Nicoletta Vallorani: scrittura, fantascienza e città del futuro

Venerdì  18 novembre 2016, nuova trasferta del dodo a Senago.
Per i venerdì con l’autore organizzati dalla biblioteca (il primo con Alan D. Altieri e le guerre del futuro), un venerdì con l’autrice: Nicoletta Vallorani, scrittrice e docente universitaria, con il contrappunto del suo dottorando Daniele Croci, ha raccontato a un pubblico piuttosto attento la sua esperienza di scrittura attraverso vari generi letterari.

Gli inizi

A sentire Margaret Atwood, interpellata proprio da Vallorani (con il classico “come sei diventata autrice?”):

scrittori si nasce, non si diventa!

Vallorani invece scrittrice ci è diventata: poco a poco, con la necessità di esprimere se stessa e la vita che vedeva muoversi intorno a sé. A partire dai primi racconti, da lei stessa definiti:

privi di interesse, perché con un difetto tipico di tanta narrativa esordiente e non solo: erano troppo intimisti, pieni di avvitamenti, senza una storia.

Capito?

Parallelamente, la fantascienza: il genere con cui Vallorani di fatto esordisce e che inizia a conoscere relativamente tardi rispetto al fan modello. Ci arriva con la sua tesi di laurea, assegnatale da Carlo Pagetti. Pagetti le fa da mentore, da guida di lettura di un genere che a partire dai meravigliosi anni ’60 e ’70 ha permesso di raccontare, nel grande contenitore della narrativa sul futuro:

il nostro oggi, gli emarginati, il rapporto con ciò che è differente.

La guida sicura di Pagetti ha un altro vantaggio non indifferente: aiuta a prendere subito il meglio di un genere che contiene una quantità di spazzatura sterminata.

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Nicoletta Vallorani e Daniele Croci introdotti dall’Assessora alla Cultura di Senago Maria Grazia De Ponti. Modera il dibattito il cartonato armato.

Il genere letterario e le sue regole

Su questo, un racconto davvero interessante.

Vallorani è stata lettrice e traduttrice di Urania e si è confrontata con le necessità di una collana che doveva uscire in edicola, ogni quindici giorni; e che senza poter disporre della sterminata enciclopedia che è oggi internet, si comprava quasi alla cieca pacchi di romanzi, che poi andavano tradotti e allo stesso tempo ristretti per rientrare nel formato delle 250 cartelle.
Quindi Vallorani ha dovuto leggere narrativa di ogni livello, compreso l’infimo.
Un’esperienza infernale, diremmo noi. E invece no.

Non puoi pretendere di conoscere un genere se non leggi quanto più possibile, se non leggi tutto, anche il suo peggio.

Perché? Perché quando scrivi devi:

  • conoscere le aspettative del lettore
  • e sapere a cosa il pubblico è abituato.

La tua storia, la tua scrittura, è sempre un ponte tra due mondi, il tuo e quello del lettore. E nel caso del lettore specializzato, come è il lettore di genere, è necessario inserire gli ingredienti di base che esso (il lettore e il genere) richiede.

C’è dunque bisogno di ferri del mestiere e di regole da considerare. Con le quali ci può essere un confronto, una dialettica:

nella scrittura, le regole servono per aiutarti ad arrivare alla fine. Ma a volte non sono così vincolanti, anzi, se le sai usare bene riesci a prenderti le tue libertà.

Queste regole hanno comunque una grande utilità non solo per il pubblico e per la classificazione. Sono utili alla pianificazione e alla scrittura stessa. Nel suo percorso di scrittura, Vallorani ha riconosciuto che la sua grande forza sono i personaggi, che le arrivano già forti, definiti e portatori di profondità.
La costruzione della storia, invece, è stato uno scoglio più complesso, e la creazione dell’intreccio è stata enormemente aiutata dal conoscere le regole e il mondo del genere letterario nel quale l’intreccio si sviluppa.

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Vallorani e Croci. Sempre sotto tiro.

Il Premio Urania

Nicoletta Vallorani è stata la prima e a oggi l’unica donna a vincere il premio Urania.

(L’edizione 2016 ha avuto tre finaliste donne e due uomini, ma ha comunque premiato un uomo. Il motivo lo ha spiegato direttamente Lippi, smarcandosi dalle critiche, durante la presentazione del romanzo a Stranimondi. Sta di fatto che in decine di anni di premio, Vallorani è l’unica donna.)

La storia della genesi di “Il cuore segreto di DR” è surreale: Vallorani l’ha scritto per sfida.

Una donna non potrebbe mai vincere il Premio Urania, disse qualcuno dell’allegra compagnia di Club City.
Scommettiamo? Rispose lei. E scommettiamo che ci riesco anche ambientando la mia storia a Milano?  E con una protagonista donna, ma non superbellissima come stereotipo vuole?

La vittoria di “Il cuore segreto di DR” è stato secondo Vallorani un atto di grande coraggio da parte della redazione di Urania, che in effetti al momento di misurarsi con questa decisione andò un po’ nel panico.
Ma le tenne fede, e fece uscire il romanzo con un nome femminile italiano in copertina. Insieme a una procace simil- Pris che non c’entra assolutamente nulla con la protagonista e con la storia ma almeno “così vende”.

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La città del futuro e l’impegno della scrittura

La Milano di “DR” non ha nulla da invidiare a una futuristica New York.

Ed è così che l’ha sperimentata Vallorani, quando da giovane ha lasciato la sua provincia per trasferirsi nella metropoli, della quale ha visto fin da subito i suoi aspetti meno rassicuranti. L’hinterland dormitorio, il pullmann prestissimo e tardissimo, la popolazione urbana operaia, stanca, a volte non integrata… una città stralunata.

Sia le architetture del centro, sia i vuoti antrolopogici della periferia sono stati archetipi urbani dai quali Vallorani è partita per la costruzione di un’atmosfera distopica della città futura.

Alla fine, uno racconta bene le cose che conosce.

La città è un polo di attrazione, per la scrittura, per chi scrive, per il genere letterario. Infatti è  protagonista anche del noir, un altro genere con il quale Vallorani si è misurata.

Il poliziesco ha una caratteristica molto utile, quando la si impara: devi imparare a gestire la tensione narrativa e a costruire storie.

Anche il giallo è stato quindi un percorso di apprendimento della scrittura, grazie alla sua struttura rigida e ricorsiva: dal delitto alla giustizia, dal disordine all’ordine.

“Il cuore finto di DR” è in sé anche un giallo. Sia nella rappresentazione crepuscolare e nera della città, sia per il fatto che c’è un’indagine, e alcuni temi che sono anche quelli dei gialli. Come quello degli stupefacenti, affrontato con due ottiche principali:

  • l’effetto sulla persona della dipendenza da droga;
  • l’investimento economico che sta dietro il traffico, che rende impossibile debellarlo.

Qui Vallorani ribadisce la sua dichiarazione di impegno politico nella scrittura:

Non puoi parlare di realtà marginale senza parlare di chi o cosa la rende tale.

L’impegno dell’autrice è chiaro e dichiarato, non tanto come appartenenza a questa o quella bandiera, ma come modo di vedere e di raccontare le cose e come modo di usare la scrittura. Purtroppo non è molto comune, aggiungo io, e in questo senso anche Vallorani ha fatto alcune considerazioni significative.

Uno dei problemi della critica italiana, secondo Vallorani, è che c’è una classe intellettuale troppo distante dall’evoluzione reale della vita: che teorizza, ma non conosce davvero le fasce più deboli della società e la loro vita quotidiana.
Allo stesso tempo, un grosso difetto affligge anche chi scrive in questo paese:

in pochi, in pochissimi prendiamo posizione.

L’esempio è quello del processo a Erri De Luca. Gli appelli in sua difesa sono arrivati dalla Francia, mentre in Italia pochi si sono mossi: troppo preoccupati a non avvicinarsi troppo a un impegno, specie a quello di tipo politico, perché forse impauriti dall’alienarsi qualche favore o fetta di pubblico.

La maternità

Al discorso di impegno sociale non può non legarsi la citazione di un tema importante trattato da Vallorani nei suoi romanzi, che Daniele Croci diligentemente ricorda: la maternità.

Quello della maternità è un tema infuocato, molto discusso anche in Italia.

La maternità di fatto è un evento totalizzante per la donna, per motivi che prescindono dalla volontà e dalla razionalità. La condizione del corpo ha un impatto fortissimo sull’esperienza e quindi sulle cose che si raccontano. Ed essendo la maternità una condizione esclusivamente femminile, è un’esperienza che di fatto un uomo non può provare.

Succede anche per altro, comunque, ad esempio per la malattia, o per la disabilità. A questo proposito Vallorani cita l’autrice Barbara Garlaschelli, sua grande amica:

io non posso raccontare ciò che racconta lei: se lo facessi mi approprierei di una voce che non è la mia.

Insieme: Barbara Garlaschelli e Nicoletta Vallorani, maggio 2013, foto originale QUI

Al netto delle difficoltà e delle battaglie da fare, la maternità è un evento arricchente. “Il cuore finto di DR” viene pubblicato quando nasce la primogenita dell’autrice e questo è un fatto che Vallorani cosidera significativo e positivo (come ha già raccontato nel corso del panel “La fantascienza è delle donne”).

Il discorso sulla maternità si fa molto sofferto nel romanzo mainstream “Le madri cattive”, che tratta un tema ancora più scottante: quello dell’infanticidio.
Il romanzo ha avuto fortune alterne, è stato ben recensito ma ha incontrato un pubblico non pronto (in questo però Vallorani dà la colpa a sé stessa: ho fatto un errore di marketing, e sono stata troppo diretta) e l’opposizione di una parte delle lettrici femministe, che hanno accusato l’autrice di dare un’immagine delle donne che “da sole non ce la possono fare”. Anche se questa, a detta dell’autrice, è una semplificazione estrema di ciò che ha messo nella storia.

La fantascienza delle donne

Torniamo a bomba, con qualche parola sulla fantascienza scritta da donne, sulle sue fortune e così via.

Tra i vari  temi legati al femminile, ce n’è uno che è sicuramente quello cardine, il più dibattuto e quello da cui parte tutto:

in che misura essere donna determina una scrittura diversa rispetto alla controparte maschile?

Una breve retrospettiva storica può aiutarci a capire meglio, se non la risposta, sicuramente la domanda.

Alla sua nascita, negli USA, la fantascienza ha uno specifico tecnologico, che, ahimé, è ed è sempre stato visto come appalto maschile.

Poi qualcosa cambia. Poi arriva, ad esempio, James Tiptree jr, con una tecnofiction centrata però sull’umano: molti la vedono come prova della superiorità maschile nella scrittura di fantascienza. Ma in realtà si chiama Alice Sheldon ed è una donna.

Qui una mia digressione che riguarda Stranimondi, e il panel “La fantascienza è delle donne”.
In alcuni post, tra l’altro belli e intelligenti e che ho anche condiviso, ho letto una velata critica a Vallorani che suonava più o meno così: ma come, ti lamenti che le donne sono discriminate nella fantascienza, proprio nel corso di un incontro, che hai accettato di condurre, sulla fantascienza femminile?

Lei la vede in un modo che potrei definire speculare, opposto alla radice:

Il tema della diversità femminile, qualunque essa possa essere, è comunque ancora sentito. Tant’è che sono stata invitata a parlare alla convention Stranimondi, poco tempo fa. Ma non di fantascienza… di fantascienza al femminile!

Vallorani espone anche un altro fatto, sul quale è difficile non concordare.

Le donne pubblicate come scrittrici di fantscienza sono di un livello molto alto, sono davvero brave. Non perché in generale le donne lo siano di più, ma perché loro devono passare una selezione più dura e chiusa. Per forza di cose, riescono a passare solo le migliori, a fronte di una quantità di monnezza indifferenziata dal più disinvolto sbarramento maschile.

Il signor James Tiptree Jr approva.
Il signor James Tiptree Jr approva.

L’importanza della lettura

In chiusura di serata,  Daniele Croci interviene chiedendo a Nicoletta Vallorani qualche parola sull’aspetto “compilativo” di molti dei suoi testi narrativi, che contengono tantissime citazioni.

Quanta parte c’è della scrittrice, e quanta della critica che cita e costruisce fili, nei testi di fiction?

Vallorani risponde che nei suoi testi in effetti di citazioni ce ne sono molte, ma che arrivano con molta spontaneità, senza un lavoro fatto a tavolino.

Non percepisco separatezza tra i due mondi, quello critico e quello narrativo.

La maturità della scrittura, che le permette oggi di spaziare e contaminare con maggior disinvoltura tra generi e istanze diverse, si unisce a un grande amore per la lettura.

Puoi smettere di scrivere quando non hai nulla da dire… ma leggere è una strategia di sopravvivenza.

“Cuore di tenebra” di Joseph Conrad è un romanzo al quale afferma di tornare sempre, e che cita più volte nel corso della serata.

I libri di Valerio Evangelisti sono un altro suo riferimento. L’esordio di Evangelisti è secondo Vallorani il momento in cui in Italia la fantascienza si evolve, perché è lui che teorizza e dimostra che anche la fantascienza può essere scritta bene, e che i testi SF devono essere buoni libri comunque.

Il discorso delle citazioni non può che evolversi con la richiesta di consigli di lettura. Chiesti dal pubblico e insieme da Croci, che è stato un buon conduttore di serata, anche se alle volte un tantino rigido, poco pronto a variare dal suo ruolino.

Quali libri potrebbero essere consigliati a chi non ha mai letto fantascienza, per introdurlo al genere?

Ed ecco a voi…

I consigli di lettura di Nicoletta Vallorani

home“La svastica sul sole”, di Philip K. Dick.
Perché è una fantascienza che può piacere anche a lettori che non la valutano molto bene.
Perché PKD è un autore che di tecnologia ne capisce tanto poco da concepire le “stufette atomiche”, e quindi non spaventa i profani ma li sorprende con il suo sguardo unico.
Perché il libro è un’ucronia nella quale i tedeschi hanno vinto la guerra e quindi può divertire ache chi ama la storia.
Perché c’è un bel colpo di scena.

home“La mano sinistra delle tenebre” di Ursula K. Le Guin.
Perché è un ottimo esempio di fantascienza tout court e pure femminile.
Perché esplora il rapporto tra i sessi con l’espediente del “viaggio verso il mondo diverso”.
Perché qui la fantascienza è esattamente quello che deve essere: uno strumento per far venire fuori la differenza e per far riflettere tutti.

home“Mondo9” di Dario Tonani.
Perché è un bel romanzo italiano e anche un caso letterario conosciuto ormai anche all’estero.
Perché ha degli scenari unici e una scrittura di alto livello.
Perché è anche un libro di avventura.

homePiù in generale, secondo Nicoletta Vallorani i romanzi fantascientifici di genere cyberpunk possono appassionare i più giovani, grazie alle loro contaminazioni e suggestioni, con i portabandiera Bruce Sterling e Pat Cadigan.

A questo punto interviene Daniele Croci! Ed ecco a voi…

I consigli di lettura di Daniele Croci – speciale manga & comics

Due titoli belli, diversi tra loro, fatti da Dio, e a fumetti!
Il dodo lovva.

2001 Nights di Yukinobu Hoshino, che con la struttura da Le Mille e una notte mette in scena tantissime storie di fantascienza very hard.


Y – L’ultimo uomo sulla terra  produzione statunitense nella quale si riprende in modo orginale, politicamente scorretto e on the road il topos dell’epidemia che stermina il genere maschile dal pianeta.

 

Ed ecco tutto. Finisce la presentazione, la pioggia non dà tregua, il dodo torna a casa… ma i fantadiscorsi della serata aleggiano nella bruma della distopìca-ma-fantamìca Senago, per tanto tempo ancora!

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