Star Wars – Il risveglio della Forza – Recensione

Nel mondo del dodo lo spoiler è un peccato capitale, il primo dei Dieci Comandamenti è “Non fare spoiler” e tale reato viene punito con la reclusione in una stanza vuota in cui viene suonato Gigi d’Alessio per tre giorni e tre notti prima di venire gettati nel Sarlacc (quello tentacolato del 1997). Nel caso di “Star Wars – Il risveglio della Forza” siamo però in un campo minato: non perché sia necessario fare spoiler per recensire, ma perché il film è volutamente rimasto “blindato” fino all’uscita (il 16 dicembre in Italia) e non è stato fatto trapelare niente sulla trama, a parte qualche vago indizio sui personaggi, con un impegno pari a quello profuso per la verità sull’omicidio di Kennedy e l’ultimo segreto di Fatima. Sarebbe quindi sufficiente dire di cosa parla per spoilerare, e al dodo la prospettiva del Sarlacc piace poco. Di contro, recensire un film senza poter fare un minimo accenno alla trama è impossibile.

Perciò, mettiamola così: se non avete ancora visto il film, interrompete qui la lettura e tornate a visione ultimata.

Ripeto, se non avete visto il film e volete arrivarci a mente vergine, smettete di leggere. Non farò spoiler, se li farò saranno opportunamente nascosti, ma dovrò per forza di cose tirare in ballo quello che ho visto per commentarlo.

Nel 2008, Lucas affermò che:

Star Wars è di fatto la tragedia di Darth Vader. Una volta morto, Vader non torna in vita, l’Imperatore non viene clonato e Luke non si sposa…

Queste le volontà del creatore di una delle saghe più amate nella storia dell’intera umanità, un commento che rispecchia la realtà dei fatti: the rise and fall of Anakin Skywalker, the rise and fall of Darth Vader. Questo è Star Wars. Poi Lucas si cala le braghe e vende il franchise alla Disney nel 2012. La Disney dà corpo al progetto di una nuova trilogia e affida la regia a J.J. Abrams (noto per aver già stuprato Star Trek con il suo orribile reboot. Poiché è scientificamente dimostrato che parlare di Star Trek e Star Wars nello stesso articolo aumenta l’entropia dell’universo, chiuderò qui la parentesi.)

R2D2 insegna a J.J. Abrams l’alfabeto.

Ammetto che, quando lessi il nome di Abrams alla regia del nuovo Star Wars, mi dissi che non sarei andata a vederlo. L’idea che potesse fare a Star Wars quello che aveva fatto a Star Trek (ok, ho appena accorciato la vita dell’universo di un’altra manciata di millenni) mi terrorizzava. Poi, come tanti altri, ho visto il teaser rilasciato lo scorso maggio e mi sono squagliata come una granita al sole. Ho abbandonato ogni riserva e abbracciato l’ottimismo: primo, dietro J.J. Abrams ci sarebbe stata la Disney, che volendo sa dare vita a qualcosa che non sia solo per poppanti (non finirò mai di citarli: “Pirati dei Caraibi” n. 2 e 3); secondo, nella nuova trilogia ci sarebbero stati anche i vecchi personaggi, quindi avrei potuto rivedere Han Solo, Chewbacca, il Millennium Falcon, Luke Skywalker in azione sul grande schermo; terzo, la mancanza di fede è la via per il Lato Oscuro.

 E così, dopo aver acquistato i biglietti in prevendita, un secchio di chicche e aver trascinato il mio compagno in catene al cinema, mi sono seduta sulla mia poltrona e ho osservato in lacrime la scritta “Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana….” che faceva capolino dallo schermo per la settima volta nella storia del mondo.

A LONG TIME AGO, IN A GALAXY FAR, FAR AWAY….

…sostanzialmente tutto è rimasto immutato. J.J. Abrams, Kasdan e tutti gli sceneggiatori coinvolti avevano a disposizione una tavola bianca in cui scrivere ciò che accade trent’anni dopo il crollo dell’Impero, e nessuno ha saputo partorire un’idea che non fosse la copia scadente di quanto già visto.

Spoiler (evidenziare il testo per leggerlo): c’è il Primo Ordine che è identico, nelle finalità e nell’estetica, all’Impero. C’è un cattivone supremo che sembra Voldemort sotto steroidi. C’è il suo apprendista pseudo-Sith con la maschera nera e il respiro pesante. C’è il comandante simil-nazista che governa la nuova Morte Nera (che Abrams ha chiamato Starkiller sperando di ingraziarsi i fan ultra-nerd). E poi c’è la Resistenza, la stessa identica di trent’anni prima, guidata dalla stessa persona – Leia Organa, ora promossa a generale. C’è un contrabbandiere dello spazio simpatico e cialtrone inseguito dai creditori, Han Solo. La Repubblica c’è, o dovrebbe esserci, ma non se ne registra presenza palpabile finché non la fanno saltare di nuovo, in una scena che è la copia carbone della distruzione di Alderaan. Infine, c’è un pianeta desertico e desolato su cui vive Rey, una ragazza che ignora che nelle sue vene la Forza scorre potente. Quando Rey si imbatte in un droide che porta con sé informazioni vitali per la Resistenza, si trova coinvolta nell’avventura. Vi ricorda qualcosa?

Il testo a scorrimento prima del film ci mette a parte degli antefatti di ciò che andremo a vedere. Qui spezzo una lancia a favore: poche informazioni, molto semplici, molto dirette. A differenza della Seconda Trilogia, dove in pochi blocchi di testo Lucas riassumeva una caterva di eventi su cui si sarebbero potuti girare altri tre film.

runningreyfinn
“Il bagno è là!”

L’intreccio che segue però è trito e banale, le scene madri si limitano all’apparizione dei personaggi della saga classica. A parte una, sul finale, che qualunque spettatore un minimo smaliziato aveva già previsto da un’ora e mezza.

Tutto è fiacco, privo di guizzi. Nessun coraggio, nessun tentativo di osare un po’. Un film pedissequo e sottotono. Idem per la colonna sonora di John Williams (per la miseria, perfino in “La minaccia fantasma” c’era un tema epico come “Duel of the fates”!). Da un lato si mostrano i troopers in azione in tutta la loro ferocia, dall’altro si fa attenzione estrema a non far volare una goccia di sangue di troppo. C’è la spada di damocle del PG13. Una scena come quella in cui Darth Vader mozza la mano a Luke non la vedremo mai, nella nuova saga. Non ci verrà suggerito che Anakin ha ucciso i piccoli apprendisti del Tempio Jedi. Il feroce ed epico combattimento tra Anakin e Obi-Wan non esisterà più. Non mi si fraintenda, non amo la violenza gratuita, e Star Wars non è mai stata una saga violenta. Ma nella guerra, nel dramma, nel combattimento a spade laser non puoi muoverti in punta di piedi perché ti stai rivolgendo anche a un pubblico under 12. Le cose le fai o non le fai, per parafrasare il maestro Yoda. Qui le hanno fatte solo per metà. Insomma, i miei timori peggiori si sono avverati: siamo davanti a un film della Disney, né più né meno.

Poscia. C’è un limite alla quantità di cazzate davanti a cui posso chiudere un occhio. So cos’è un Sith e so cos’è una spada laser. Mi si vuole far credere che un coglione qualunque, uno che fino al giorno prima puliva i cessi, sia in grado di brandire una spada laser e usarla in combattimento senza tranciarsi le gambe e la testa da solo alla prima piroetta. Mi si vuole far credere che possa affrontare qualcuno esperto che ne brandisce un’altra e battersi alla pari per diversi minuti.

ANCHE NO.

I PERSONAGGI

Ricalcando le scelte di George Lucas a suo tempo, sono stati selezionati attori protagonisti completamente sconosciuti e con poca esperienza. Daisy Ridley fa simpatia, John Boyega fa tenerezza. Nessuno dei due è stato la cosa peggiore che ho visto, né la migliore. Oscar Isaac sono curiosa di rivederlo in azione. Adam Driver fa ciò che può con quello che gli hanno messo a disposizione, cioè poco. Harrison Ford è sempre in forma, Carrie Fisher è invecchiata maluccio, ma non nego che, già dal trailer, la scena in cui si abbracciano mi ha strappato una lacrimuccia.

Rey si pone già come personaggio chiave della saga, ereditando il ruolo che fu di Luke Skywalker. Un’eredità monumentale, difficile, impossibile da raccogliere. Certo è che le donne continuano a essere il sesso forte in Star Wars, adesso come ai tempi della principessa Leia.

Sui vecchi personaggi non dico nulla, sono monumentali, mitologici. Uno di loro è stato usato male, sugli altri due staremo a vedere. Tra i nuovi protagonisti ne avrei salvato uno, Poe Dameron. Ma gli è stato dedicato poco spazio e questo spazio è una triste copia carbone di scene già viste quarant’anni fa in “Una nuova speranza”. Peccato.

Poi ce n’è uno che da mesi ha scatenato ipotesi e fantasie dei fan: Kylo Ren, l’antagonista, che a sua volta dovrebbe raccogliere l’eredità di Darth Vader. Lo dico subito: fallimento totale. Caratterizzazione puerile, roba da “Le follie dell’imperatore” (che almeno faceva ridere). Il design della sua spada laser è il più IDIOTA che abbia mai visto (non ditemi che mani e dita di Kylo Ren sono le sue originali, non ci credo).

Spoiler: il Sith emo-dark NO, GRAZIE. I problemi con papino NO, GRAZIE. Un Sith che si fa mettere k.o. da una ragazza di 35 kg che ha scoperto venti minuti prima la Forza NO, GRAZIE. Scopiazzato malissimo da Loki degli Avengers (tanto che in Italia gli hanno assegnato lo stesso doppiatore). Tutto questo mistero su un’identità che viene spoilerata a cavolo di cane, facendo afflosciare la suspense come un plum-cake lievitato male.

BB8 è solo un pretesto per vendere giocattoli. Né più né meno. Lontano parsec dal carisma che R2D2 riusciva trasmettere con un paio di fischi.

Il megacattivone Snoke non voglio neanche commentarlo. Capitan Phasma non esiste. Maz Kanata sembra uscita da un capitolo di Monsters&Co. Non esagero se dico che ho rimpianto Jar Jar Binks.

A JOURNEY TO THE PAST: LA SECONDA TRILOGIA

Abbiamo tutti dolorosamente preso atto del fatto che George Lucas, con la seconda trilogia, ha sprecato un fantastilione di possibilità. Ha cazzeggiato, si è contraddetto da solo, ha tirato in mezzo personaggi discutibili (il generale Grievous) e ignobili (Jar Jar Binks), è finito fuori continuity dalla sua stessa storia. Il digitale ha aiutato a metterci una pecetta dove possibile (es. sostituire il vecchio fantasma di Anakin Skywalker – un sessantenne pelato – con Hayden Christensen – un venticinquenne capellone), altre volte abbiamo fatto finta di non sentire (es. Leia che ricorda sua madre, nonostante Padmé sia morta un nanosecondo dopo averla partorita).

Personalmente continuo a difendere a spada tratta “L’attacco dei cloni” (chi se ne importa della love story e del relativo accollo, quel film è Star Wars 100%), su “La minaccia fantasma” non commento e su “La vendetta dei Sith” ci provo, ma a gran fatica.

La domanda è: perché quando sono uscita dalla sala dopo aver visto i film della seconda trilogia camminavo su un tappeto di nuvole? Perché, nonostante gli oggettivi e innegabili difetti, ho impiegato del tempo per ammettere che Lucas aveva fatto un casino? Perché mi ha ubriacata così tanto di meraviglie da non vedere tutti gli errori?

Perché George Lucas è George Lucas e J.J. Abrams non è un cazzo. Lucas era un sognatore, uno che nel 1977 si è buttato nella produzione di un film che poteva avere un discreto successo o cadere nel dimenticatoio, e che invece ha cambiato per sempre la storia del cinema. Era anche un venditore di sogni, il migliore, roba di qualità sopraffina, uno che è riuscito a far amare la sua saga a persone di qualunque età che dagli anni Settanta continuano a tornare al cinema per una nuova dose. Chi di noi non si è mai umiliato per mostrare il proprio amore per Star Wars? Per quanti altri film lo avete fatto? E per quanti fidanzati/e, invece?

Mark Hamill, George Lucas, Carrie Fisher e Harrison Ford sul set de “L’impero colpisce ancora”

George Lucas È Star Wars. Forse Star Wars senza George Lucas non esiste. Forse nessuno al mondo è in grado di infondere la stessa epica, lo stesso sentimento, la stessa grandezza in un film. Forse si può provare a scimmiottarlo, ma sempre un’imitazione resterà. Ne “Il risveglio della Forza” l’assenza di Lucas è assordante, quasi dolorosa. Sovrasta le immagini sullo schermo e le mostra in tutta la loro nudità. Impugnare una spada laser non basta a diventare un Jedi; fare un film che si intitola “Star Wars” non basta a fare un nuovo capitolo di “Star Wars”.

“Il risveglio della Forza” non è un nuovo capitolo di Star Wars. È una fanfiction, un film dell’Universo Espanso, qualcosa in cui dei fan di Lucas provano a portare avanti la storia. Né più né meno dei fumetti con Mara Jade, solo che questo ha un budget multimilionario. In quest’ottica può essere addirittura divertente. Perché se lo mettiamo nell’ottica in cui me lo hanno presentato, cioè il settimo capitolo ufficiale, posso dire con tranquillità che perfino “La minaccia fantasma” gli scopa la faccia ripetutamente.

Mara Jade, moglie di Luke nell’universo espanso, madre del piccolo Ben.

[Per la cronaca: sono una fan, ma disposta ad accettare un sacco di cose nel momento in cui ciò che vedo sullo schermo è ben fatto e all’altezza. Ho letto in giro che è ingiusto fare paragoni tra George Lucas e Abrams&Co: ma sono stati loro i primi a prestarsi, perché hanno avuto la presunzione di continuare il lavoro di Lucas. Li paragono eccome.]

L’unica cosa che non posso imputare agli autori è l’edizione italiana scadente, con un doppiaggio che definire pessimo è poco.

GLI ASPETTI POSITIVI

Uno su tutti: il ritorno alla pellicola, abbandonando il digitale di me**a che Lucas aveva inflitto agli episodi II e III, rendendo oltretutto discontinua e disomogenea l’estetica della nuova trilogia.

LE COSE CHE NON MI SPIEGO

Perché “Il risveglio della Forza” sta piacendo alla gente? Non parlo dei bambini, degli adolescenti o di chi aveva guardato Star Wars en passant ed è andato a vedere il settimo capitolo per sport. Parlo dei fan. Come è possibile? Avete visto lo stesso film che ho visto io? State mentendo a voi stessi? Siete vittima di un’allucinazione collettiva generata dal Lato Oscuro?

IN CONCLUSIONE

Forse è colpa mia, forse sono io. Forse non capisco un cazzo e “Il risveglio della Forza” è un capolavoro. Non mi resta che eclissarmi sul pianeta Dagobah mentre il mondo osanna questa eresia. Per dirla alla Padmé Amidala: “È così che muore Star Wars. Sotto scroscianti applausi.”

 

Annunci

7 thoughts on “Star Wars – Il risveglio della Forza – Recensione

  1. Daaaaaaaai ma come sei severa.
    È guerre stellari.
    Riavviato e moderno, più veloce, più disney, e sinceramente il cattivo inesperto e la jedi strapiena di volontà in grado di capire la forza (forse un tantino di fretta…è vero) non mi dispiacciono.
    È qualcosa in più a quello che avevamo prima, e non è brutto, non è noioso, non è triste.
    Io l’ho trovato avvincente, fresco, coi suoi difetti, ma un bel film. Comunque 135 minuti, nei quali mi sono divertito e ho ricordato il mito che avevo da bambino e che rimarrà quello e solo quello che Lucas mi ha dato.
    Ti saluto spietata recensora 🙂
    Riccardo

    Mi piace

    1. Lo so, è una recensione dura, la più sofferta che abbia scritto… speravo tanto di uscire da quel cinema felice e soddisfatta 😦
      Grazie comunque di aver letto la recensione e del commento!
      Elena

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...