Desolation Road – Recensione

La settimana scorsa ho nominato le Edizioni Zona 42. Eccoli qui. Applausi.

 

Ian McDonald, premiatissimo autore di fantascienza (più volte candidato al Premio Hugo, vincitore di quest’ultimo trofeo nella sezione “Racconti” – anno 2006 – e del Premio Philip K. Dick anni prima), conosciuto soprattutto per il monumentale “Il fiume degli dei” (2004), esordì nel lontano 1988 con un romanzo, intitolato “Desolation Road” e inedito in Italia fino alla primavera di quest’anno: è stata infatti la giovane e interessantissima casa editrice Zona 42 ad acquisirne i diritti e pubblicarlo nella nostra lingua, anche in e-book (formato in cui l’ho letto).

Inizio col lodare l’editore per l’ottimo lavoro: sia per averci permesso di leggere l’opera, sia per la bellissima traduzione e l’e-book. (Quest’ultimo, se posso dire la mia, ha un prezzo un po’ alto per essere una pubblicazione digitale, ma l’ho acquistato comunque per interesse verso il libro e la casa editrice).

La maggior parte delle recensioni e dei commenti su “Desolation Road” tirano in ballo due autori classici, Ray Bradbury e Gabriel Garcia Marquez, sottolineando – a ragion veduta – il curioso mix che ha fatto McDonald di stili che ricordano i due grandi scrittori: una fantascienza mescolata al realismo magico, scritta con uno stile evocativo, elegante; che ignora l’altro realismo, quello scientifico, e lo fa egregiamente, “vendendo” al lettore un’ambientazione marziana improbabile e bellissima.

Ian McDonald mette su un mondo un mattone alla volta, facendolo crescere assieme al numero dei personaggi, raccontandoci la loro storia e la loro evoluzione; tratta svariati temi, dalla genesi di una comunità alla religione, dal rapporto tra uomo e macchina alla maternità, dal misticismo agli orrori della società post-industriale. Ogni personaggio è un piccolo mondo che è bello scoprire a poco a poco, mentre – da un punto di vista più ampio – l’autore inserisce dubbi e interrogativi sull’uomo e sui micro (o macro) cosmi in cui vive.

Sull’altro piatto della bilancia abbiamo una lunghezza eccessiva, un mettere troppa carne al fuoco che a lungo andare si percepisce e pesa sulla lettura. Forse il risultato sarebbe stato diverso con un massiccio lavoro di riduzione che snellisse l’opera: per come è impostata, l’essere lunga quattrocento pagine la penalizza molto, a mio parere, appesantendola. È un peccato perché, con un maggiore senso del limite, il romanzo sarebbe stato davvero perfetto.

Resta una splendida lettura, almeno fino a un certo punto; poi si disperde un po’, ma non significa che non ne valga la pena. È quindi un romanzo che consiglio, soprattutto agli appassionati di fantascienza: ci mostra un aspetto ricco ed elegante di questo genere, un modo di fare sci-fi che personalmente adoro e che ha un grande valore letterario.

[Recensione di Elena Di Fazio apparsa anche sul sito di Studio83: Desolation Road – Recensione ]

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