Edge of tomorrow – Senza domani – Recensione

È possibile realizzare un action-movie fantascientifico che sia al tempo stesso un blockbuster e un buon film per un pubblico pensante? Il dubbio ci ha assalito spesso, negli anni, ma “Edge of tomorrow” ha ribadito che sì, è possibile.

Era il 2010 quando la Warner Bros acquisì i diritti per adattare su pellicola il light-novel giapponese “All you need is kill”, il cui illustratore, Yoshitoshi ABe, è noto agli appassionati come character designer di un’altra interessante serie sci-fi di fine anni Novanta, “serial experiments lain”. “All you need is kill” racconta della guerra contro i Mimics, alieni invasori con la capacità di tornare indietro nel tempo una volta uccisi, che li rende invincibili, perché combattono sapendo già cosa accadrà. Il protagonista, Keiji, viene contaminato dal sangue dei Mimic e acquisisce lo stesso talento.

La Warner decise di riproporre il plot con diversi protagonisti e ambientazione; la sceneggiatura passò per svariate mani e fu più volte riscritta, finché non si pervenne a una versione definitiva. La regia fu affidata a Doug Liman e vennero scelti i due protagonisti: Tom Cruise e Emily Blunt.

La trama ripropone quella del light-novel: il protagonista in questo caso è William Cage, ex pubblicitario che, allo scoppio della guerra contro i Mimic, è stato arruolato nell’Esercito col grado di Maggiore per occuparsi della propaganda relativa all’arruolamento in fanteria. Cage ha usato come testimonial la star del momento, la soldatessa Rita Vrataski (Emily Blunt), chiamata “l’angelo di Verdun” a causa della schiacciante vittoria contro i Mimic riportata in quell’occasione. Il fronte caldo della guerra è l’Europa, in particolare le coste atlantiche francesi, dove Cage viene incaricato di girare filmati nel bel mezzo della battaglia. Terrorizzato all’idea di scendere sul campo, il Maggiore si rifiuta: viene così declassato a soldato semplice, spedito in fanteria e obbligato a combattere indossando l’esoscheletro da battaglia d’ordinanza. Durante il suo primo combattimento, Cage viene contaminato dal sangue di un Mimic e acquisisce la capacità di tornare indietro nel tempo di ventiquattr’ore ogni volta che muore.

La prima idea vincente del film è proprio l’inconsueta ambientazione europea, quasi esotica in un blockbuster di questo genere, che nei luoghi e nei panorami richiama moltissimi eventi e battaglie della Prima e della Seconda guerra mondiale. Una trovata di classe, che dà all’opera un tocco più elegante, dimostrando di rivolgersi a un pubblico che ama l’azione e gli effetti speciali, ma dotato di un cervello e di un orizzonte culturale più ampio (di solito i film di questo tipo sembrano pensati per un pubblico di scimmie arboricole, motivo per cui spesso risultano inguardabili).

C’è poi una sceneggiatura di ottima fattura, che mantiene le strutture e le caratteristiche dell’action-movie senza mai scadere nell’idiozia. “Edge of tomorrow” è ricco di suspense ed è divertente, ma sempre con buon gusto.

Abbiamo infine Tom Cruise, attore che di solito non mi fa impazzire, ma che qui è davvero perfetto: riesce a rendere benissimo l’affettata codardia del protagonista, incarnando un antieroe vigliacco e arrogante. Emily Blunt l’avevo già apprezzata in altre occasioni (tra cui “Il diavolo veste Prada”, nel quale si impose all’attenzione del pubblico mettendo in ombra la protagonista Anne Hathaway) e si conferma una brava attrice; gestisce benissimo il personaggio di Rita Vrataski per tutto ciò che riguarda la recitazione, ma le manca il physique du rôle per essere credibile: risulta davvero impossibile credere che un simile donnino pelle e ossa possa anche solo indossare l’esoscheletro senza morire fratturata, figuriamoci diventare una soldatessa spaccaculi che fa fuori alieni giganti a calci.

blunt

“Edge of tomorrow”, insomma, è una piacevole sorpresa che lascia davvero soddisfatti. L’ultima esperienza di un mix tra immaginario fumettistico giapponese e cinema d’azione americano era stata “Pacific Rim”, comunque gradevole, ma in questo caso c’è un ulteriore salto di qualità. Si spera che in futuro ci saranno nuove contaminazioni tra questi due orizzonti, che evidentemente nel fondersi riescono a tirare fuori il meglio dell’una e dell’altra parte.

 

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