Star Trek Beyond – Recensione

Dopo il blasfemo discutibile reboot di Star Trek del 2009 e il baraccone demenziale divertente ma stupido “Into Darkness” del 2013, l’arrivo del nuovo trailer di “Beyond” alcuni mesi fa aveva fatto precipitare nel baratro tutte le speranze che il nuovo corso di Star Trek sarebbe riuscito prima o poi, magari per sbaglio, a somigliare a Star Trek. Capisco che ai piani alti hollywoodiani pensino che per raggiungere il grande pubblico sia necessario trasformare le cose intelligenti in idiozie piene di tette e battutine; ma mi pare che Star Trek di fan ne abbia raccolti a milioni senza tutte queste minchiate, e sono convinta che si possa ampliare il bacino d’utenza senza obbligatoriamente mingere su cinquant’anni di tradizione televisiva e cinematografica.

Stavolta la buona notizia era che J.J. Abrams si era finalmente scrostato dalle palle aveva finalmente ceduto il timone del suo reboot a un altro regista (pur mantenendo il ruolo di produttore), perché nel frattempo lui era occupato a stuprare Star Wars. La brutta notizia era che il timone sarebbe spettato a Justin Lin, regista taiwanese noto per aver diretto diversi capitoli di Fast&Furious (vabbè, ci siamo capiti). Il trailer sopra citato ha materializzato in un minuto e trentaquattro secondi tutti i nostri timori e terrorizzato i fan in tutto il mondo, finché perfino Simon Pegg (stavolta anche co-sceneggiatore) è intervenuto dicendo di stare tranquilli, che il trailer faceva cagare, ma il film era molto meglio.

Sarà perché stavolta le aspettative erano sotto le scarpe, ma in effetti il trailer #1 era davvero fuorviante. Posso quasi affermare che “Beyond” è il migliore fra i tre capitoli del reboot e che, se ovviamente continua a rivolgersi anche al pubblico di scimmie bonobo che vogliono le zinne e le esplosioni, ci sono diverse sequenze apprezzabili.

SINOSSI

La storia inizia al termine del terzo anno della missione quinquennale dell’Enterprise, quindi idealmente alla fine della serie classica. Durante una sosta sulla stazione di Yorktown per approvvigionamenti, arriva la canonica “distress call” e l’Enterprise viene inviata a vedere che succede. E, sempre come da canone, scoprirà che dietro la richiesta di soccorso c’era qualcosa di molto più subdolo e pericoloso, finendo coinvolta in un’avventura che metterà a rischio la vita di tutto l’equipaggio (incluso un riluttante Kirk, annoiato dalla routine dell’esplorazione spaziale, e uno Spock nel mezzo di un’improbabile crisi amorosa).

COSE INTERESSANTI

Interessante la conversazione iniziale fra McCoy e Kirk, con un elogio a Chris Pine: complice il trucco, è riuscito a passare dallo pseudo-Kirk fighetto e discotecaro del primo film a un’accettabile rivisitazione in chiave moderna del personaggio, assumendo quell’aria balda ma tormentata che era il  suo marchio di fabbrica. Merito anche degli anni intercorsi, visto che, a mio parere, era troppo giovane per il ruolo quando fu scelto nel 2008.

Interessante l’attacco delle “api” e ciò che accade subito dopo all’Enterprise: qui l’evoluzione del digitale viene messa al servizio di una sequenza spettacolare, che non tradisce l’ethos startrekkiano; al contrario, mette in scena il brivido dell’imprevedibile, la fragilità della tecnologia contro lo spirito di sacrificio, l’irrompere del “disordine” che i protagonisti dovranno riportare all’ordine, come nella migliore tradizione. Solo che è tutto molto più fico: ecco un bel modo di bilanciare le esigenze.

Interessante la sottotrama (sempre presa dal canone) dell’equipaggio che si trova sparpagliato su un pianeta sconosciuto e ostile, dove la lealtà ai compagni e lo spirito di gruppo sono le uniche, vere armi con cui combattere per salvare capra e cavoli e tornare a casa.

Stavolta i riferimenti all’universo di Star Trek sono più vaghi, meno “trivia”, per intenderci (a parte qualche easter egg di passaggio), e questo forse fa funzionare meglio la baracca perché per la prima volta si prova a mettere in tavola qualcosa di nuovo, invece di prendere la ricetta dell’ottimo polpettone della nonna e ficcarci dentro il sushi per renderlo più cool. Il reboot, insomma, prova davvero a trasformarsi in un nuovo corso con nuove idee e nuovi antagonisti, senza riciclare quelli del passato cambiando un paio di ingredienti per fingersi innovativi (es. Khan e il capovolgimento del sacrificio di Spock in “Into Darkness”).

Justin Lin si mantiene inaspettatamente sobrio, morde il freno per quasi tutto il film e si sfoga nelle sequenze spettacolari, perdendo il controllo solo nella francamente ridicola scena di Kirk centauro (ma poi che cazzo ci fa una motorbike su una nave spaziale?).

COSE CHE ANCORA NON VANNO

La più grande pecca del nuovo corso di Star Trek sono sempre stati i personaggi, o meglio il tentativo di prendere caratteri storici che avevano sempre funzionato così com’erano e trasformarli in qualcosa di digeribile anche per gli ultimi arrivati. “Svecchiare” i protagonisti è un conto, renderli un branco di ventenni idioti che non si sa bene come siano finiti in plancia all’Enterprise tutt’altro paio di maniche. Perciò ci siamo sorbiti Kirk che si sbronza e manda gli sms col Nokia, Spock cucciolone emo traumatizzato e rosicone, McCoy declassato da ancora morale a spalla comica, Uhura in apparenza emancipata e forte, un attimo prima di spogliarsi in una sequenza del tutto gratuita (stessa sorte toccata ad Alice Eve/Carol Marcus in “Into Darkness”, per quanto il suo personaggio fosse – si può dire? – inutile comunque).

Per quanto di film in film si stia procedendo a costruire qualcosa sulle macerie, manca il carisma che aveva fatto amare il vecchio equipaggio (tutt’ora amato, a cinquant’anni di distanza), quella tridimensionalità e profondità che caratterizzava ogni membro del gruppo, e che emergeva dai dettagli pur nella ripetitività della struttura narrativa. L’unico elemento classico che speravo fosse spazzato via nel reboot – le orribili divise femminili col gonnellino a filo mutanda – è invece rimasto immutato.

Altra storia deludente riguarda il villain, una rivelazione buttata lì a casaccio, con un lungo finale fracassone, noioso e senza senso. Il manufatto “mcguffin” che dà il via alla vicenda è abbastanza pretestuoso, e poi ci sono quelle scene che boh, tipo Kirk che mena i gattini in CGI nella sequenza d’apertura o Spock che si sente chiedere dal suo medico curante McCoy, in una situazione d’emergenza, “Aspe’, il cuore voi vulcaniani dove ce l’avete?”.

IN CONCLUSIONE

Siamo ancora a tanti parsec di distanza da un prodotto che si possa definire Star Trek, tuttavia stavolta non ho provato quel senso di dolore fisico che mi avevano procurato i due film precedenti (soprattutto XI), né ho desiderato strapparmi gli occhi e versarmi piombo fuso nelle orecchie per sottrarmi alla visione. Tutto sommato un film divertente, con ampi picchi di imbecillità, ma anche qualche momento interessante e una manciata di minuti in linea con lo spirito della saga televisiva fantascientifica più amata di sempre.

Il film è stato dedicato alla memoria di Leonard Nimoy, scomparso all’inizio del 2015, e a quella di Anton Yelchin, morto giovanissimo la scorsa estate in un assurdo incidente.

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2 thoughts on “Star Trek Beyond – Recensione

  1. salve,

    ho trovato il vostro blog querando su google con “blog di fantascienza”.

    Ho girato in lungo ed in largo il vs blog alla ricerca di una email (di solito indicata per un contatto) ma non ho trovato niente. Cosi’ mi sono visto costretto a contattarvi usando il form di commento per un post. Spero moderiate i commenti, cosiì possiate leggere queste due righe, non scambiandolo per spam.

    Vengo al punto: avendo anche io un blog di SciFi, su blogspot, (che per adesso esce piuttosto bene, querando con “blog di fantascienza”) volevo comunque sapere se eravate interessati ad un reciproco e gratuito scambio banner.

    http://mia-fantascienza.blogspot.it/

    saluti

    marco

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    1. Buongiorno Marco, e grazie per averci scritto. In effetti nel blog i contatti non sono ben evidenziati, anzi, non ci sono proprio 🙂 Il blog era partito come uno spazio assolutamente ludico, senza altre valutazioni, ma in effetti questo aspetto va sistemato. Rimedieremo appena possibile, per cui doppiamente grazie. Appena predisponiamo anche un blogroll ti ricontattiamo! 🙂 a presto.
      Giulia

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