Alan D. Altieri e la guerra del futuro

Venerdì sera il dodo è uscito di nuovo: un raid a Senago, nell’hinterland milanese, per ascoltare Sergio “Alan D.” Altieri in un incontro con l’autore organizzato dalla biblioteca comunale.

altieri-locandina Altieri lo avevo, anzi avevamo, già incontrato il dodo al completo: Elena e io abbiamo avuto il piacere di suoi commenti ai nostri racconti in “Oltre Venere”, nel corso della presentazione torinese del libro, tenutasi al MuFant venerdì 9 ottobre. Ci aveva colpito, oltre all’indiscussa capacità oratoria e interlocutoria di Altieri, anche la sua grande professionalità: aveva letto tutti i racconti del libro, si era appuntato delle note,  nonostante non sapesse che noi avremmo partecipato aveva ben presente i racconti. Ha proposto interpretazioni profonde, alcune oltre le nostre stesse intenzioni. Segno che quando un racconto viene pubblicato va per la sua strada, e se poggia su basi ben costruite può prestarsi a letture nuove, inedite, impensate. Il bello di scrivere e di leggere è anche questo!

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Museo della Fantascienza di Torino, 9 ottobre 2016: “Oltre Venere”. Foto di Paolo S. Cavazza

Nell’incontro di questo venerdì, Altieri non ha deluso le aspettative e ha confermato la mia idea di un professionista della scrittura che non è solo autore (e traduttore), ma conosce i meccanismi editoriali e li vive con abilità, presenza di spirito e distacco. Non in senso negativo: sentirsi traditi per una virgola spostata e/o vilipesi per uno pseudonimo scelto al volo può portare un  autore sensibile ad allontanarsi, litigare, mollare e andare a ingrossare le fila dei “in questo paese la cultura non”. Ne abbiamo conosciuti tanti. Ovviamente per arrivare al livello di Altieri ci vuole ben altra pasta.

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Alan D. Altieri, Roberto Mauri, Maria Grazia De Ponti. Foto del dodo

L’incontro è stato introdotto dall’Assessora alla Cultura di Senago Maria Grazia De Ponti. Sempre gradito vedere una persona delle Istituzioni interessata e trainante. Un funzionario della biblioteca di Senago, Roberto Mauri, ha moderato l’incontro. Un po’ per modo di dire: dopo una prima parte della serata simpatica, con scambi e assist, è praticamente collassato sulla sedia e ha dato segni di vita giusto quando Altieri ha detto “va beh, andiamo a casa!”.

Mauri: Tu, Sergio, sei un autore di nicchia.

Altieri: Iniziamo bene!

Prima di cominciare, primo applauso proposto da Altieri ai “veri eroi”: noi astanti, lì presenti all’ascolto, e in generale noi lettori senza i quali “gli autori non esistono”. E anche la captatio benevolentiae l’abbiamo brillantemente portata a casa!

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Altieri a Senago, foto dalla sua pagina FB

È stato bello ascoltare gli inizi di Altieri dal sé medesimo. La scelta dello pseudonimo, che per un esordio noir suonava meglio in americano e doveva comunque stare in un certo modo nella composizione della copertina (fosse stata di un altro tipo, avremmo avuto, non so, Ebenizer D. Altieri!) e la gioia  per essere stato a capo di importanti collane da edicola Mondadori, una delle quali, la “Segretissimo”, la leggeva anche da piccolo, andando a pescare i volumi dalla biblioteca di sua nonna.
Ma che nonna aveva Altieri, Anna Kulishoff?

Doveva starci lì in mezzo!
Doveva entrare lì in mezzo!

(Anche io sono stata, da piccina, una lettrice di Altieri. Di Sniper, il secondo ciclo di Altieri, e ricordarmelo lì, all’improvviso, mentre lo ascoltavo, è stato un coupe de theatre per il mio lato tenero. Sua nonna era tosta ma anche mio padre se la comandava.)

Altieri ha parlato poi della sua scrittura, dei temi caldi che tornano nei suoi libri, dove principalmente mette in scena una cosa:

lo scontro contro un potere gigantesco, e per definizione infame, che come un’entità maligna vive per perpetuare se stessa, e dove il meglio che ci può capitare è sopravvivere.
Alzi la mano chi crede che il potere sia infame!

Colpo di scena: non tutti hanno alzato la mano.

I racconti di Altieri si sono poi concentrati su alcuni temi principali, anche su richiesta del moderatore e su sollecitazione del pubblico.

Ci ha raccontato qualcosa della sua esperienza americana: quindici anni passati negli Stati Uniti, facendo mille lavori, scrivendo sceneggiature per il cinema e vivendo a contatto con il pazzo pazzo mondo hollywoodiano. Di questo aveva parlato anche in quei di Torino, nel corso della cena svoltasi dopo la presentazione al MuFant, raccontandoci episodi e personaggi da far drizzare le piume in dorso a qualsiasi dodo.

img-20161024-wa0003Interessanti i numeri da lui forniti, che possono essere uno spunto di riflessione per qualsiasi autore sogni in grande.

A Hollywood esistono tre grandi sindacati con cui l’industria cinematografica (le tre major principali) deve fare i conti: il sindacato degli scrittori, che conta il 75% di disoccupazione cronica tra i suoi iscritti; il sindacato registi, che ha l’85% di disoccupati cronici; il sindacato attori, che vince con il 92% di percentuale di chi è a spasso sempre. Anche parlando di idee e loro realizzazione, c’è una tragica discrepanza tra l’ipotizzato e il realizzato: trentamila titoli (idee, concept, sintesi, descrizioni di sceneggiature) registrati come idee, contro cinquecento effettive produzioni l’anno. E una menzione agli sceneggiatori: l’industria del cinema non garantisce longevità professionale, anzi: se ti fai dieci anni sei già un veterano.

Dopo questa parentesi pittoresca e orrorifica, torniamo alla scrittura e alle nostre parti. Altieri è stato il traduttore dei due meridiani Mondadori dedicati a Dashiel Hammett e Raymond Chandler, i due padri dell’hard boiled. Ha raccontato di quanto sia stato difficile farlo, e di come “Piombo e sangue” di Hammett sia stata in assoluto l’impresa traduttiva e redazionale più difficile. Almeno, ha ottenuto da Mondadori di poter mettere ogni tanto un punto anche dove nell’originale non c’era: spezzando così gli interminabili periodi di trenta righe di Hammett e dando anche al lettore italiano qualche piccolo aiuto.
(Questo potrebbe far inorridire chi veda il ruolo del traduttore come mero trasferitore di parole, una specie di povero sherpa linguistico: mentre è perfettamente ammissibile, anzi, è augurabile che il traduttore si faccia davvero carico del senso del testo, e lo porti nella seconda lingua tenendo conto della sua frubilità per il pubblico di arrivo.)

“Piombo e sangue”: una storia complessa e insceneggiabile, secondo Altieri, perché sposta in continuazione il baricentro dell’intreccio.

Dopo la traduzione, ancora la scrittura: più persone del pubblico hanno chiesto di Magdeburg,  il ciclo “hard boiled” su sfondo storico reso con un linguaggio moderno e con un’attenzione certosina alla storia di Magdeburgo, città che fu distrutta più volte, l’ultima delle quali nel 1945: gli alleati ci hanno fatto le prove generali di Dresda, così, per essere sicuri di farla bene, ‘sta distruzione urbana. “Così è la vita”, direbbe qualcuno.

Nel 1631, Magdeburgo subì un pesante assedio, nel contesto allucinante della Guerra dei Trent’anni: un macello tutto europeo nel quale hanno luogo anche le storie di D’Artagnan e dei nostri Renzo e Lucia. La competenza di Altieri mi ha fatto venire voglia di leggere Magdeburg: messo in lista.

altieri-magdeburgL’ultima parte della serata è stata tutta per Terminal War, il nuovo ciclo di sci-fi militare del quale è uscito il primo capitolo, Jugernaut, e che ne avrà altri tre: Magellan, Maelstrom e la conclusione di tutto (della quale non ho sentito il titolo).

Juggernaut 14,2x21_Layout 1La storia di Terminal War inizia a un paio di secoli da oggi, e qui scatta l’insegnamento del maestro:

mai mettere date precise nei vostri testi, o rischiate di doverle poi ricorreggere.

In un mondo dominato da mega città, divise tra zone ricche e inferni poveri, l’uomo ha trovato il segreto del motore che supera la velocità della luce, grazie alla fantastica “propulsione a distorsione del continuum”. E lo usa per una esplorazione scriteriata: andare verso la fonte dei primi messaggi extraterrestri arrivatici dallo spazio profondo.

Pessima idea.

Tra viaggi interstellari, armamenti dei futuro ma che fanno comunque pum (perché “ci piace sentire il botto”), meganavi con microequipaggi e una visione del genere umano comunque catastrofale, l’umanità arriverà a fronteggiare il suo nemico definitivo. Che ovviamente Altieri non spoilera, limitandosi a descrivere l’effetto che cerca, quello che dovremo ritrovarci a pensare una volta scoperto:

No… tutto ma non questo!

Ma è giusto, si chiede Altieri in chiusura, parlare di pessimismo? Non sarebbe più appropriato dirci realisti, nel momento in cui dobbiamo ammettere di non aver vissuto un solo giorno della nostra vita senza che da qualche parte del mondo non sentissimo di una guerra?

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Altieri a Stranimondi

Da questo punto di vista, chi scrive fantascienza ha l’onere di tenere gli occhi aperti, per cogliere nelle brutture di oggi gli orrori di domani, nei garbugli di oggi le storie di domani.

La guerra non è fatta per essere vinta, ma per continuare. Non lo dico io, lo dice Orwell.

E per chi scrive fantascienza militare ce n’è davvero a volontà. Siamo in una condizione di brinkmanship, ovvero dell’arte scellerata di arrivare sull’orlo del precipizio e vedere cosa tiri fuori da lì. Tra urbanizzazione selvaggia, armamenti sempre più pericolosi, bilanci stellari di spese militari e guerre che coinvolgono in misura sempre maggiore i civili (l’ultima guerra di eserciti, ci ricorda Altieri, è stata la Prima Guerra Mondiale. E stavano pure fermi) le guerre di domani saranno sempre più cruente e surreali, e l’unico vero nemico da bombardare sarà solo uno. Questo.

Dove combatteranno la guerra di domani? Fuori da questa stanza. Benvenuti nel futuro.

Dopo questa nota gaia, la serata si è conclusa con un applauso liberatorio, prima di rituffarci di nuovo in una distopica Senago vuota e battuta dalla pioggia.

Rimane il piacere di aver partecipato a un bell’incontro serale, e di aver ascoltato un vero maestro: di scrittura, di lettura, di oratoria, che ha condiviso la sua enorme esperienza con il pubblico e l’ha fatto in modo brillante e coinvolgente. Che non è proprio da tutti!

[Ciliegina sulla torta: in biblioteca erano esposte le splendide tavole di Gigi Cavenago per Dylan Dog. Chiunque conosca le vicende dell’Indagatore dell’Incubo non potrà non commuoversi vedendo questi meravigliosi abbracci con Morgana!]

E non finisce qui: venerdì 18 novembre Altieri torna, ma tra il pubblico: ad asoltare Nicoletta Vallorani, altra maestra di SF e di pensiero, e a parlare insieme di ecologia e visioni future.

Il dodo non mancherà, per adesso è tutto, andate in biblioteca e venite a Senago, a voi studio!

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