L’androide Abramo Lincoln

Pubblicato in versione integrale nel 1972, “We can build you” è un romanzo di Dick atipico nella forma (è narrato in prima persona dal protagonista, scelta che l’autore adottò raramente, preferendo la sua nota narrazione corale), che affronta invece uno dei temi più cari allo scrittore: la differenza tra essere umano e artificiale, o meglio la ricerca della discriminante tra le due entità, in questo caso incarnate dall’androide del titolo (Abramo Lincoln) e la donna amata dal protagonista, la diciottenne schizofrenica Pris.

L’androide Philip K. Dick. Non so se avrebbe gradito, onestamente.

A volte sembra difficile parlare di un romanzo di Dick senza fare riferimento alle sue vicende personali, o senza vedere, tra le righe, la rielaborazione del momento che l’autore stava vivendo.

Come in altri romanzi, Dick insiste sull’argomento della malattia mentale, della reclusione in ospedale psichiatrico, dell’incapacità, da parte del malato, di relazionarsi emozionalmente con il mondo esterno. Pris Rock, la ragazza schizofrenica, è l’essere umano privo di sentimenti, opportunista e calcolatore; Abramo Lincoln, riportato “in vita” come androide e affetto dalla depressione che lo affliggeva al momento della morte, è la macchina che soffre profondamente nel rapporto con il mondo e le altre persone, rimanendone sopraffatto.

Nel mezzo dei due estremi si colloca il protagonista, Louis Rosen, forse il più perdente tra i “vinti” di Philip K. Dick, attraverso il quale è filtrata l’intera vicenda. In questo personaggio ritroviamo tanti topoi di Dick, soprattutto l’amore autodistruttivo per una donna di insensata cattiveria, ma anche una forma di salvezza nella malattia mentale e nel ricovero, salvezza che Dick in vita non riuscì a trovare.

Prima edizione tascabile.

Anche le ambientazioni sono differenti dal solito: non più la California, terra ricca di fermento culturale e sociale (almeno negli anni Sessanta), ma il piovoso Oregon.

Pur non rientrando tra i capolavori di Philip K. Dick, “L’androide Abramo Lincoln” è tra le sue opere più interessanti e forse tra le più ragionate in termini di temi e struttura; più in generale, nel macro-campo d’indagine fantascientifica sulla differenza/relazione tra uomo e macchina, non si può non riconoscere a Dick il merito di aver analizzato la questione in modo unico, utilizzando le disfunzioni cognitive ed emozionali umane come termine di paragone.

[Recensione a cura di Elena Di Fazio pubblicata in origine sul sito di Studio83 – L’androide Abramo Lincoln – Recensione]

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