Nelson – Recensione

[Quest’oggi il Dodo si scinde e torna a essere due persone distinte. Nella fattispecie, Elena Di Fazio. Il motivo? Voglio recensire “Nelson”, uno degli ultimi titoli della collana Odissea Digital di Delos, ma l’autrice è Giulia Abbate, l’altra metà del Dodo, nonché mia amica, socia e compagna di merende da vent’anni. Per correttezza verso il lettore, quindi, trovo giusto aprire la recensione con questa premessa: conosco l’autrice e ho visto questo romanzo nascere e crescere, dalla prima versione cartacea su un quaderno di scuola alla bozza finale che ha attraccato nel porto di Delos Digital. Esporrò il mio giudizio in modo obiettivo, dicendo ciò che penso davvero dell’opera, ma è giusto che il lettore lo sappia. Yoh-oh!]

Il destino della fantascienza italiana di questi anni sembra essere l’ibridazione fra generi, come hanno dimostrato i Premi Urania degli ultimi anni (quasi tutti fantagialli e un new weird). Non è una critica, solo un’osservazione, la stessa che si può applicare a “Nelson”.

In questo caso, l’autrice mette insieme tre generi distinti: la fantascienza, il romanzo di mare e il romance. A sua volta la fantascienza di “Nelson” è ucronica, sottogenere che vede una linea temporale alternativa alla Storia così come la conosciamo, generata da un evento specifico (es. il diverso esito di una guerra o, come in questo caso, l’arrivo di viaggiatori del tempo che hanno sconvolto l’epoca in cui sono approdati).

No, non è lui…

Giulia Abbate sceglie di raccontare la storia non dal punto di vista degli “invasori”, ma da quello di Claude Anthony Nelson, ammiraglio di una flotta corsara che vede il proprio mondo sconvolto da conoscenze e tecnologie arrivate da lontano. La scelta è interessante e non semplice, ma esplorata e raccontata con coerenza. Quale sarebbe la reazione di un uomo di inizio Seicento nei confronti di un mezzo come la radio? Siamo lontani dalla Rivoluzione Industriale, lontani da un’idea di progresso. Clarke disse che “Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”: simile è l’atteggiamento di Nelson e dei suoi concittadini temporali. Il futuro, i nuovi costumi, i nuovi mezzi sono oggetti che suscitano perplessità e circospezione, raramente curiosità.

…e nemmeno lui. There’s only one Claude Nelson!

Le conseguenze dell’arrivo dei viaggiatori, per quanto osteggiati e tenuti a distanza, si sono comunque fatte sentire. Il Seicento di Nelson è diverso da quello che conosciamo e il passato è cambiato (ma una sorte simile sembra stia toccando anche al futuro). Su questo sfondo si dipana il romanzo di mare, accurato e affascinante, con i suoi intrighi, le battaglie e il continuo senso di precarietà vissuto dai protagonisti, coinvolti in una guerra sempre più sanguinosa e imprevedibile, tra nuove nazioni che nascono e altre che crollano.

Sullo sfondo del romanzo di mare c’è anche il romance, la storia d’amore tra Nelson e Pearl Lorna Shelley, una donna portata a bordo della sua nave con un carico di segreti e misteri. Chi è davvero Pearl? Cosa si nasconde nel suo passato?

(Anche lui non c’entra niente. Però ci piace.)

La storia d’amore è una delle storyline principali del romanzo e, come l’opera stessa, è molto sui generis. L’interazione sentimentale tra i due, per motivi che scoprirete leggendo, non è semplice da architettare, non se la si vuole rendere verosimile: l’autrice c’è riuscita, grazie soprattutto alla caratterizzazione dei due protagonisti, personaggi dotati di un’incredibile profondità e umanità. Nelson è un uomo depresso, schiacciato dalla vita e dagli eventi, ma soprattutto da un male interiore che crea una barriera tra lui e il mondo; Pearl porta a sua volta con sé un bagaglio pesante. Nel loro avvicinarsi uno all’altra c’è una tenerezza profonda, che trascende il tempo e va al cuore dei due personaggi come esseri umani.

Nonostante avessi già letto altre bozze precedenti, quest’ultima (e definitiva) versione di “Nelson” è stata una piacevole sorpresa. Lo stile di Giulia Abbate è ben rodato, ricercato, ricco di sfumature e giunto a un equilibrio maturo, coinvolgente. Posso dire che “Nelson” è un romanzo eccellente e particolare, un’opera di difficile classificazione, ma intensa, malinconica, che sa come intrigare e inchiodare il lettore.

Giulia Abbate, autrice di “Nelson”

Dico tutto questo nonostante detesti il romance quasi quanto il giallo e il fantasy, ma consiglio ai lettori di non lasciarsi intimorire da questa curiosa commistione di generi diversi tra loro (di contro, fantascienza e romanzo di mare sono tra i miei preferiti in assoluto: un ottimo contraltare!).

Giulia Abbate fa parte della nuova generazione di fantascientisti ed è finalmente approdata al suo esordio vero e proprio con un romanzo che, come il suo stile in generale, è davvero particolare. Non posso che consigliarlo, sarà una piacevole sorpresa da parte di un’autrice di cui, sono certa, sentiremo parlare ancora.

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