La strada – Recensione

Dopo che una catastrofe non meglio specificata ha trasformato il pianeta in un arido deserto di cenere privo di fauna e flora, un uomo e il suo figlioletto attraversano gli Stati Uniti cercando di sopravvivere al freddo, alla fame e a chiunque gli si pari davanti. Il loro viaggio è un crescendo drammatico di violenza e di domande sul senso di tutto ciò, destinate a restare senza risposta.

“La strada” di Cormac McCarthy è un libro che ho faticato a finire, per un motivo che ho compreso solo a metà dell’opera: il disprezzo. Questo genere di distopia d’oltreoceano rappresenta infatti ciò che più disprezzo in certa cultura americana, l’idea ossessiva dell’homo homini lupus portata all’estremo, la convinzione che gli esseri umani siano fondamentalmente bastardi sanguinari e che al crollo della società civile inizierebbero a divorarsi (letteralmente) tra loro. Il romanzo si basa su questa visione del mondo incrollabile, monolitica, priva di qualunque spiraglio di luce, finendo per diventare una lettura pesante e morbosa.

Viggo Mortensen, protagonista della versione cinematografica di “The road” (2009)

Nonostante McCarthy sia un bravo scrittore – incredibilmente evocativo in ogni frangente, anche quando descrive la dispensa di un cannibale – queste sue scelte narrative mi hanno impedito di apprezzare “La strada” come romanzo di fantascienza. Se il mio rifiuto può essere un giudizio molto soggettivo, posso dire da un punto di vista più ampio che c’è molta faciloneria nel ritrarre un mondo post-apocalittico popolato solo di figli di puttana: così siamo bravi tutti, perché non bisogna impegnarsi a tirare fuori qualcosa di credibile o originale. Mi viene in mente Doris Lessing e la sua minuziosa, intelligente descrizione di una nuova società senza regole in “Memorie di una sopravvissuta”. Mi viene in mente anche un commento di Giulia mentre discutevamo di questo romanzo: “Ci sono posti al mondo dove se domani crollasse ogni regola nessuno si accorgerebbe della differenza”.

Ecco quello che non ho sopportato in “La strada”: è ruffiano e banale. Un romanzo di sci-fi che si basa su un immaginario trito e privo di sfumature manca il bersaglio e McCarthy, per quanto sia un bravo scrittore, non si dimostra un bravo scrittore di fantascienza.

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