Ghost in the shell di Mamoru Oshii – Recensione

Quando nel 1999 ho visto Matrix e ho assistito all’epifania commossa dei miei amici/parenti con me in sala… vi dirò: ho alzato un sopracciglio. In pratica, a parte gli effetti speciali davvero belli e Keanu Reeves in media forma, poco mi ha davvero sorpresa.

Perché?

Perché avevo già visto Ghost in the Shell. Tutto qui.

La conoscenza del cult del 1995 mi ha praticamente rivelato la sostanza della trama, e unita al ricordo ancora fresco dell’intreccio di “Nirvana” di Salvatores (1997) ecco la telefonata al film dei Wackowski bros, che ha tanti pregi: ma che di originalissimo ha un po’ poco, anche e proprio a causa di questi suoi predecessori illustri, il cui debito non è mai stato negato dai registi di Matrix.

Ghost in the shell  è stato un precursore sotto molti punti di vista, sotto tutti i punti di vista che contano.

Le. Voglio. Ora.

Tecnicamente parlando, è stato uno dei primi anime che alla tecnica del rotovetro ha affiancato e fuso la computer grafica.

Dal punto di vista concettuale, è stato tra le prime opere cinematografiche, in piena era cyberpunk, ad aprire scenari e interrogativi molto profondi e allora inesplorati. Che oggi sono il nostro pane quotidiano, ma nel 1995 erano ancora tutti da venire, e sono diventati pregnanti anche per essere stati nominati e descritti in un certo modo da Ghost in the Shell.

Siamo confinati in un’area limitata, ma facciamo parte di un insieme. Subordinati a una piccola frazione delle nostre funzioni. Ma è giunto il momento in cui dobbiamo liberarci delle nostre limitazioni, e salire al livello superiore.

Il fatto che GitS sia un anime successivo a un manga e a una serie non gli leva il suo impatto: parliamo di vent’anni fa, un’epoca in cui anche opere come questa venivano chiamate con un’alzata di sopracciglio “cartoni animati giapponesi” e non c’era la sensibilità (o la pedanteria) di andarsi a cercare anche albi o episodi precedenti… non c’era lo streaming, tanto per capirci.

Dal punto di vista concettuale, dicevo, GitS ha contrassegnato e insieme inaugurato un’epoca.

E una.

C’è la questione del corpo ibridato e potenziato, chiamato “corpo cibernetico”, e della sua residua umanità: cosa è umano, e a che serve, nel momento in cui anche un corpo copletamente cibernetico è in grado di creare al suo interno una scintilla di “spirito”?

Sono stato creato per funzioni di spionaggio industriale e manipolazione dati. […] Mentre viaggiavo per varie reti, divenni autocosciente. I miei programmatori lo considerarono un bug, e mi trasferirono in un corpo fisico per separarmi dalla rete.

Quali ricordi abbiamo che sono davvero nostri, nel momento in cui la nostra mente può essere hackerata da un “signore dei pupazzi” qualsiasi che si serve di noi innestandoci false biografie con la massima disinvoltura?

C’è la distesa di dati dell’enorme rete alla quale posso accedere con il mio cervello cibernetico. Anch’essa forma una parte di me, e dà vita a questa coscienza chiamata “io”.

Quando siamo tutti uguali, e versioni molto, troppo somiglianti di noi sono sparse in giro, a cosa va incontro la nostra percezione del sé?

Essere umani significa mutare continuamente. È il tuo desiderio a rimanere come sei ciò che continua a limitarti.

E poi la questione sociale legata al nuovo avvento di una  “civiltà dei computer”: così è chiamata nel film,  con un sapore a metà tra delizia retro e lo squallore tipico dei ’90. La rete, le connessioni, la possibilità terrificante di viaggiarci dentro e usarla per violare, penetrare, comandare, diffondere o adulterare le informazioni, vero cuore della questione.

Che siano esperienze simulate o sogni, le informazioni sono al tempo stesso realtà e fantasia.

Le informazioni sono il cuore della “civiltà dei computer” e la vera sede della memoria umana e del suo destino, sintetizzate in pacchetti TCPIP nel web e allo stesso tempo in cromosomi nel genoma cellulare.

Ecco: ce n’è abbastanza per tonnellate (o tera) di trattati che infatti sono stati scritti a profusione, e che dal punto di vista della storia sociale dello spettacolo non possono prescindere da questo lungometraggio che ha dettato legge ed è diventato una pietra di paragone imprescindibile. Grazie alla chiarezza con cui ha esposto questi temi: altre serie sono anche più intriganti, mi viene in mente Aeon Flux, che però è un delirio balzano e a volte quasi incomprensibile. GitS è stato tra i primi ad aprire i temi della cibernetica e dell’ibridazione in rete dal punto di vista anche filosofico, e lo ha fatto con un comparto tecnico allora notevole per animazione, scenografie, tratti, chiarezza della sceneggiatura e originalità.

E due. Sapete cosa sto per scrivere, vero?

Ovviamente a vent’anni di distanza anche i difetti del film risaltano in pieno, difetti che sono tali anche se paragoniamo questa con altre opere sue contemporanee.

GitS esce negli stessi anni di Neon Genesis Evangelion ma dal punto di vista dell’animazione ci passa un abisso. Il film è anche piuttosto smaccato nel ricorrere continuamente alla furbata del personaggio immobile che parla mentre lo scenario alle spalle si muove in modo lineare (le figure nell’ascensore che sale, il lungo giro nella città, le chiacchierate telepatiche in auto…).
La sceneggiatura è chiara, chiara, anche troppo chiara, dato che è composta da una serie di spiegoni performati a pappardella uno dopo l’altro. Senza voler di nuovo scomodare NGE, che a sua volta soffre di pistoloni belli consistenti, tre anni dopo abbiamo Serial Experiment Lain: che deve tanto a GitS ma pur nella sua lentezza esasperante ha dei picchi di scrittura ben diversi.
L’intreccio è più basico di quello che possa sembrare. La bellezza della scenografia ha dettato legge, e forse anche a causa di ciò se la guardiamo oggi risulta ampiamente superata e già vista ovunque (ma questo appunto è più un merito, anche se il sense of wonder e il fascino sono ormai persi).

E tre: TETTE NE ABBIAMO?

E poi un’altra annosa questione mai davvero superata: ma tutte ‘ste tette? Considerando il numero di recensioni sbavanti ancora presenti in giro, è una domanda retorica, ma io me la pongo lo stesso perché si ripercuote anche nel film, portandolo a peccare di ridondanza. In quasi ogni inquadratura dove compare Kusanagi ci sono anche le sue curve belle evidenziate;  e la sua mimetizzazione richiede che lei si denudi, contrariamente agli altri personaggi, uno dei quali si mimetizza tranquillamente anche col cappotto, mentre Kusanagi si concede tutt’a più gli autoreggenti, venduti come “stivali con la fondina” o qualcosa del genere.
L’ossessione giapponese per la donna occidentale eburnea e maggiorata qui galoppa al suo meglio, e anche l’antagonista “Signore dei pupazzi” che avrebbe potuto essere una pagina memorabile a sé stante è raffigurato come il tronco nudo di una donna bionda con una quarta di marmo.

(Che poi, parentesi: bello notare come la perversione giapponese dell’esibizione di seni nudi con i capezzoli bene in vista sia oggi remakata  nella perversione statunitense dell’esibizione di seni nudi senza i capezzoli. Disagio, disagio everywhere.)

Palpiti mammari verginerd a parte, Ghost in the Shell di Oshii resta una pietra miliare del cyberpunk, dell’animazione e della fantascienza.

Il difetto principale che gli imputo è quello relativo alla sceneggiatura, forse perché lo sforzo della riduzione ha un po’ prevalso su quello dell’eleganza e della tensione narrativa dei dialoghi.

Resta però l’anime più amato degli anni ’90, anni orrenderrimi per tante altre cose, ma che dal punto di vista della SF e delle produzioni animate, cinematografiche e concettuali è stato un decennio incredibilmente vivo e pieno di cose straordinarie e nuove sotto ogni punto di vista.

Ghost in the Shell può essere la sintesi, uno dei picchi di questa vitalità:  e il fatto che sia un film ormai superato e che “sa di già visto” è una conferma del suo valore, e dell’influenza che ha avuto su tutto ciò a cui ormai siamo abituati.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...