna: quando il romanzo d’avventura incontra il retrofuturo”
“L’eredità di Lovecraft: gli orrori italiani ispirati al solitario di Providence” sempre con Max Gobbo insieme ad Alessandro Bottero e Ivan Alemanno;
ancora a tema Lovecraft “Da Red Hook a Harlem”, con Andrea Vaccaro e Edizioni Hypnos:
“La fantascienza e gli intellettuali” di Alessandro Fambrini.

Esiste una fantascienza italiana?

Abbiamo seguito con molto interesse il panel di Fabio Centamore “Esiste una Fantascienza italiana? Sui dischi volanti mai atterrati fra Budrio e Lucca e su altri equivoci tutti italiani”, che ha offerto una visione inedita della fantascienza italiana.

Nel panorama letterario e autoriale italiano, c’è molta poca consapevolezza della tradizione letteraria della fantascienza italiana. Una tradizione che esiste ed è anche illustre e forte, ma quasi del tutto sconosciuta proprio in Italia. Diversamente da quanto avviene all’estero, per esempio negli Usa, dove molt* studios* hanno ben chiari i titoli e i nomi da conoscere.

Centamore si è dunque chiesto se ci possono essere dei tratti distintivi della fantascienza italiana, tratti che la caratterizzano rispetto ad altre tradizioni nazionali. La risposta è sì, ma ne parleremo in modo più approfondito in un articolo dedicato. Gli spunti sono stati tanti e i nostri appunti chilometrici!

Propulsioni di improbabilità

Nel tardo pomeriggio, la casa editrice Zona 42 ha presentato il suo nuovo progetto fresco di stampa, già annunciato in autunno 2016 a Stranimondi. Ovvero l’antologia di racconti di fantascienza “Propulsioni d’improbabilità”, introdotta dagli editori Marco Scarabelli e Giorgio Raffaelli, illustrata dal curatore Giorgio Majer Gatti e da tre degli autori: Emanuela Valentini, Alessandro Vietti, Dario Tonani.

L’antologia, secondo il suo curatore, vuole essere un’istantanea della fantascienza italiana, senza pretese di onnicomprensività, ma che dia al lettore temi suggestioni stili particolari e rappresentativi della situazione.

Il progetto editoriale è stato tenuto “segreto” quasi agli stessi autori e autrici, che hanno ricevuto solo la richiesta di “essere loro stessi”, fedeli alla propria peculiare anima letteraria, senza indicazioni di stili o temi, né rivelazioni in merito agli altri partecipanti al progetto.

Chi era presente ha raccontato di come questa esperienza sia stata stimolante, ma anche un po’ straniante, una specie di appuntamento al buio, che però poi è diventato un’esperienza bella e arricchente grazie al lavoro di cura ed editing svolto da Giorgio Majer Gatti. Al quale tutti, editori, autrice, autori, hanno manifestato apprezzamento e gratitudine.

La prefazione di Giorgio Majer Gatti insieme all’indice dell’antologia e alle info sul libro sono disponibili qui: Propulsioni di improbabilità

Dario Tonani: il fix up e la scrittura di saghe

Dopo Zona42, Dario Tonani ha preso la parola, affiancato da Emanuela Valentini, per parlare di fix up e scrittura seriale.

Tonani è un autore che ha una grande esperienza e che non esita a condividerla in modo semplice, efficace e utile a tutti. Ha raccontato agli ascoltatori il suo lavoro con il ciclo di “Mondo9”, che ha avuto grandissimo successo in Italia e all’estero.

Scrivere una saga è un’esperienza impegnativa e singolare, che Tonani affronta in modo professionale, quindi “attaccando” la materia narrativa nei suoi possibili sviluppi e servendosi di una pianificazione attenta e alle volte quasi “predittiva”.
Valentini, da parte sua, ha insistito sul lato emotivo e dell’evoluzione personale e stilistica che porta un autore a crescere come i suoi personaggi. E ha espresso il convincimento che essere “scrittori di saghe” possa essere una componente forte dell’indentità di un autore o un autrice. Ha poi parlato della genesi del suo serial “Red Psychedelia” (Delos Digital), di cui è appena uscita anche la seconda “stagione”.

Il tutto con le suggestive immagini di Franco Brambilla e altri bravissimi artisti proiettate in slide sullo sfondo.

Tabula Fati

Dopo di loro, l’editore Marco Solfanelli di Tabula Fati e Adriana Comaschi hanno parlato dell’antologia “Quando la storia diventa leggenda – Sette leggende italiane ambientate in sette epoche diverse e in differenti località”, e delle nuove uscite della casa editrice.

PREMIO STAR TREK ITALIA

Conclusa la nostra giornata all’Italcon, ci siamo trovati tutti per una pizzata di gruppo (e che gruppo: eravamo in trenta, per la gioia dei pizzaioli, che ci avranno sommerso di cancheri!).

…e questo era il tavolo tranquillo! 🙂

Tra una birra e l’altra abbiamo proseguito molte delle interessanti discussioni iniziate durante i panel. Poi verso l’hotel Excelsior, dove si sarebbe tenuta la cerimonia di assegnazione dei Premi Italia.

Riuscire a entrare nella sala della presentazione è stata un’odissea, ma ne parleremo in modo approfondito in un prossimo post. Perché una serie di disavventure ci hanno chiarito in che modo viene trattata l’Italcon da chi dovrebbe invece rispettarla, e ci hanno aperto gli occhi. Stay tuned.

Comunque: la cerimonia era prevista per le 23.00, ma è slittata di un’ora perché la sfilata dei cosplayer della Sticcon si è protratta oltre misura, tanto che si sono cavati dai maroni hanno ceduto il palco quando le lancette erano ormai sulla mezzanotte.

Odissea!

Prima di annunciare i vincitori del Premio Italia c’è stata una sorpresa inaspettata: sullo schermo è apparso il logo del Premio Odissea, concorso annuale bandito da Delos Books e Delos Digital per il miglior romanzo di genere (fantascienza, fantasy, horror e storie ai confini).

E, non senza un paio di infarti preventivi da parte mia, è stato annunciato il vincitore, anzi, la vincitrice: moi, ovvero Elena Di Fazio, con il romanzo “Ucronia”, che era appunto in finale al concorso.

Inutile dire che è stata una bellissima emozione ritirare la targa sul palco e raccogliere anche il calore e gli abbracci degli amici che erano lì. Grazie, lo terrò tra i miei ricordi più belli 🙂 e grazie anche a Silvio Sosio e Franco Forte per la fiducia e per questo riconoscimento a cui, non lo nascondo, tenevo tantissimo.

A quel punto è arrivato davvero il turno del

Premio Italia

Per la lista completa dei vincitori vi rimando al relativo articolo di Fantascienza.com.

Purtroppo, il dodo non ha vinto in nessuna categoria.
Resta la soddisfazione per la finale in quattro categorie e i complimenti a tutti i finalisti, vincitori e non. Anche solo essere lì è stato un bel riconoscimento per noi tutti e per il nostro impegno nell’ambito della fantascienza italiana.

Segnalo tra i vincitori, per il semplice fatto che li conosco di persona e conosco la qualità del loro lavoro:

  • Alessandro Vietti e il suo “Real Mars” edito da Zona42
  • l’antologia “Continuum Hopper” curata da Gian Filippo Pizzo, Roberto Chiavini e Luca Ortino (che quel giorno si è anche sposato: doppie congratulazioni!)
  • Emanuele Manco con il suo articolo professionale “Chi odia i sequel?”
  • la rivista Andromeda, di cui siamo di recente diventate collaboratrici, e che è piombata nel mondo della sf con tanto entusiasmo e tanta voglia di emergere.

Bravi!

Al termine della premiazione è scattato il mojito d’ordinanza per un brindisi, poi abbiamo salutato tutti (se qualcuno ci è sfuggito chiediamo scusa) e siamo tornate in albergo, anche perché la mattina dopo avevamo il treno presto.

GRAZIE!

Di begli incontri ne abbiamo fatti tanti.
In particolare ringraziamo:

  • la vulcanica Alessandra Cristallini (traduttrice, blogger e autrice che cura il blog Fragments of a Hologram Dystopia) insieme ad Andrea Pomes;
  • Gianni Sarti, che è stato un piacere rivedere di persona dopo tanto tempo;
  • Marcus Broad Bean, scrittore, blogger ed esperto fantascientista, con il quale abbiamo condiviso discussioni, considerazioni e birrette;
  • Davide Del Popolo Riolo, bravo scrittore e Premio Odissea, che abbiamo finalmente conosciuto di persona;
  • Francesca Conforti, giornalista, autrice e Premio Odissea lo scorso anno, sempre solare e pronta a contribuire ai panel con interventi di contenuto e spessore;
  • Dario Tonani, autore best seller e grande professionista: che avrebbe ogni motivo per tirarsela, e invece è una persona di gentilezza unica;
  • Emanuela Valentini, il tempo vis a vis è stato poco, ma abbiamo ascoltato la sua esperienza nei panel con interesse;
  • Paolo Bertetti che ci ha raccontato di persona tutte le belle cose del suo MuFant;
  • il sempre mitico Gian Filippo Pizzo, con Roberto Chiavini e Walter Catalano che è stato bello incontrare anche se per poco tempo.
  • Giorgio Raffaelli e Marco Scarabelli, sempre bello scambiarsi opinioni e idee e ascoltarli.
  • Luigi e Marina Petruzzelli, Edizioni Della Vigna, delle presenze che sono una garanzia.
  • Armando Corridore, organizzatore sempre presente.
  • Nuove conoscenze: Alessandro Fambrini, Francesco Brandoli, Francesco Ghetti… e mi perdonino quelli che magari abbiamo dimenticato.

UN DODO BILANCIO

Il bilancio è positivo da diversi punti di vista: è  stata un’Italcon ricca di contenuti, con bei dibattiti e tanti spunti, alcuni dei quali riprenderemo volentieri in altri post.

C’è stato tutto il bello di una convention dove ci si ritrova tra addetti ai lavori, si affrontano discussioni stimolanti, si ritrovano gli amici e si conoscono di persona

D’altra parte ci sono ancora ampi margini di miglioramento.

Ne parleremo in un post di prossima uscita: le nostre DODO’S DEATH NOTE! Stay tuned!

Bagno di sangue in tre, due, uno…

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