Storia della tua vita di Ted Chiang – Recensione

Storia della tua vita” è il celeberrimo racconto di Ted Chiang, pubblicato a fine anni ’90 e diventato famoso dopo l’uscita del film “Arrival“.

La pellicola ha suscitato orgasmi nel popolo fantascientista, che si è catapultato a vederlo a recensirlo a commentarlo a spoilerarlo a rivederlo come se non ci fosse un domani. Tutti, tranne la stronza qui presente, che al momento di scrivere la recensione al racconto NON ha ancora visto il film.

La linguista Louise Banks viene contattata dal solito militare, accompagnato dal solito scienziato, per la solita missione: ci sono gli alieni, capiamoci qualcosa. Gli alieni invece sono piuttosto insoliti: miti, imperscutabili, sono tra noi per dare un’occhiata e fanno quel che fanno per motivi che a loro non pare così importante avere.

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Esecuzioni a distanza – Recensione

Se leggessimo solo libri di fantascienza e di meraviglie del futuro, ci perderemmo le meraviglie del presente. Vale anche per gli orrori. La guerra a distanza dei droni è un po’ di tutto questo: meraviglia, orrore, presente e futuro, talmente contemporanea da sembrare domani.

Il libricino “Esecuzioni a distanza” è un Adelphi che tratta appunto di guerra a distanza, sotto due diverse angolazioni:

  • la guerra dei cecchini o tiratori scelti, nel primo racconto;
  • la guerra dei piloti di droni nel secondo.

Trovo questo libro difficile da definire: mi ha molto colpita, ma forse non per suo merito, e lo valuto comunque in modo negativo.

Cose positive. Copertina, in primo luogo, azzeccata e foriera di riflessioni e sfumature (tragicamente assenti nel testo).
Ho apprezzato il secondo pezzo, “Predatori” (Predator è il nome dell’attuale modello di drone usato dagli USa in guerra e non): una quantità di informazioni sulle guerre dei droni, sulle implicazioni pratiche, etiche e morali vissute dai piloti, sull’organizzazione e le logistiche, che non avevo trovato altrove.

Tanti baci da Barack!
Tanti baci da Barack!

Direi che, proprio e solo grazie alle informazioni presentate, qui un fantascientista ci sguazza come un dodo nello stagno.

Però è tutto qui. Quello che manca, e che “altrove” invece ho più meno sempre trovato meglio di qui, è una qualità minima dello stile e una impostazione critica di base. Anche la traduzione scricchiola vistosamente, come nel caso del terribile “vado nella stanza di conversazione”.
Ecco.

Il difetto principale di EAS è che è scritto male e mal pensato. Lo stile, l’impostazione del discorso, la struttura, il modo in cui organizza i dati delle storie e mette insieme le cose per una resa omogenea… nulla è un gran che.

Sarò abituata forse troppo bene, da lettrice assidua di formidabili reportage di Internazionale e occasionale consultatrice di approfondimenti Limes?
Forse sì.

Non dimentichiamo però che lavoro come editor free lance e mi trovo tra le mani almeno cinque testi al mese, spesso al loro stato iniziale e bisognosi di cure come può esserlo un progetto architettonico disegnato da un dodicenne.

Questi scritti di Langewiesche non mi hanno convinta: ho fatto fatica a seguirli, non ho sempre capito chi fosse a dire cosa, né se stessi leggendo un reportage, o un testo romanzato, o un articolo predizionale, o un pezzo di “new journalism”.

Non sono riuscita a capire l’opinione, la visione di Langewiesche, o se ne ha una. Non si capisce quale sia l’ottica nella quale racconta e cosa vorrebbe suggerirci,. Tutte cose che devono essere chiare e sono indispensabili in un pezzo di attualità che voglia confrontarsi a carte scoperte con il lettore. A volte non capivo proprio dove si andava a parare: un attimo ci troviamo in un bozzetto realistico redneck americano, un attimo dopo in una biopic, poi il dilemma del cecchino, poi il generale che snocciola numeri…  In così poche pagine, è come trovarsi al volante in una zona sconosciuta seguendo il navigatore, e accorgersi poi che sta flippando anche lui.

Insomma, in sostanza consiglio la lettura di “Esecuzioni a distanza” per i dettagli che porta all’attenzione, e per qualche notizia interessante che resta impressa, dato l’argomento e la novità della cosa. Per tutto il resto, è un “anche no”.

droni-guerra
Presa da: http://www.nodalmolin.it

Arrival – Recensione

Dodici navi aliene dalla curiosa forma atterrano in diversi punti del globo. Uno dei siti di atterraggio è nel Montana, dove viene condotta – insieme a un celebre astrofisico – la linguista Louise Banks, al fine di tradurre il linguaggio degli alieni (chiamati eptapodi) e comunicare con loro. Man mano che impara a comprendere gli strani logogrammi che gli alieni proiettano per comunicare, Louise inizia a percepire qualcosa che non aveva immaginato.

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Fantaletture autunnali

Pace, prosperità e che la Forza sia con il vostro spirito, miei ventiquattro fantalettori! Ci apprestiamo al passaggio all’inverno, e io sono ancora in tempo per un report delle mie letture fantascientifiche autunnali.

Per il momento parlo di racconti Delos, che sono una garanzia. Ho poi scaricato e letto diversi titoli di altre case editrici (Future Fiction e Zona42) che finiranno in un prossimo resoconto o avranno recensioni a sé.

In questi tre mesi ho letto:

Immersione

Aliette De Bodard, Delos

Un racconto dallo stile elegante e dalla resa suggestiva, dove la relazione non facile tra culture viene interpretata in modo leggiadro e drammatico insieme. Si vede chiaramente che De Bodard sa di cosa parla, questo argomento la tocca e che ha rielaborato in modo incredibilmente creativo e fruttuoso l’enorme difficoltà dell’esule, del migrante, del diverso, da una prospettiva di “integrazione” che non sempre è equa verso entrambe le parti in causa.

Per questi suoi punti di forza, il racconto avrebbe meritato un po’ di spazio in più, proprio come nel caso di “Preghiere di fucine e fornaci”.

Anche leggere e capire De Bodard necessita di un’immersione, e ho trovato frustrante il fatto che appena si inizia a respirare nel suo liquido finisce tutto.

Fratello della nave

Aliette De Bodard, Delos

Anche qui: troppo poco spazio per un racconto comunque tra i migliori letti quest’anno. Le relazioni familiari, la maternità, la gelosia tra fratello e sorella; e insieme il difficile rapporto tra vecchio e nuovo: tra la tradizione, spesso ingiusta e a volte violenta, e il nuovo, magari un po’ confuso, ma portatore di istanze nuovamente umane e ancora sincermente empatiche, per davvero.
E sarebbe quasi un’ingustizia verso la bellezza di tutto questo, se lo raccontassi basandomi sulla trama in sé: il percorso di consapevolezza familiare del fratello umano di un’astronave, raccontato dalla loro madre.

Il racconto fa parte di un corpus più ampio, ed è lo spin-off di un romanzo. La cosa però non pesa assolutamente, se non altro perché è faticoso da capire proprio come tutti gli altri racconti, anche quelli a sé. E questo a causa della scrittura molto condensata di De Bodard, che come ho detto sfida il lettore a immergersi nel suo mondo per poi finire senza permettergli di nuotare oltre.

Qualcuno dica a De Bodard che il detto wildiano del piacere perfetto che deve lasciarti ancora insoddisfatto è solo un detto. Non vale per tutti, io non voglio alzarmi da tavola insoddisfatta, voglio strafogarmi, sennò che vivo a fare.

Rinascita

Ken Liu, Delos

Ken Liu è meno criptico di De Bodard, e in un racconto lungo concede respiro e molti elementi in più per potersi godere il suo mondo. Godere per modo di dire, perché siamo comunque in una distopia dove il famigerato multiculturalismo avviene tra umani ed extraterrestri, tra invasi e invasori; tra una memoria apparentemente cancellabile, ma in realtà inscritta nelle tremule carni, e un popolo di alieni brutali e smemorini, di predicati viventi, la cui cura è peggiore del male e la cui consolazione incredibilmente violenta.

Anche qui: un racconto con dei contenuti, delle suggestioni, dei significati simili non potrebbe essere stato scritto da una persona nata e vissuta comoda. Solo chi percorre faticosamente il ponte dell’incontro tra culture diverse, solo chi è lacerato può lacerare in questo modo.
Non che la fiction e la bravura a volte non facciano miracoli, solo che è molto più difficile che accada senza un sostrato di esperienza vissuta.

Tra parentesi: “Rinascita” mi ha ricordato tantissimo “Sposa di guerra” di Rick Wilber, racconto contenuto nell’eccezionale antologia “Alien Sex”. Curato nel 1990 da Ellen Datlow e pubblicato nel 2003 da Mondadori con traduzione di Nicoletta Vallorani, questo apparente fantasex con la solita aliena tettona in copertina è in realtà una delle più interessanti antologie SF che trattano temi allora attuali, oggi urgenti: la disparità di genere, la dominazione, lo stupro, la difficile relazione e i possibili, dolorosi percorsi da costruire e percorrere.Consiglio a tutti di trovarlo e leggerlo, ci sono racconti che lasciano il segno.

Zinne ne abbiamo?
Zinne ne abbiamo?

Il testo di Ken Liu fa lo stesso affrontando le disparità culturali e da figlio di questi tempi, nei quali alla narrazione si intreccia la rielaborazione emotiva.

Come nascono i bambini

Nancy Kress, Delos

Kress fa una bella operazione di approfondimento, che io amo chiamare “letteratura delle implicazioni”.

Cosa implica la clonazione, sulle persone che se ne servono? E che impatto ha su quelle che la subiscono? E chi è che subisce una clonazione? Cosa succede in una famiglia, in una bambina, quando si entra in contatto con le conseguenze di grandi mutamenti tecnologici, ai quali siamo emotivamente, persino intellettualmente impreparati?

Bello questo modo di lavorare, bello lo sviluppo, bello il racconto e la sua conclusione.

Trentasette centigradi

Lino Aldani, Delos

Il secondo racconto che leggo di Lino Aldani (il primo è stato “Arie di Roma andalusa”) contiene un’intuizione molto vicina a quello che sta succedendo oggi in Italia, dove uno Stato paternalista e ignorante vorrebbe imporci modi e metodi di cura, in un modoirritante almeno quanto lo sono gli ispettori assicurativi che ti misurano la febbre facendoti perdere l’autobus.

“Trentasette centigradi” è un buon racconto, con un italiano retro e un’ambientazione vintage che deliziano. Ma non mi ha entusiasmata e contiene a mio avviso un errore, o comunque un punto interrogativo abbastanza grande, nel finale. Quindi diciamo che a fronte di un’idea interessante e foriera di riflessione, l’intreccio pecca di plausibilità proprio a fronte della stessa idea di base.

SPOILER, per leggerlo seleziona il testo:
il racconto esce nel 1963. La vaccinazione antitetanica in quel periodo non è ancora obbligatoria, tuttavia il concetto di vaccinazione obbligatoria già c’è: (l’antidifterica è obbligatoria dal 1939 e dal 1938 lo è l’antitetanica per i militari), quindi mi riesce molto difficile pensare che in una situazione di “totalitarismo medico”, nella quale è obbligatorio persino misurarsi la febbre, non sia obbligatorio vaccinarsi per il tetano.

Per ora è tutto. Prossime fantaletture dopo Natale. Auguri! 🙂

 

Star Trek Beyond – Recensione

Dopo il blasfemo discutibile reboot di Star Trek del 2009 e il baraccone demenziale divertente ma stupido “Into Darkness” del 2013, l’arrivo del nuovo trailer di “Beyond” alcuni mesi fa aveva fatto precipitare nel baratro tutte le speranze che il nuovo corso di Star Trek sarebbe riuscito prima o poi, magari per sbaglio, a somigliare a Star Trek. Capisco che ai piani alti hollywoodiani pensino che per raggiungere il grande pubblico sia necessario trasformare le cose intelligenti in idiozie piene di tette e battutine; ma mi pare che Star Trek di fan ne abbia raccolti a milioni senza tutte queste minchiate, e sono convinta che si possa ampliare il bacino d’utenza senza obbligatoriamente mingere su cinquant’anni di tradizione televisiva e cinematografica.

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Il racconto dell’ancella – Recensione

“Il racconto dell’ancella” è uno dei romanzi di fantascienza sociale e fantascienza distopica più conosciuti anche al di fuori della cerchia dei lettori sf. Spesso citato tra i capisaldi della fantascienza femminista, utilizza i canoni del genere in modo soft al 100%: non contiene proiezioni tecnologiche (a parte un riferimento en passant alla fine del denaro contante e a primitive carte elettroniche perforate), soltanto sociali nel modo più puro, e anche più duro e angosciante.

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Nicoletta Vallorani: scrittura, fantascienza e città del futuro

Venerdì  18 novembre 2016, nuova trasferta del dodo a Senago.
Per i venerdì con l’autore organizzati dalla biblioteca (il primo con Alan D. Altieri e le guerre del futuro), un venerdì con l’autrice: Nicoletta Vallorani, scrittrice e docente universitaria, con il contrappunto del suo dottorando Daniele Croci, ha raccontato a un pubblico piuttosto attento la sua esperienza di scrittura attraverso vari generi letterari.

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