Fantaletture estive – 1

Il dodo viaggia, il dodo si riposa. E se Elena è in giro per il mondo tra aerei, colpi di stato, liste di sospetti terroristi e orsi assassini (se vi siete persi i suoi pazzi resoconti chiedetele l’amicizia su Facebook o che vivete a fa’), Giulia sguazza nelle chiarefreschedolci acque greche e si carica di letture scaricando il Kobo.

Figlie abbastanza grandi per essere dimenticate sulla battigia con palette e braccioli, mega svendita Delos sul catalogo dei racconti, un paio di prestiti dalla biblioteca… e chi mi ammazza!

Ecco una prima carrellata delle mie fantaletture inrivalmar. ‘Namo!

Nelson

di Giulia Abbate, Delos 2016

Faccio schifo e brucerò all’inferno, lo so, va bene, siamo tutti d’accordo. Mi  sono riletta il mio romanzo, che non guardavo manco di striscio da gennaio, e non mi è dispiaciuto. Ultimamente un paio di amici mi hanno chiamato per darmi le loro impressioni, ne ho avute altre anche da ammiratori e parenti (spesso le due cose coincidono) e sono bella pasciuta e contenta. Nel complesso, e nel mio percorso di autrice, un capitolo piacevole e positivo.

Giudizio: da leggere assolutamente, non perdetelo o non vi scrivo più.

Un Romanzo Inedito

di Autore Segreto, inedito

Anche se conoscevo già l’autore in questione per averlo letto e seguito da tempo, il Romanzo Inedito è stata una sorpresa e una lettura davvero coinvolgente. Azione in ogni singola pagina, colpi di scena, cronosismi spaziotemporali, personaggi vivi e a volte della vera commozione, ambientazione curata e intrigante. E c’è anche un dodo. Cioè, te dico fermete.

Giudizio: mi occuperò  di questo romanzo, per trovargli la migliore pubblicazione possibile. Sono ottimista, con un’editor come me non posso fare altro. La storia continua.

La Cosa

di John W. Campbell jr, Delos

Un classico di sempre e non solo SF. Un racconto lungo che tiene inchiodati alla pagina dall’inizio alla fine, con uno stile narrativo che fa perdonare qualche difettuccio di troppo. Gli assunti scientifici alle volte scricchiolano ma cristo, siamo nel 1938. La pletora di nomi albionici tutti insieme e tutti nelle prime righe è quasi fisiologica, quindi basta un po’ di impegno per passarci sopra e distinguere i vari personaggi. Ognuno di essi ha precise caratteristiche funzionali all’intreccio, che è efficace, dritto al sodo, senza pettinare le bambole (o gli alieni congelati). Certi passaggi sono da brivido, altri meno, ma tutto è assolutamente economico.

Giudizio: un racconto che non smette mai di coinvolgere e che regala una mezz’ora intensa anche alla centesima rilettura.

Le Cose

di Peter Watts, Delos

“La Cosa” dal punto di vista dell’alieno, ovvero: perché nessuno ci aveva mai pensato prima? E infatti questo ha avuto un bel successo. Stile efficace, Watts ha trovato una voce incisiva da dare alla “Cosa”. Dopo un inizio un po’ scontato e una discutibile gestione/ricostruzione dei flashback e delle scene….  si gioca duro: il focus impercettibilmente si sposta, veniamo portati dalle azioni ai concetti, da quello che fa a quello che è la cosa. Verso sviluppi tematici importanti, credibili, anche toccanti se vogliamo.
Una riflessione sull’umanità, sulla sua mancanza di connessione e comunione, che ci fa quasi tifare per l’alieno con gli occhi rossi e i capelli blu venuto dall’inferno. Watts risolve anche quella che per me era una piccola aporia del racconto originale (un attimo prima è uno di noi perfetto in ogni sospiro e un attimo dopo ringhia e sbava, vabbè) e lo fa in linea con l’idea di base del suo alieno, in modo da servire l’intreccio (entrambi gli intrecci!) e da darci davvero da pensare.

Giudizio: Bravo! Una reprise che non è una minestra riscaldata, ma un testo pienamente autonomo e allo stesso tempo capace di dialogare con l’originale con rispetto e di arricchirlo pure. Consigliato subito dopo (non prima, pazzi!) “La Cosa”.

Preghiere di fucine e fornaci

di Aliette De Bodard, Delos

Un racconto diverso, interessante, suggestivo. La sua forza sta tutta nell’ambientazione e nel contrasto che si viene a creare sin dalle prime righe tra due istanze dal contenuto diverso, ma dalla forma sostanzialmente identica: e la guerra di posizione è assicurata. Anche lo stile è coinvolgente e riesce a farci entrare in un mondo di dominazione mentale grazie a pochi, efficaci accorgimenti.
È comunque un racconto troppo breve, a mio modesto avviso, che avrebbe meritato un ventimila battute in più, almeno. Ed è sabotato in maniera clamorosa dalla sua sinossi, che mettendo in campo una notissima opera alla quale paragonarlo ci svela in anticipo il sugo della questione e ciao.

Giudizio: un bel racconto da leggere e da rileggere, per iniziare a conoscere un’autrice che ha molto di più da raccontarci.

Le fantaletture estive non finiscono qui! Prossima puntata altri succosi racconti e dodorecensioni a pioggia. YAK!

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2 thoughts on “Fantaletture estive – 1

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