Self/less – Recensione

Damien Hale (Ben Kingsley) è un miliardario self-made-man che ha messo su un impero. Quando un cancro terminale gli lascia sei mesi di vita, si sottopone a una rivoluzionaria e segretissima procedura in grado di traslare la mente in un nuovo corpo giovane e funzionante creato in laboratorio. Poi si sveglia, si guarda allo specchio, vede lo sguardo vacuo di Ryan Reynolds e inizia a pensare di aver fatto una cazzata; la sua sensazione è confermata dal comportamento sinistro di chi gli ha donato nuova vita e da strane visioni di cui è vittima: e se il corpo che “indossa” fosse appartenuto a qualcun altro?

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I Origins – Recensione

“I Origins” è uno di quei film che, al momento di recensirli, impongono innanzitutto di valutarne l’effettiva appartenenza al genere “fantascienza”. Se da un lato utilizza diversi canoni della sci-fi, dall’altro si pone come un’opera più complessa che trascende i limiti di genere e va ad affrontare una serie di tematiche piuttosto ampie. In questo caso voler tracciare dei confini rischia di essere inutile se non controproducente, perciò liquiderei la questione con un chissene e passerei a commentare il film, che di argomenti ne ha tanti, tantissimi.

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Volo su Titano di S. Weinbaum – Recensione

Diciamocelo pure: a leggere fantascienza siamo quattro gatti. E anche piuttosto litigiosi.
Come ogni “religione di nicchia” che si rispetti, infatti, la fede fantascientifica si divide in mille scismi: SF impegnata contro Space Opera sparatutto, Cyberpunk contro NewWave contro quellochevipare, Neoqualcosa contro Urbanquello, questa non è vera fantascienza, quella è troppo soft, quell’altra ha una macchia di fantastico di troppo.

Ci sono però dei testi che rischiano di metterci d’accordo tutti (e di aprirci una spaventosa voragine di tempo libero: con chi litigo, adesso?). “Volo su Titano” è uno di questi.

Astronavi, ovvero Zeppelin laccati. It’s 1930, baby!

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