Indepencence Day: Rigenerazione – Recensione

A Independence Day sono particolarmente affezionata: sarà che avevo appena finito le medie, sarà che quella pomeridiana in un mono-sala dell’Eur fu l’ultima uscita di gruppo con gli amici della pre-adolescenza… ma ho questo ricordo di una me tredicenne che esulta sentendo parlare di “virus informatici” (cos’erano mai??), che sobbalza quando Okun viene aggredito dall’alieno e che gode come un riccio davanti al sigaro della vittoria di Will Smith. (A quei tempi, tra l’altro, Smith era ancora soltanto il principe di Bel Air. Ma noi lo amavamo lo stesso.)

“Guardate adesso gente in pista chi c’è…”

Non so se questo affetto per il film abbia a che fare con il mio giudizio su ID2, però parto subito in quarta: naaaaaaaaaaaaaaaaah, non ci siamo.

Sinossi in breve: a vent’anni esatti dalla battaglia del 4 luglio, un’astronave rimasta parcheggiata in Africa si riattiva e coloro che avevano avuto contatti stretti con gli alieni iniziano ad avere allucinazioni collettive. Si tratta forse delle avvisaglie di un nuovo attacco? (Yes, of course.)

Come in tutti i sequel che arrivano a tanti anni di distanza, gli autori hanno utilizzato i vecchi personaggi e gli hanno affiancato un nuovo cast giovane e rampante, tra cui spicca Liam Hemsworth, che dovrebbe (nelle intenzioni) essere il personaggio-sostituto di Will Smith (che dal 1996 a oggi ha fatto i soldi, si è scordato degli amici e ha dato forfait). Gli altri due elementi del trio all’erta e pieno di brio sono Dylan Hiller, figlio del fu Hiller/Smith, e Patricia Withmore, figlia dell’ex presidente Bill Pullman (“Noi non ce ne andremo in silenzio nella notte…”). La vecchia guardia è ancora in vita: Levinson (Jeff Goldblum) ha fatto carriera, suo padre si è comprato lo yacht e il presidente Withmore è un relitto azzoppato e imbottito di psicofarmaci.

Sono proprio i personaggi il primo punto debole del film:  Independence Day si poggiava su una struttura corale e su un gruppo di protagonisti con un certo carisma, tutti differenti tra loro, le cui storyline si incrociavano facendoli interagire quando lo spettatore aveva già imparato a conoscerli singolarmente. Stavolta il gioco non regge né per il vecchio cast, che è fondamentalmente una versione riciclata e patetica di se stesso, né per il nuovo, un trio di pupazzi atletici e avvenenti… e basta.

Monociglio a ore nove

Altro elemento mancante sono gli anni Novanta, il loro ethos cinematografico, quella simpatica cialtroneria che ti faceva sorridere davanti a Will Smith che mette k.o. un alieno corazzato con un ceffone (“Benvenuto sulla Terra!”) o davanti al tripudio becero di patriottismo di una storia in cui gli Stati Uniti sconfiggono un attacco alieno globale il 4 luglio e usano le astronavi che esplodono come fuochi d’artificio. Oggi tutto questo non funziona, il linguaggio del cinema d’azione è cambiato e riproporre quei canoni e quel registro non ha alcun senso. Il risultato è l’impossibilità di sospendere il giudizio e credere che gli alieni riescano a centrare il 4 luglio esatto per la seconda volta, o ad attraversare il tempo e lo spazio per farsi massacrare come degli idioti (nel 1996 non avevano uno straccio di Norton Antivirus, stavolta non faccio spoiler ma siamo messi peggio).

Quando il film vira sul patriottismo è irritante (“Mi sacrifico io!” “No, io!” “No, c’ero prima io!”), quando cerca di essere simpatico tira fuori scene come l’inquadratura del culo nudo di Brent Spiner o quella in cui Hemsworth piscia per screzio sull’astronave aliena. (E poi riempie amici e fidanzata di abbracci e pacche sulle spalle. Prima l’amuchina, Liam, grazie).

Qualche dettaglio riuscito c’è: l’idea di un presente alternativo in cui la tecnologia aliena ha radicalmente cambiato quella terrestre, e in cui la minaccia globale subita vent’anni prima ha creato una sorta di “pace nel mondo”; la storia di una generazione lasciata orfana dal primo attacco, cresciuta all’ombra del rancore verso gli alieni e fortemente militarizzata; le sequenze di distruzione di massa, portate all’estremo nel disperato tentativo di fare di più rispetto alla volta scorsa. Sensata l’idea di mettere in campo un terzo attore nella guerra tra umani e alieni, banale il modo in cui è stato fatto.

Il resto del film è francamente noiosetto, tanto fumo e poca ciccia; sì, è simpatico, sì, a tratti è divertente, ma se non portasse il titolo che porta sarebbe un anonimo blockbuster qualunque. Spiacenti, esperimento malriuscito.

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