Cyberpunk. Antologia di scritti politici – Recensione

Ristampa del volume curato nel 1990 da Raf Valvola Scelsi, ora cofondatore della ShaKe Edizioni, questa “antologia di scritti politici” ripropone – in formato tascabile – tutti quei testi, articoli e saggi brevi che presentarono in Italia il movimento cyberpunk in quanto tale, tirando le somme teoriche di dieci anni di narrativa pratica.

Si tratta di un’antologia interessante e approfondita, che sviscera canoni e crismi del cyberpunk e ne dà una rilettura multisfaccettata: politica, letteraria, sociale.
Il primo saggio breve dell’antologia, dal significativo titolo di “Mela al cianuro”, scritto dallo stesso Scelsi, analizza questo movimento fondamentale e caratterizzante della sci-fi anni ’80, mettendone in luce il nucleo: il cyberpunk come controcultura densa di simboli, un nuovo immaginario collettivo che rielabora il dissenso organizzato della rivoluzione hippy, l’esperienza underground del punk e il nuovo scenario tecnologico onnipervasivo.

Il cyberpunk supera il rapporto con la tecnologia che aveva caratterizzato la New Wave: non più una minaccia – o salvezza – dall’alto, ma una profonda trasformazione in chiave tecnica della società, spesso dell’uomo stesso, del quale invade il corpo; la figura dello scienziato lascia il posto a un canone di personaggi ai margini, immersi nei bassifondi, nuovi pirati che navigano nel mare della tecnologia, la assorbono, la reinventano, la dominano.

Come scrisse Bruce Sterling nella celebre introduzione all’antologia “Mirrorshades”, qui inclusa, la tecnologia “diventa habitat, nuova natura. […] Pervade l’essere umano che introietta e ne viene introiettato in un rapporto di mutuo scambio”. Ed è sempre Sterling a citare “The Third Wave” di Alvin Toffler: “[…] la rivoluzione tecnologica che sta cambiando la nostra società è basata non sulla gerarchia ma sulla decentralizzazione, non sulla rigidità ma sulla fluidità”.

Si analizza anche la figura dell’hacker, il nuovo anarchico, elemento centrale nella narrativa cyberpunk, si discute di autori che hanno avuto peso rilevante sul genere, come William Gibson, si approfondisce la genesi del pirataggio informatico (a partire dal rapporto sull’International Conference on the Alternative Use of Technology del 1989), ma anche le influenze che l’esperienza psichedelica anni ’60-’70 ha avuto sulla fantascienza del decennio successivo, affrontate nei preziosi interventi di Timothy Leary.

La New Wave rivoluzionò la fantascienza negli anni ’60, il cyberpunk ne ha confermato la portata come genere letterario sovversivo e dissidente, ricco di istanze controverse. La sci-fi anni ’80 in particolare diede voce agli ultimi, i rinnegati, nuovi antieroi e rivoluzionari.

L’antologia di Scelsi mette in luce tutte queste caratteristiche attraverso molteplici analisi e punti di vista, offrendo una panoramica interessante su cosa è stato il cyberpunk e quale ruolo ha avuto nel continuum letterario del genere fantascientifico.

[Recensione a cura di Elena Di Fazio apparsa originariamente sul sito di Studio83 – Cyberpunk. Antologia di scritti politici – Recensione di Studio83]

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