Lo chiamavano Jeeg Robot – Recensione

Negli ultimi anni, con la trasposizione cinematografica di tantissimi protagonisti Marvel e non (sia singolarmente, sia in crossover), la mitologia del supereroe è tornata a nuovi fasti. Poteva mancare una versione tutta italiana? A dire il vero non era affatto scontato che qualcuno si sarebbe cimentato nell’impresa, come non era scontato il risultato. Posso anticiparlo già: “Lo chiamavano Jeeg Robot” è un esperimento ottimamente riuscito.

C’è quel sottile paternalismo quando si parla di film italiani che tentano l’esperimento del genere fantastico, lo stesso con cui si valuterebbe un alunno con dei problemi: “Ok, il suo tema era una sfilza di disegnini deformi a pastello, ma guardiamo il lato positivo, almeno lo ha consegnato all’insegnante invece di infilarsi le matite nel naso come fa sempre.” Temevo molto l’obbligo di accontentarsi, di dover commentare positivamente solo perché degli italiani hanno girato un film di supereroi e quindi va bene già così. “Lo chiamavano Jeeg Robot” mi ha rassicurata subito: l’italianità non è una scusa, in questo caso, ma un vero valore aggiunto.

Il film racconta la storia di Enzo Ceccotti, scippatore di Tor Bella Monaca che passa le giornate scappando dalla polizia, guardando porno e mangiando budini nella sua topaia. Un giorno, mentre lo braccano per il furto di un orologio, si tuffa nel Tevere per nascondersi e viene contaminato da materiale radioattivo: non solo sopravvive, ma si scopre dotato di una forza sovrumana e capacità di rigenerazione. Il suo primo istinto è impiegare i nuovi poteri in quello che ha sempre fatto, rubare; ma la figlia del suo vicino, completamente pazza e ossessionata dalla serie animata Jeeg Robot, lo indirizza verso il giusto percorso morale.

“Lo chiamavano Jeeg Robot” non è un supereroe cinematografico italiano nel senso dispregiativo del termine, una versione intellettualmente pretenziosa che propone una storia di genere senza avere il coraggio di sporcarsi le mani. Il film di Mainetti adotta la formula perfetta, un mix di dramma, demenzialità e sense of wonder; cerca un dialogo costante col canone del supereroe americano (la genesi, la scoperta dei poteri, la scelta morale che ne deriva) senza scimmiottarlo, ma anzi adattandolo al contesto italiano (o, più precisamente, romano) con grande autonomia espressiva e dignità.

L’epica dell’eroe è inserita in un contesto che ricorda più “Romanzo Criminale” che Spider-Man, anche per la violenza a volte cruda, a volte sopra le righe; il protagonista non è un aspirante scienziato né un miliardario traumatizzato, ma un signor nessuno, anzi, meno di nessuno: un teppista di borgata che non ha mai avuto un futuro, un vuoto a perdere cresciuto e confinato nella Roma dello schifo e della micro-criminalità. La stessa Capitale mostrata nel film è drammaticamente reale, lontana dai tramonti sul Colosseo e dalle feste vip; è matrigna, squallida e abbandonata a se stessa.

Il contrappunto perfetto è il villain della storia, lo Zingaro, che ho trovato assolutamente geniale: il boss di quartiere che compensa in follia l’assenza di potere, che cerca di emergere nel sottobosco criminale dopo aver fallito come cantante a “Buona Domenica”; che strizza l’occhio al Joker della DC Comics quanto basta, trovando – come il resto del film – la sua strada autonoma come personaggio.

jr1Eccellente la scelta dei due attori protagonisti: Claudio Santamaria, già largamente apprezzato, si è impegnato tantissimo (anche fisicamente) per impersonare il suo Enzo Ceccotti; e Luca Marinelli… beh, ho faticato davvero a credere che fosse lo stesso interprete del timido e un po’ disadattato protagonista di “Tutti i santi giorni” di Virzì. Chapeau. Tra i comprimari ho apprezzato anche Antonia Truppo nei panni di una spietata narcotrafficante napoletana.

Meno felice la scelta di assegnare il personaggio di Alessia a un’attrice inesperta come Ilenia Pastorelli, ex gieffina alla sua prima prova cinematografica; ed è ancora più infelice se pensiamo alla complessità del personaggio, una ragazza con disturbi mentali e una storia di abusi che ha proiettato sul proprio mondo quello di Jeeg Robot per sopravvivere. Il risultato complessivo è migliore di quanto temevo dopo aver visto il trailer e in un paio di momenti riesce perfino a intenerire, ma non sarebbe stato male riuscire a capire almeno tre parole di fila di quello che diceva. Tanto più che il suo è un personaggio chiave e ricopre il doppio ruolo di damigella trash in pericolo e mentore morale dell’eroe.

Dal punto di vista del comparto tecnico, “Lo chiamavano Jeeg Robot” utilizza con intelligenza i pochissimi mezzi a disposizione, giocando, in mancanza di grandi effetti speciali, sul montaggio e sulle inquadrature. E mette a nudo un’altra verità, cioè che per fare film così non servono budget milionari, ma ottime sceneggiature e ottimi registi. È triste pensare che Mainetti abbia faticato anni per far andare in porto il progetto, vedendosi chiudere tante porte in faccia perché “in Italia questa roba non va”, e alla fine si sia dovuto produrre da solo. È la dimostrazione che il cinema italiano non manca di fantasia e talento, ma di lungimiranza e coraggio: il successo che l’opera sta riscuotendo unanimemente in tutta la penisola ne è la prova.

Insomma, possiamo dire che il film di Mainetti ha fatto centro da tutti i punti di vista (mi hanno lasciato perplessa solo una manciata di minuti di troppo e il fatto che la questione delle bombe, che sembrava centrale, viene liquidata un po’ alla svelta). Non so se adesso abbiamo il nostro supereroe italiano, ma senza dubbio abbiamo un film di supereroi italiano. Spider-Man volteggerà fra i grattacieli di New York, Enzo Ceccotti massacrerà i criminali lanciandogli in faccia i cessi dell’Olimpico: ma lo farà con italica dignità. Per il Dodo è un nove pieno.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...