Un discorso di incoraggiamento da parte di N.K. Jemisin

Il pep talk è un discorso fatto per motivare e incoraggiare chi ascolta. Per il NaNoWriMo, iniziativa online dedicata alla scrittura, molti autori e autrici hanno condiviso con i/le partecipanti alcune parole ed esperienze, per ispirare forza.

Quello che segue è il pep talk di Nora K. Jemisin, autrice di fantascienza considerata tra le migliori dell’ultima decade, e ci troverete una storia interessante.

Mettiamo le sue parole  nella “calza della Befana” di quest’anno: vi auguriamo un buon 2020 e tantissime belle stagioni di letture e scritture. Yak!

Jemisin a Barcelona nel 2017, foto di Jordi Cotrina

Dunque, storia vera:

In una fredda notte d’inverno, ho chiamato Kate Elliott, mia amica e mentoressa. Balbettando, ho ammesso che avevo la disperata paura di aver scritto il peggior romanzo mai esistito. Era troppo strano, troppo sconclusionato, un enorme casino, ed ero praticamente certa di non possedere l’abilità letteraria di raccontare quella storia come aveva bisogno di essere raccontata. Insomma, ho dichiarato: avrei chiamato il nostro editore comune e avrei chiesto di rescindere il mio contratto.

Kate ha ascoltato con pazienza, e poi mi ha detto qualcosa che ora io dirò a te: ogni scrittore passa attraverso una cosa simile. Ogni. Scrittore.
È nell’ordine di ciò che facciamo: per creare un mondo, popolarlo e renderlo reale, dobbiamo credere che abbiamo qualcosa di straordinario nelle nostre mani. Dobbiamo credere di essere fantastici — almeno per un momento, almeno abbastanza per tentare questa cosa incredibilmente difficile.
Questo è il punto più alto del processo creativo.

Però è difficile mantenere questa convinzione, quando passi sotto la macina che è la messa in pratica dell’idea. Il vigore crolla. E a un certo punto, verso la metà, avrai necessariamente una battuta d’arresto, riguarderai quello che hai scritto — e sarà un disastro, i romanzi in corso sono sempre un disastro, la creatività è questo, ed è a questo che serve la revisione — e farai un salto all’indietro, con orrore.
Questo è il nadir, il punto più basso dell’eccitazione che hai provato quando hai iniziato il romanzo. Questo è l’opposto del momento di stupore che ti ha spinto a iniziare il NaNoWriMo.
Questo è l’Abisso del Dubbio.

Raggiunto questo punto, ti si prospetta una scelta: puoi buttarti nell’abisso, abbandonare il tuo romanzo e sguazzare nel pensiero di quanto fai schifo.
Oppure puoi allontanarti dal bordo del burrone.
Farlo sarà difficile, perché hai già in moto il tipo sbagliato di slancio. Dovrai invertire i motori e bruciare un po ‘di carburante in più per contrastare l’inerzia. Dovrai risalire verso la vetta, o almeno raggiungere un’altezza sicura. Potresti metterci un po’ di tempo in più, ma va bene. Meglio tardi che mai.

E se può aiutarti, ricorda: è questo ciò che ti rende uno scrittore o una scrittrice. Sì, questo. Il male allo stomaco, la prostrazione, la ferma convinzione di essere La Peggiore e che tuo romanzo è Il Peggiore e che fa tutto schifo. È così che a volte si sentono scrittori e scrittrici. (È così che a volte si sentono tutti.) Ma scrittori e scrittrici non permettono che questa sensazione li travolga.

Com’è finito il mio incontro con l’Abisso del Dubbio?
Kate mi ha convinta a non abbandonare la scrittura del romanzo — davvero, ho detto che l’avrei cancellato, avrei bruciato il PC e hackerato Dropbox per assicurarmi che non ci fossero backup — prima di parlarne con il mio editore.

Saggia Kate: questa decisione mi ha imposto un paio di giorni di attesa, per pensarci e calmarmi. E quando ho raccontato la mia fiaba di dolore al mio editore, la sua risposta è stata: Ah, sì, succede. Prenditi una pausa e pensaci su, poi ne riparliamo.

L’ho fatto. Mi sono sentita meglio. E poi ho finito il romanzo. (La quinta stagione, pubblicato nell’agosto 2015.) Oggi come oggi, penso che sia la cosa migliore che abbia mai scritto.

Quindi. C’è l’abisso che sbadiglia davanti a te. C’è il bordo del burrone, sotto i tuoi piedi. Se hai raggiunto questo punto, significa che sei una vera scrittrice/un vero scrittore, indipendentemente da ciò che decidi: congratulazioni per questo traguardo.

E ora, vorresti continuare a essere un vero scrittore/una vera scrittrice?

Allora girati e torna al lavoro.

Jemisin ritira il Premio Hugo nel 2018. E il suo discorso è un’altra roba forte.

Articolo orginale qui: NaNoWriMo – Pep talk from N. K. Jemisin

Buon Anno e buoni abissi!

 

#25novembre – Ancora sul femminicidio…

Parlando di genere, di violenza e di narrazioni, in questi ultimi anni ci sono stati molti cambiamenti, sia nella mentalità generale, sia nei discorsi mainstream, sia (conseguentemente) nella fantascienza.

Ci piace ricordare, in questo giorno dedicato alla consapevolezza e alla lotta contro la violenza sulle donne da parte degli uomini, che all’interno del fandom siamo state tra le prime ad aprire la questione delle narrazioni di genere, e a ricollegarci esplicitamente al femminismo contemporaneo e ai temi di genere più scottanti, occupandoci in particolare di una parola: “femminicidio”.

Qualcuno sostiene che la fantascienza non deve essere politica, che non deve occuparsi di attualità.
Noi la pensiamo diversamente.

Ecco il primo post che pubblicammo in merito: La fantascienza delle donne italiane, il femminicidio e altre amenità.

#nonunadimeno #femminicidio #niunamenos #italianscifi #fantascienzafemminista #fantascienzadelledonne

Corpo cammina con me – Incontro alla Libreria “Il Covo della ladra” per #tempodidonne

[A cura di Giulia Abbate]

Questa mattina sono stata a una presentazione interessante: “Corpo cammina con me – Manipolazioni, trasmutazioni e fantascienze”, con Nicoletta Vallorani, Caterina Mortillaro e Alberto Grandi, condotto da Mariana Marenghi, presso la libreria di quest’ultima: il “Covo della Ladra di libri”, un luogo relativamente nuovo, ma già conosciuto e direi ormai imprescindibile per chi ami leggere e conversare di letture qui a Milano.

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La fantascienza delle donne a Stranimondi2017 – Donne al (tele)comando & more

Il 14 e 15 ottobre 2017 a Milano si è tenuta Stranimondi – convention del libro fantastico, che ha visto la sua terza edizione e che in soli tre anni di vita si è imposta come un appuntamento importante per il fantastico e soprattutto per la fantascienza italiana.

In una cornice abbastanza raccolta, si trova un’offerta culturale ampia e profonda per lettori e appassionati. E gli adetti ai lavori (editori e autori in primis) possono ritrovarsi e rendersi conto dello stato di salute della fantascienza italiana: delle urgenze, dei temi “caldi”, dei problemi che ci sono e che vanno sollevati, delle novità assolute, degli anche no da riconsiderare, e così via.

Uno dei temi presidiati quasi da subito a Stranimondi è stato quello della fantascienza delle donne. Nel settore storicamente maschilista della letteratura fantascientifca, Stranimondi ha affrontato in vari modi la questione relativa a questa etichetta, varia e forse anche sommaria.

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Italcon 2019 – Qualche riflessione / DODO’S DEATH NOTES

Ed eccoci al momento annunciato: più o meno due mesi dopo la Italcon, più o meno un mese dopo la pubblicazione del nostro report a tema…  aggiungiamo ora qualche considerazione “scomoda” sull’assemblea fantascientista più criticata nei peggiori bar di Facebook. Ovvero, le nostre Dodo’s Death Notes, opinioni fuori dai denti su quello che funziona e su quello che funziona meno.

Fantascienza
artwork by Giovanna Gorla

Il tutto, però, sempre in un’ottica costruttiva.

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L’utopia dell’allunaggio

Ricorre in questi giorni l’anniversario della missione sulla Luna e dell’allunaggio, ovvero della prima discesa (salita?) umana sul suolo lunare.

Gli esseri umani sono atterrati sulla Luna il 20 luglio 1969, all’apice di una gara spaziale tra URSS e Stati Uniti d’America, ispirata dalla guerra fredda.

Il primo astronauta a camminare sulla superficie lunare fu Neil Armstrong, comandante dell’Apollo 11. L’ultimo fu Eugene Cernan, che durante la missione Apollo 17 camminò sulla Luna il 14 dicembre 1972.

Da Wikipedia

La luna, però, non era certo suolo inesplorato: prima degli astronauti, prima delle sonde pioniere, prima dei progetti spaziali, sulla luna c’era già arrivata la nostra fantasia, spesso intessuta di desideri.

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