Il nastro di Sanchez – Recensione

Marco è un laureato nei suoi mid-twenties, cerca lavoro e nel frattempo sbarca il lunario dando ripetizioni e facendo il dog sitter. La sua vita è un disastro: ha appena rotto con la fidanzata, la padrona di casa vuole sfrattarlo e si trova a scontrarsi con personaggi decisamente irritanti.

“Il nastro di Sanchez”, Giovanna Repetto, Delos Digital 2016

Halcon vive sul pianeta Tequiero, istruito dallo zio Mentore. Gli abitanti di Tequiero hanno le ali e possono librarsi in volo sugli incredibili paesaggi del pianeta: ma l’apparente paradiso nasconde un segreto. Cosa lega le vite di Marco e Halcon?
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I mondi di Ursula K. Le Guin: cinque parole chiave / (per Andromeda – rivista di Fantascienza)

Questo post a firma Elena Di Fazio è stato pubblicato su Andromeda – Rivista di Fantascienza, per la rubrica mensile “La fantascienza delle donne” curata da noi, il dodo.
Post originale qui: I mondi di Ursula K. Le Guin: cinque parole chiave

La fantascienza delle donneLo scorso 22 gennaio è scomparsa, all’età di ottantotto anni, Ursula K. Le Guin. Un’autrice che ha lasciato, nella storia della letteratura fantascientifica, un’impronta indelebile. Che ha dato lustro e vigore alla cosiddetta “soft sci-fi”, portando l’antropologia, la sociologia, la psicologia nel genere. Che ha abbattuto le barriere letterarie spaziando tra i confini del fantastico in senso più ampio. Che ha parlato di ambientalismo, anarchia, identità di genere, influenzando autori e autrici che sarebbero venuti dopo di lei.

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La sua storia e la sua bibliografia sono ampie per trattarle in un solo articolo: andiamo quindi a ricordare Ursula K. Le Guin attraverso cinque parole chiave che ci schiudono, pur senza pretesa di esaustività, i suoi mondi.

Hopi Corn Dance“Hopi corn dance”, Tonita Peña

  1. LINGUAGGIO

Il linguaggio è una tematica importantissima nella narrativa di Le Guin: l’autrice creò vere utopie linguistiche, attraverso le quali parlò di lingua scritta e orale, percezione del mondo e dell’identità di genere, gerarchie, poesia, musica. Al suo romanzo “Sempre la valle” (Always coming home, 1986) accompagnò non solo un glossario e un dizionario dell’immaginaria lingua Kesh, ma anche un’audiocassetta che conteneva canti e poesie del popolo di cui aveva narrato.

My_World_is_not_Flat,_2011_by_M._Bagshaw“My world is not flat”, Margarete Bagshaw

  1. CALIFORNIA

E, più nello specifico, la California degli anni ’50 e ’60: un luogo di impressionante fermento artistico, culturale, rivoluzionario, che influenzò la formazione di Le Guin e le diede ampie chiavi di lettura del mondo. Frequentò la Berkeley High School insieme a Philip K. Dick (sebbene i due non si conoscessero), trascorse le sue estati in una fattoria chiamata “Kishamish” nella Napa Valley, tra colline e vigneti, ma soprattutto nel mezzo delle stimolanti frequentazioni dei suoi genitori: scrittori, poeti, scienziati, nativi americani… un contesto culturale che avrebbe caratterizzato l’identità della sua narrativa.

Flyingheadacorn“Flying head terrified of woman cooking and eating acorn”, David Cusick

  1. FEMMINISMO

Ruoli di genere, disparità sociali, maternità, patriarcato: sono temi centrali in quello che forse è il romanzo più importante di Le Guin, “La mano sinistra delle tenebre” (The left hand of darkness, 1969). Come sarebbe una società di ermafroditi, in cui i ruoli riproduttivi siano perfettamente interscambiabili? Da questa domanda parte un incredibile lavoro di world-building e una lunga riflessione sulla parità di genere, di cui la fantascienza diventa un campo d’indagine e di sperimentazione.

Blackhawk-spiritbeing“Dream or vision of himself changed to a destroyer and riding a buffalo eagle”, Black Hawk

  1. PACIFISMO

Antimilitarista e antimperialista, Ursula K. Le Guin trattò spesso questi argomenti attraverso i suoi romanzi. La sopraffazione, il valore della non-violenza e soprattutto della comunicazione sono elementi fondamentali nelle sue opere, così come la sperimentazione e l’analisi dell’utopia anarchica di un altro suo masterpiece, “I reietti dell’altro pianeta” (The dispossessed, 1974), storia di due pianeti gemelli e opposti: il feroce e capitalista Urras, l’anarchico Anarres.

At_the_Sand_Creek_Massacre,_1874-1875“The Sand Creek massacre”, Howling Wolf

  1. AMBIENTALISMO

La controcultura anni ‘60 e l’interesse di Le Guin per la storia dei nativi americani influenzarono l’etica ambientalista che emerge dai suoi romanzi, in cui guerra e imperialismo passano anche per le devastazioni ambientali. Le Guin è stata definita “ecofemminista”, laddove rimarca una cultura di prevaricazione storicamente maschile e gerarchica; e racconta di civiltà legate alla terra, in cui la parità sociale tra i generi si accompagna a profondo rispetto e simbiosi verso la natura.

“Credere che la narrativa realistica sia per definizione superiore alla narrativa dell’immaginazione è come pensare che l’imitazione sia superiore all’invenzione.”

Ursula Kroeber Le Guin, 1929-2018

“Le Visionarie” @ Book Pride – 25 marzo 2018 – Report e commento

Domenica 25 marzo il dodo era a spasso al Book Pride, la fiera milanese dell’editoria indipendente.  Ne ho scritto un resoconto piuttosto sbilanciato sull’entusiastico, qui: Studio83 a Book Pride: ecco com’è andata!

Oggi compilo un altro resoconto, che all’entusiasmo per la validità del libro presentato unisce un po’ di sofferenza, per alcuni modi e definizioni con le quali faccio fatica a integrarmi.

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Intervista a Leggere Distopico – Leggere fantascienza oggi

Venerdì scorso abbiamo pubblicato sul blog della nostra agenzia di servizi letterari Studio83 un’intervista che abbiamo realizzato con lo staff di Leggere distopico: un gruppo di lettori molto attivi e focalizzati sul (sotto?)genere fantascientifico della distopia.

Grazie alle loro risposte molto preparate e assolutamente non banali, abbiamo ricavato praticamente un pezzo sullo stato della distopia oggi: come è letta, come viene percepita e come è interpretata dai lettori e dalle lettrici attuali.

Sulla distopia si può ragionare con diverse chiavi di lettura.

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Annientamento – Recensione (film)

L’estate scorsa abbiamo recensito il libro di Jeff VanderMeer, un’opera breve, intensa e disturbante che trasporre sul grande schermo sarebbe stato tutt’altro che facile.

Questo perché il testo poggia sull’io narrante della protagonista, sul non detto, su suggestioni appena accennate, e non c’è un intreccio vero e proprio: tant’è che l’incantesimo regge, a dodo parere, solo grazie alla brevità.

Per questo motivo, lo scrittore/sceneggiatore/regista Alex Garland ha dovuto costruire praticamente una storia ex novo, mantenendo solo gli elementi di base e inserendoci tutto ciò che era necessario per sviluppare un film di due ore con un senso.

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“Frankenstein” di Mary Shelley: oggi sono 200 anni!

Esattamente l’11 marzo del 1818, uno strano libro appariva nelle vetrine delle librerie londinesi: si trattava di “Frankenstein o il moderno Prometeo”, di autore anonimo, e conquistò presto l’attenzione, i discorsi e le recensioni del tempo. Quando venne alla luce che a scriverlo era stata Mary Wollstonecraft Shelley, ventenne protagonista di scandali e fughe, e moglie del poeta Percy Bysshe Shelley, il libro divenne un vero e proprio caso letterario destinato a far parlare di sé ancora a lungo.

“Frankenstein” è il pilastro di più generi letterari e Mary Shelley una vera e propria eroina romantica. In questi giorni ne abbiamo parlato in diversi post: eccoli!

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