De bello alieno – Recensione

Ecco com’è andata: ce l’avevo sul comodino da diversi mesi. Da Stranimondi, dove l’ho comprato insieme ad altri (che sono ancora tutti lì… sob). Avevo iniziato a leggerlo quasi subito, ero molto curiosa… Poi già dalle prime righe è scattato il panico da vittima del liceo classico, seguito da paralisi temporanea della paratassi e della facoltà di provare piacere.
È successo più volte: lo aprivo, leggevo cose che riecheggiavano troppo da vicino le tremende versioni in lungue oscure che ho resettato completamente dal giorno succesivo alla maturità… e con un brivido posavo tutto, intontita e bisognosa di una puntata di roba di e con mariadefilippi.

Poi mi è venuto un sospetto, confermato ora che ho finalmente letto il libro.

L’effetto respingente di De bello Alieno era dato dal fatto che Davide Del Popolo Riolo lo ha scritto troppo bene. E superato lo scoglio dei brutti ricordi di gioventù, mi sono trovata davanti un testo davvero bello da leggere, interessante, intelligente e con molti punti a suo favore.

L’autore ha certamente una buona conoscenza della storia latina: assolutamente necessaria per imbastire una ucronia nella quale Cesare non si dedica alla guerra ma alla tecnologia, e quindi una serie di personaggi legati a lui in vari modi devono necessariamente cambiare posto nella scacchiera che conosciamo.

Del Popolo Riolo dimostra poi di conoscere bene anche la lingua e la mentalità romana, che dispiega in lettere, proclami e scritti e che mette spesso a confronto con i diversi modi di pensare e parlare dei greci.

Ho davvero apprezzato i confronti tra le due mentalità, svolti ovviamente da un greco, dato che i latini erano proverbialmente di grana più grossa. Il marcare il punto sull’omosessualità greca a volte è un po’ troppo insistente, i riferimenti alla ubris di Cesare sono invece delle vere chicche, come il fatto che l’autore abbia resistito alla tentazione di spiegare per filo e per segno cosa sia la ubris. L’uso generale degli dèi come intercalari, cose dalle quali guardarsi o attrezzi retorici di comodo l’ho trovato molto appropriato: tecnologia o meno parliamo di un’epoca dove la religiosità era legata a un forte opportunismo e il totalitarismo cristiano era ancora da venire. Forse nel confronto greci-latini i romani perdono un po’, i loro difetti risaltano e contributi importanti come il concetto di pietas mancano completamente, anzi vengono implicitamente smentiti. Ma vabbè, sticazzi, la smetto.

Foto della preclara pagina FB  Apostrofare Catilina in senato facendogli sapere che ha rotto il cazzo

Il fatto che De Bello Alieno sia poi un romanzo epistolare obbliga a ragionare sulla struttura in termini rigorosi: è importante che i vari scambi seguano l’intreccio in modo coerente, che il lettore possa riconoscere presto le varie voci ed essere messo in grado di seguire la storia senza dover saltare avanti tre pagine per capire chi parla in quel momento. E, cosa ancora più delicata, il rischio infodump è altissimo.

L’autore però se la cava benone: la struttura tiene, le voci sono riconoscibili e coerenti, l’intreccio si segue in modo agevole, l’infodump viene gestito furbamente sfruttando la proverbiale logorrea latina e i vari “pezzi” sono abbastanza vari e diversificati (abbiamo lettere, proclami, verbali, pagine di diario, dispacci) per rendere il tutto divertente e coinvolgente. Ho anche apprezzato una certa ironia che a volte traspare dalle pagine: il proclama a pagamento dei Pitagorici è da applauso e la triste fine di personaggi buoni e babbei è una cattiveria gustosa.

pitagorici
Un pitagorico secondo Peter Chung. Ma che vi hanno fatto?

Insomma: proprio la gestione di ingredienti micidiali come il romanzo epistolare e la prosopopea classica sono gli elementi che alla fine ho più apprezzato in De Bello Alieno. Il genere steampunk non è la mia passione, l’idea di una Roma classica ravvivata da carbone, treni e vaporteppa varia è simpatica e abbastanza ben gestita (anche se lo stesso autore riconosce, nella nota finale, che un Cesare “inventore” tanto eclettico e prolifico è una forzatura). Ma rendere interessanti, appassionanti e divertenti una serie di versioni di latino e greco, beh… tanto di cappello. Anche all’editore, Delos, che premiando un testo così audace ha fatto davvero una grande figura, oltre che un buon investimento.

De Bello Alieno è una lettura che va bene anche per chi sa poco o niente della storia di Roma, anche se chi l’ha studiata in modo più approfondito si divertirà di più a scoprire le sfumature, i ribaltamenti e i giochi narrativi consentiti dal contesto ucronico.

Vedi mamma, te lo dicevo che il classico non è stato proprio tutto tempo buttato.

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