Sopravvissuto – The Martian

Il film di Ridley Scott ha un pregio che è anche un difetto. Per rubare una definizione tecnica allo storico MorellisMovieGuide: è bello perché non è brutto.

In pratica, tutti fanno i compiti a casa.

Ridley Scott prende il libro [L’uomo di Marte di Andy Weir] e lo riporta su pellicola. Segue Spoiler.
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C’è una stazione su Marte, una tempesta, un astronauta resta lì, deve sopravvivere, sopravvive, deve tornare a casa, torna a casa. Questo è lo spoiler. C’è anche nel titolo, comunque.
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L’astronauta Mark Watney, protagonista della storia, fa i compiti a casa. Deve sopravvivere, deve tornare a casa: mette in atto tutte le azioni necessarie per farlo risolvendo diligentemente un problema dopo l’altro, presentati allo spettatore uno dopo l’altro.

Matt Damon fa i compiti a casa. Fa il bello, fa il bravo, risolve problemi, è ironico, fa le battute alla NASA, dice oddio roteando gli occhi quando dalla Terra lo fanno arrabbiare, si fa i video in cui racconta la fava e la rava di quello che deve fare e che farà.

Ciao a tutti, ragazzi. Oggi vi mostrerò come camuffare le occhiaie dopo una pazza serata su Marte. Iniziamo da un leggero velo di primer…

La controfigura fa i compiti a casa. Cammina nudo e col volto coperto con l’asciugamano, dal punto A al punto B, mostrando a tutto il pubblico come è deperito e pieno di piaghe il povero astronauta dopo centinaia di giorni marziani a patate.
Nella sequenza immediatamente successiva, Matt Damon si toglie l’asciugamano dalla faccia e si asciuga i muscoloni pompati come fosse il primo giorno di permanenza. Pardon, il primo sol di permanenza.

L’unico a non funzionare bene, qui, sembra essere l’orologio. Passano i sol, i giorni, i mesi, gli anni e tutti sono uguali, hanno lo stesso taglio di capelli e le stesse espressioni amorfe. Sì, ho detto amorfo. Marte, le astronavi, la NASA, è tutto amorfo perché se al loro posto ci fosse un posto qualsiasi sulla Terra e un problema qualsiasi del tipo “salviamo il soldato, l’astronauta, il <professione scelta> Ryan” non cambierebbe assolutamente nulla. Tutti fanno i loro compitini e risolvono i loro problemini.

E un astronauta che passa mesi e anni da solo, su Marte, a rischio costante della vita e in isolamento totale… risolve problemini. Non solo non impazzisce, ma non manifesta nessun segno di squilibrio, nessun cedimento a parte una rada barbetta che provvede a sistemarsi (con risultati da salone di bellezza maschile) prima di essere sparato via da Marte su una sonda chiusa col cellofan. Non impazzisce. Sta bene, anzi, è ok.

Ciao a tutti, ragazzi. Oggi vi insegno come usare le palette colori a seconda della tonalità della tuta spaziale. Iniziamo con lo spolverare il casco…

E anche io che guardo non registro cambiamenti di sorta, neurologici, né di nessunissimo altro tipo (a parte una rada barbetta dovuta alla noia). Guardo loro che risolvono i loro marziani problemini, poi esco dal cinema e torno, senza un minimo di sussulto né ricordo, ai miei terrestri problemini.

Spero solo che la controfigura si sia ripresa. Porella.

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