Sotto la pelle – Recensione

“Sotto la pelle” è l’esordio di Michel Faber, che in Italia è stato pubblicato dopo il suo bestseller “Il petalo cremisi e il bianco”.
È un romanzo che mi ha colpita profondamente. Lo considero uno dei migliore che ho letto ultimamente, e ne do un giudizio più che positivo. Nonostante abbia qualche difettuccio, che andrò a descrivere, ne consiglio caldamente la lettura, perché oltre a uno stile particolare, evocativo ed efficace, Faber è riuscito a creare con poco una storia di altissimo impatto emotivo.

La vicenda si apre con la descrizione di una misteriosa automobilista, Isserley, che viaggia ininterrottamente per le autostrade della Scozia orientale caricando quanti più autostoppisti possibile: li vede sulla carreggiata, li valuta velocemente, e se li considera fisicamente adatti ai suoi scopi segreti fa inversione alla prima svolta e torna indietro. Li fa salire, li interroga velocemente per capire se sono abbastanza soli, sconosciuti  e lontani da casa, dopo di che li stordisce e li porta nel suo cottage.

Questo è ciò che trovate nel primo capitolo: di più non posso dire. E vi invito caldamente, se avete in mente di leggere il libro, a non lasciarvi scoraggiare dalle primissime pagine un po’ noiose, e soprattutto a non indagare oltre: le recensioni in rete (compresa quella di IBS, attenzione!) sono zeppe di spoiler.
La rivelazione che toglie il fiato, infatti, è situata quasi in apertura del romanzo, insieme alla svolta che dà origine alla storia principale. Faber ci rivela la natura e gli scopi di Isserley  per poi dedicare spazio alla sua storia, alla sua evoluzione e al proseguimento dell’intreccio, che continua a coinvolgere, nonostante il “colpo” principale sia già stato inferto.

La storia di “Sotto la pelle” è abbastanza prevedibile, a dire il vero: un lettore accorto non avrà difficoltà ad anticipare le principali svolte narrative e a capire il significato dei vari particolari disseminati nel testo, che si riveleranno indizi sviluppati in seguito. Tuttavia, lo stile di Faber e soprattutto la sua potente abilità descrittiva compensano questo difetto, e rendono la lettura un’esperienza ugualmente ricca. Leggendo, sappiamo dove si va a parare, ma è il come che conta, è la narrazione che ci spinge a continuare e a rabbrividire.

L’idea di base del testo, infatti, è raggelante nella sua semplicità. Molti altri hanno scritto cose simili: un altro tallone di Achille, ma Faber lo usa a proprio favore, approfondisce il topos e ne trae pagine toccanti, e una lezione profonda, a suo modo disturbante.
(…Devo ammettere che la descrizione dei vodsel mestrali è un’immagine che fatico a togliermi dalla testa, mi spunta fuori in continuazione, insieme alle importanti implicazioni che porta con sé.)

Sì, perché qui non parliamo di fantasia, ma di fantascienza: una fantascienza che Faber tratta in modo particolare, in modo forte e debole allo stesso tempo.
Debole, perché se entriamo nel merito troviamo i dettagli sci-fi abbastanza vaghi e conditi di parecchie ingenuità: Faber non è un fantascientista, e si vede. Tuttavia, esiste una fantascienza che non è un sottogenere, ma una chiave di lettura narrativa, che può essere raggiunta anche da scrittori mainstream particolarmente dotati o nella giusta “luna”, come in questo caso.
La sci-fi di “Sotto la pelle” è anche forte, secondo me. È la fantascienza che preferisco, perché non mette in campo coccodrilloidi tentacolati, né leggi fisiche spiegate alla bell’e meglio da dilettanti: ma va a toccare temi cardinali, che riguardano noi e la nostra organizzazione, metono in discussione i punti chiave della definizione di umano e pongono un interrogativo forte, prepotente: è giusto quello che facciamo?

La domanda di “Sotto la pelle” sarebbe molto più specifica di questa, ma lo ripeto: non voglio rivelare assolutamente nulla, penso che questo romanzo meriti un’esplorazione autonoma e personale.
Leggete, scoprite. Pensateci, e fatemi sapere.

[Recensione a cura di Giulia Abbate pubblicata in origine sul sito di Studio83 – “Sotto la pelle” Recensione]

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